Il lato positivo

Mi sei sempre piaciuto. Fin da bambina. Sognavo di intrattenermi con te, accarezzare le tue mani, sorriderti e correre insieme felici. Quando, da ragazzina, ci siamo frequentati per un po’, io non avevo idea di quello che stessi facendo. Ora capisco che, goffamente, tentavo di fare ciò che non avrei mai potuto imparare da sola. Avevo bisogno di una guida, di essere più consapevole e presente.

Ci siamo ritrovati da grandi, io avevo 35 anni e tu…quell’età indefinita, secoli di saggezza e un temperamento moderno. Abbiamo iniziato un bellissimo cammino insieme, ero entusiasta, quei piccoli passi che facevamo insieme mi riempivano di gioia. Non vedevo l’ora di presentarti agli amici, passare serate spensierate insieme, di quelle in cui il vino non finisce mai e c’è tanta voglia di cantare. Quando finalmente mi sono sentita pronta a presentarti, non è stato il trionfo che speravo: io ero impacciata e tu non mi aiutavi, siamo rimasti lì, in un angolo, mentre gli altri chiacchieravano allegramente. Non ci siamo fusi all’atmosfera, siamo rimasti distaccati, io e te, guardandoci con un misto di disagio e imbarazzo.

Ci siamo poi impegnati, ah se ci siamo impegnati a far funzionare le cose! Le notti passate cercando di capirci, di diventare una cosa sola, con dedizione e pazienza, ma a quanto pare non è stato sufficiente. Le nostre uscite in società erano altalenanti, a volte andava bene, altre volte era un disastro. Troppa ansia, troppo desiderio di piacere, di essere accettati. È subentrata poi la monotonia e siamo rimasti lì, insieme ma come due freddi soprammobili che si guardano da lontano senza mai toccarsi. Ti scrutavo con amarezza, ci avevo sperato così tanto. Ogni tanto provavo a riavvicinarmi, ma era sempre più difficile. Durante i lockdown, abbiamo tentato di stare insieme in modo diverso, più personale e consapevole, senza il bisogno di mostrarci agli altri. Il tempo che avevamo a disposizione ci ha fatto bene: sembrava che ci capissimo finalmente, che le cose potessero funzionare. Ma poi la vita reale è tornata e con lei gli impegni, le incombenze che ci hanno tolto il nostro tempo.

Non ho mai pensato di tradirti. Mai. Ma dopo dieci anni mi sono sentita davvero stanca di provarci e riprovarci senza risultati. È capitato per caso, senza cercarlo, come capita sempre, no?

È arrivato come un tornado, lui, con la sua gioia travolgente e un sorriso instancabile. Stare insieme è stato semplice e naturale: uno sguardo e ci si capisce, nessun malinteso, una sintonia commovente. Da soli o in compagnia, è in grado di strappare un sorriso a tutti con la sua presenza fragorosa, simpatica e allegra. A volte non è vero che bisogna insistere con ciò che non riusciamo a fare: sapere quando è il momento di lasciare andare è altrettanto importante. Incaponirsi a volte non serve, e non ha nulla a che fare con la costanza. Ho capito subito che mi ero illusa per tutta la vita che tu potessi essere il mio grande amore, ti ho idealizzato fin da bambina. Tu rimarrai sempre speciale ma non più per me. Quando capiterà, ti ascolterò sempre rapita, ma ora ho la mia gioia, il mio vero amore, ed è con lui che rimarrò.

È così: tradendo quello che credevo fosse il mio grande amore, ho trovato il vero amore. Facendomi passare i sensi di colpa per averti allontanato dalla mia vita, ora posso godermi la gioia!

Sto parlando di uomini? Questa volta no!

Fin da bambina adoravo idealmente il pianoforte: avevo una pianolina che strimpellavo senza cognizione di causa. Mi è sempre rimasta l’amarezza di non aver frequentato lezioni di pianoforte, quindi all’età di 35 anni ho iniziato un bel percorso con una meravigliosa insegnante! Imparare a suonare il piano da grande non è semplice: serve tempo, tanto tempo, e dedizione. Ero motivata, ma non bastava. Ho fatto alcuni saggi, insieme ai bambini di dieci anni! Uno disastroso, gli altri così così. Mi tremavano le mani, non vedevo i tasti ma una distesa bianca, la mente annebbiata. Io sognavo le cene a casa con me che suonavo e gli amici che cantavano, ma questo non è mai successo, non ero in grado di fare ciò che volevo. E poi è arrivato lui, per caso. Mia nipote Giulia, laureata in contrabbasso, sta seguendo un corso di ukulele. L’ho vista felice, con in mano quello strumentino simpatico, piena di luce e gioia. Mi sono sentita subito attratta e ho chiesto: “come funziona quel coso?”

Mi sono ordinata un ukulele (rosso, in tinta con casa mia), iniziato a seguire tutorial su youtube ancora prima che arrivasse. Ed è scoppiato l’amore: dopo neanche tre mesi che strimpello, ho un bel repertorio di canzoni, gli amici che vengono a cena adorano cantare mentre torturo le corde, rallegro il residence dove vivo (lo giuro, i vicini hanno detto che non disturbo!) e mi sento felice. Incredula per riuscire a ottenere così tanti risultati in poco tempo, lo suono e mi viene da ridere! Avevo solo bisogno di questo: uno strumento musicale con cui divertirmi e rilassarmi. Con il piano ero sempre rigida, con l’ukulele sono piena di gioia. Mi è costata fatica accantonare il piano: provo sensi di colpa verso l’oggetto e verso me stessa, perché non ho saputo imparare a suonarlo come si deve. Ma sono sentimenti negativi. Non tutto può andare bene, non possiamo essere capaci di fare tutto e a volte lasciare andare è la cosa migliore (e anche la più difficile). Bisogna trovare il lato positivo anche nelle sconfitte. Dopo questa lunga avventura durata praticamente tutti i miei 46 anni, ho trovato il vero amore. Non è forse il miglior lato positivo?

La musica cura l’anima e rende sereni.

Io che tento di suonare il piano durante un saggio-Frustrante! E poi…la gioia!!!

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