“Riportando tutto a casa”

20191024_150059Ognuno deve sentirsi libero di andare al cimitero come, quando e se vuole.

In un giorno di pioggia, in un giorno di sole, ad agosto come a novembre.

Ieri sono passata per caso vicino a un cimitero dove è sepolto un amico, e ho sentito come l’urgenza di andare a “trovarlo”. Ero andata solo una volta prima di ieri.

Mi sono subito ricordata il luogo preciso della sua lapide, a terra, grande, con uno spazio vuoto di fianco e suo padre in quello più distante. Il Mauri è mancato prematuramente nel 2007, a 48 anni, dopo una vita sana, fatta di sport, bevute morigerate, tanta musica, tanta Irlanda e tanti mezzi sorrisi. Suo padre è mancato nel 2015: è sopravvissuto a suo figlio per ben 8 anni. La tomba vuota nel mezzo è per la mamma, ancora in vita, che ogni anno siede in prima fila al concerto e alle manifestazioni dell’associazione nata a nome del figlio. L’associazione promuove e dà la possibilità a chiunque di frequentare corsi di pallacanestro: in luoghi sperduti in mezzo alla Lomellina, dove sembra di abitare tra l’Oklahoma e l’Arkansas, cioè persi peggio di un diciottenne in auto senza navigatore, lo sport e le attività sono fondamentali.

Non so che significato abbia andare al cimitero. La persona non è lì, quindi è più come un dovere verso te stesso in vita, come un chiedere scusa per avere ancora la possibilità di respirare e di poter prendere un aereo e andare a vedere le verdi colline irlandesi. Per quello dico che ognuno deve essere libero di andare quando vuole al cimitero, una volta, mai, tutti i giorni, ma deve essere una cosa sentita, non un dovere imposto.

Il Mauri non guidava, quindi spesso sono andata a recuperarlo al suo paesino per portarlo ai concerti dei nostri amici o a piccoli eventi mondani che frequentavamo tutti insieme. Poi c’è stata una vacanza particolare, unica: San Patrizio, Irlanda, anno 2000.

Io abitavo a Londra, e mi sono accordata con una caro amico per fare questi 4/5 giorni in Irlanda con lui e altre persone, tra cui il Mauri, un improbabile pasticcere, e altri 3 uomini che non conoscevo o conoscevo poco.

Tanto per iniziare ho perso il volo d’andata: ero ritornata a Londra da poco dopo un’assenza di alcuni mesi e facevo festa tutte le sere (……..) quindi il volo delle 7  del mattino l’ho preso solo in sogno. Sono stata fortunata a trovare un posto sul successivo volo, nelle giornate prima di San Patrizio i voli sono super affollati. Abbiamo noleggiato un’auto a 8 posti, ribattezzata “cardinsòn”, dal dialetto lomellino “catennaccio” ovvero… un qualcosa di trash, vecchio e decrepito! Ho guidato anch’io il “Cardinsòn”, e vedere quei 5 uomini portati in giro da una allora Laura 24enne mi faceva sorridere.

Durante un giro della penisola di Dingle, ci siamo fermati in prossimità di un punto panoramico, vicino a un vecchio e romantico cimitero celtico, a fare foto e passeggiare. Fatalità, nel campo adiacente, un agricoltore stava aiutando una mucca a dare alla luce il suo vitellino. Siamo rimasti tutti incantati, congelati, commossi ad osservare il miracolo della vita che si compiva davanti ai nostri occhi. Il Mauri ha sdrammatizzato il tutto arrampicandosi su di un albero e chiedendo una foto!

Dingle allora era un villaggio di pescatori, assolutamente non commerciale. Abbiamo passato più giorni nel solito bed and breakfast, già collaudato dai miei amici. Sono poi tornata ancora due volte a soggiornare lì, e la bimba che nel 2000 cullavo dentro la culla mi ha aperto la porta dandomi la benvenuta.

L’ultima sera a Dingle, come da copione, ci siamo presi una sbronza colossale. Il Mauri ha bevuto forse tre birre piccole, grande sgarro per lui. Alla fine, dovevamo proprio uscire dall’ultimo pub aperto, perchè era in chiusura anche lui, e il Mauri si è attaccato a delle ringhiere di legno e mi ha chiesto di scattargli una foto, che si sarebbe intitolata: “Io voglio restare qui!”

Dopo quella volta, sono tornata a Dingle otto anni dopo, il Mauri era mancato da pochi mesi. Lui mi registrava cassette, si, cassette, con la sua musica, mi ha introdotta a Nick Drake, ai Modena City Ramblers, a Beth Orton e tanti altri. In una di queste cassette, l’ultima canzone è stata “Ninna Nanna” dei Modena City Ramblers. Me la diede in Italia, io sarei ripartita per Londra il giorno successivo. Ora non posso più ascoltare quella canzone senza piangere alla fine.

“E se per caso ti sei persa in qualche fredda terra straniera, ti mando una Ninna Nanna per sentirti più vicina.”

Ora è lui perso in una fredda terra straniere di cui nessuno di noi sa nulla. Ritornata a Dingle, ho scritto varie frasi, tra cui questa, su di un pezzo di carta, sono andata sulla scogliera di Dingle, e insieme al vento e ai gabbiani, ho affidato il mio pezzo di carta al cielo e al mare, alle fate, agli gnomi, sperando che là, in quella terra fredda e lontana, il Mauri potesse sentire che noi siamo qui e non l’abbiamo dimenticato.

 

-La foto “Io voglio restare qui” è ora sulla sua lapide.

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L’associazione è   “Amici del Mauri” a Mede, PV

……

“Riportando tutto a casa” è l’album dei Modena City Ramblers che include Ninna Nanna e tante, tantissime canzoni dal ritmo irlandese che inneggiano ad alzare una pinta e dimenticarsi di tutto il resto. Senza dimenticare però di portare a casa con noi un pezzo di Irlanda.

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