Camminare soli per poter camminare insieme

“È giusto sapere che i sentieri li tracciano le stelle. Ogni tanto una punta la sua matita sulla terra lontana e questa gira e si fa segnare. Poi gli uomini trovano i segni, dato che hanno andamento logico. Allora li seguono. È così che nascono i sentieri. Le stelle tremano alle notti gelide, alle calure dell’estate, nelle albe di primavera, sopra le foglie d’autunno. Per questo alcuni sentieri vanno a zig zag o a tornanti, o dritti. Le stelle si emozionano, tremano lontane, le loro dita di luce vagano qua e là sulla terra. Ogni tanto stanno ferme creando rettilinei. Ma succede raramente. Sui sentieri e nella vita, sono rari i tratti piani o dritti

“I misteri della montagna” Mauro Corona

Nell’ultimo anno, mi sono riappropriata di una passione che avevo lasciato lì latente: camminare in montagna.

Mi sono resa conto che non devo aspettare nessuno per fare le cose che mi piacciono.

La montagna è lì, pronta ad accogliere chi ha la sensibilità per apprezzarla, per passare una giornata circondata dal silenzio e incrociare magari solo poche persone.

Credevo di non farcela, di non avere fiato per la salita, di non avere resistenza, di… Ho avuto bisogno di mettermi alla prova, di testare i miei limiti, di vedere dove potevo arrivare da sola. Ho scoperto poi, che quella grande sfida che mi ero posta, era qualcosa che quasi chiunque faceva spesso, senza paura, anzi.

Mi è bastato poco per capire che non c’è spazio per la paura, ma solo per la gioia, lo stupore nei paesaggi che cambiano, il fischiettare allegra quando sei arrivata in cima, le lacrime davanti agli spettacoli della natura.

Cesare, il mio cavalier di otto anni, è stato il mio fido compagno in tutti questi giri: ha stoicamente continuato a camminare anche quando le pietre gli avevano lacerato i polpastrelli (ora ho imparato a fasciargli le zampine), o quando saltando sulla neve si è insaccato una zampa posteriore, o sulle scalinate di Busatte-Tempesta, di fianco ad altri cani che dovevano essere portati in braccio, mentre lui andava su e giù per le scale di gran carriera. Sempre pronto ad andare, a spronarmi a continuare.

La montagna non perdona: ci si deve avvicinare con grande rispetto, con le scarpe adatte, con tutto l’occorrente dentro lo zaino per eventuali repentini cambi di meteo e temperatura. Bisogna avere acqua a volontà, cioccolato, frutta, un cappellino e crema solare per proteggersi.

Dopo aver capito che ce la potevo fare, ho iniziato ad alzare l’asticella affrontando la paura del vuoto: un lungo percorso che mi porterà, forse!, a lanciarmi dal mio adorato Monte Baldo col parapendio.

Camminare in montagna è un po’ come la vita: serve un passo sicuro e deciso, come già detto, con la paura non si avanza molto. Bisogna stare attenti a dove si mettono i piedi, altrimenti può essere facile scivolare, o inciampare e cadere. Se questo dovesse succedere, l’importante è rialzarsi e andare avanti, continuare a camminare, sentendoci a volte sciocchi per lo stupido scivolone, ma forse anche sentendoci più saggi. Arrivare sulla cima è uno dei momenti catartici, anche se comunque non è il momento più importante: è il viaggio, il percorso che ci arricchisce. Ecco perché è bello andare col proprio passo, fermarsi a fotografare un fiore, godersi un sorso di acqua fresca in una giornata calda, cercando con gli occhi angoli da esplorare. Come nella poesia di Konstantinos Kavafis, “Itaca”: “Itaca ti ha dato il bel viaggio, senza di lei mai ti saresti messo sulla strada”.

Chiunque si può avvicinare alla montagna: una volta che si prova, non si torna indietro. La montagna ti accoglie, ti svela pian piano le sue grazie, e tu non puoi che restarne affascinato. Mi commuovo davvero davanti a certi scenari, come al cospetto del passo del camino, con le sue rocce e la sua energia vibrante. Sorrido e saluto sempre i camosci che rimangono tranquilli di fianco a me quando passo: capiscono che nè io nè il mio cane siamo una minaccia.

La montagna accoglie tutti, senza discriminazioni: sta a noi rispettarla, portare a valle con noi i nostri rifiuti, non raccogliere i fiori rari, non disturbare gli animali. In cambio, la montagna ti darà una mente attiva, un corpo agile che risponde ai tuoi comandi, un’energia frizzante che ti farà brillare.

Insieme allo Yoga, camminare per me è stato salvifico quest’anno. Sentirmi così sicura, vedermi arrivare in cima, col mio passo, ma in modo regolare e continuo, senza mai mollare, mi ha regalato fiducia nelle mie capacità, nella mia determinazione. Troppo spesso siamo i peggiori nemici di noi stessi: non ci apprezziamo, non vediamo le nostre qualità e l’erba del vicino ci sembra sempre più verde. Non siamo in grado di darci il giusto valore: dovremmo vederci con gli occhi di chi ci ama e ci apprezza per chi siamo e come siamo. Spesso ho imparato cose su di me che non vedevo, con l’aiuto delle parole e dell’analisi di persone care.

Credo che imparare a volerci più bene, stimolarci a raggiungere nuovi piccoli obiettivi ogni giorno, ci doni una luce interiore visibile agli altri. In quel momento allora, forti e con tanto da donare, siamo pronti a camminare non più da soli. O a continuare a camminare da soli, consapevolmente e felici.

Buon 2022! Che porti a tutti noi ciò di cui abbiamo bisogno.

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