Il lato positivo

Mi sei sempre piaciuto. Fin da bambina. Sognavo di intrattenermi con te, accarezzare le tue mani, sorriderti e correre insieme felici. Quando, da ragazzina, ci siamo frequentati per un po’, io non avevo idea di quello che stessi facendo. Ora capisco che, goffamente, tentavo di fare ciò che non avrei mai potuto imparare da sola. Avevo bisogno di una guida, di essere più consapevole e presente.

Ci siamo ritrovati da grandi, io avevo 35 anni e tu…quell’età indefinita, secoli di saggezza e un temperamento moderno. Abbiamo iniziato un bellissimo cammino insieme, ero entusiasta, quei piccoli passi che facevamo insieme mi riempivano di gioia. Non vedevo l’ora di presentarti agli amici, passare serate spensierate insieme, di quelle in cui il vino non finisce mai e c’è tanta voglia di cantare. Quando finalmente mi sono sentita pronta a presentarti, non è stato il trionfo che speravo: io ero impacciata e tu non mi aiutavi, siamo rimasti lì, in un angolo, mentre gli altri chiacchieravano allegramente. Non ci siamo fusi all’atmosfera, siamo rimasti distaccati, io e te, guardandoci con un misto di disagio e imbarazzo.

Ci siamo poi impegnati, ah se ci siamo impegnati a far funzionare le cose! Le notti passate cercando di capirci, di diventare una cosa sola, con dedizione e pazienza, ma a quanto pare non è stato sufficiente. Le nostre uscite in società erano altalenanti, a volte andava bene, altre volte era un disastro. Troppa ansia, troppo desiderio di piacere, di essere accettati. È subentrata poi la monotonia e siamo rimasti lì, insieme ma come due freddi soprammobili che si guardano da lontano senza mai toccarsi. Ti scrutavo con amarezza, ci avevo sperato così tanto. Ogni tanto provavo a riavvicinarmi, ma era sempre più difficile. Durante i lockdown, abbiamo tentato di stare insieme in modo diverso, più personale e consapevole, senza il bisogno di mostrarci agli altri. Il tempo che avevamo a disposizione ci ha fatto bene: sembrava che ci capissimo finalmente, che le cose potessero funzionare. Ma poi la vita reale è tornata e con lei gli impegni, le incombenze che ci hanno tolto il nostro tempo.

Non ho mai pensato di tradirti. Mai. Ma dopo dieci anni mi sono sentita davvero stanca di provarci e riprovarci senza risultati. È capitato per caso, senza cercarlo, come capita sempre, no?

È arrivato come un tornado, lui, con la sua gioia travolgente e un sorriso instancabile. Stare insieme è stato semplice e naturale: uno sguardo e ci si capisce, nessun malinteso, una sintonia commovente. Da soli o in compagnia, è in grado di strappare un sorriso a tutti con la sua presenza fragorosa, simpatica e allegra. A volte non è vero che bisogna insistere con ciò che non riusciamo a fare: sapere quando è il momento di lasciare andare è altrettanto importante. Incaponirsi a volte non serve, e non ha nulla a che fare con la costanza. Ho capito subito che mi ero illusa per tutta la vita che tu potessi essere il mio grande amore, ti ho idealizzato fin da bambina. Tu rimarrai sempre speciale ma non più per me. Quando capiterà, ti ascolterò sempre rapita, ma ora ho la mia gioia, il mio vero amore, ed è con lui che rimarrò.

È così: tradendo quello che credevo fosse il mio grande amore, ho trovato il vero amore. Facendomi passare i sensi di colpa per averti allontanato dalla mia vita, ora posso godermi la gioia!

Sto parlando di uomini? Questa volta no!

Fin da bambina adoravo idealmente il pianoforte: avevo una pianolina che strimpellavo senza cognizione di causa. Mi è sempre rimasta l’amarezza di non aver frequentato lezioni di pianoforte, quindi all’età di 35 anni ho iniziato un bel percorso con una meravigliosa insegnante! Imparare a suonare il piano da grande non è semplice: serve tempo, tanto tempo, e dedizione. Ero motivata, ma non bastava. Ho fatto alcuni saggi, insieme ai bambini di dieci anni! Uno disastroso, gli altri così così. Mi tremavano le mani, non vedevo i tasti ma una distesa bianca, la mente annebbiata. Io sognavo le cene a casa con me che suonavo e gli amici che cantavano, ma questo non è mai successo, non ero in grado di fare ciò che volevo. E poi è arrivato lui, per caso. Mia nipote Giulia, laureata in contrabbasso, sta seguendo un corso di ukulele. L’ho vista felice, con in mano quello strumentino simpatico, piena di luce e gioia. Mi sono sentita subito attratta e ho chiesto: “come funziona quel coso?”

Mi sono ordinata un ukulele (rosso, in tinta con casa mia), iniziato a seguire tutorial su youtube ancora prima che arrivasse. Ed è scoppiato l’amore: dopo neanche tre mesi che strimpello, ho un bel repertorio di canzoni, gli amici che vengono a cena adorano cantare mentre torturo le corde, rallegro il residence dove vivo (lo giuro, i vicini hanno detto che non disturbo!) e mi sento felice. Incredula per riuscire a ottenere così tanti risultati in poco tempo, lo suono e mi viene da ridere! Avevo solo bisogno di questo: uno strumento musicale con cui divertirmi e rilassarmi. Con il piano ero sempre rigida, con l’ukulele sono piena di gioia. Mi è costata fatica accantonare il piano: provo sensi di colpa verso l’oggetto e verso me stessa, perché non ho saputo imparare a suonarlo come si deve. Ma sono sentimenti negativi. Non tutto può andare bene, non possiamo essere capaci di fare tutto e a volte lasciare andare è la cosa migliore (e anche la più difficile). Bisogna trovare il lato positivo anche nelle sconfitte. Dopo questa lunga avventura durata praticamente tutti i miei 46 anni, ho trovato il vero amore. Non è forse il miglior lato positivo?

La musica cura l’anima e rende sereni.

Io che tento di suonare il piano durante un saggio-Frustrante! E poi…la gioia!!!

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Camminare soli per poter camminare insieme

“È giusto sapere che i sentieri li tracciano le stelle. Ogni tanto una punta la sua matita sulla terra lontana e questa gira e si fa segnare. Poi gli uomini trovano i segni, dato che hanno andamento logico. Allora li seguono. È così che nascono i sentieri. Le stelle tremano alle notti gelide, alle calure dell’estate, nelle albe di primavera, sopra le foglie d’autunno. Per questo alcuni sentieri vanno a zig zag o a tornanti, o dritti. Le stelle si emozionano, tremano lontane, le loro dita di luce vagano qua e là sulla terra. Ogni tanto stanno ferme creando rettilinei. Ma succede raramente. Sui sentieri e nella vita, sono rari i tratti piani o dritti

“I misteri della montagna” Mauro Corona

Nell’ultimo anno, mi sono riappropriata di una passione che avevo lasciato lì latente: camminare in montagna.

Mi sono resa conto che non devo aspettare nessuno per fare le cose che mi piacciono.

La montagna è lì, pronta ad accogliere chi ha la sensibilità per apprezzarla, per passare una giornata circondata dal silenzio e incrociare magari solo poche persone.

Credevo di non farcela, di non avere fiato per la salita, di non avere resistenza, di… Ho avuto bisogno di mettermi alla prova, di testare i miei limiti, di vedere dove potevo arrivare da sola. Ho scoperto poi, che quella grande sfida che mi ero posta, era qualcosa che quasi chiunque faceva spesso, senza paura, anzi.

Mi è bastato poco per capire che non c’è spazio per la paura, ma solo per la gioia, lo stupore nei paesaggi che cambiano, il fischiettare allegra quando sei arrivata in cima, le lacrime davanti agli spettacoli della natura.

Cesare, il mio cavalier di otto anni, è stato il mio fido compagno in tutti questi giri: ha stoicamente continuato a camminare anche quando le pietre gli avevano lacerato i polpastrelli (ora ho imparato a fasciargli le zampine), o quando saltando sulla neve si è insaccato una zampa posteriore, o sulle scalinate di Busatte-Tempesta, di fianco ad altri cani che dovevano essere portati in braccio, mentre lui andava su e giù per le scale di gran carriera. Sempre pronto ad andare, a spronarmi a continuare.

La montagna non perdona: ci si deve avvicinare con grande rispetto, con le scarpe adatte, con tutto l’occorrente dentro lo zaino per eventuali repentini cambi di meteo e temperatura. Bisogna avere acqua a volontà, cioccolato, frutta, un cappellino e crema solare per proteggersi.

Dopo aver capito che ce la potevo fare, ho iniziato ad alzare l’asticella affrontando la paura del vuoto: un lungo percorso che mi porterà, forse!, a lanciarmi dal mio adorato Monte Baldo col parapendio.

Camminare in montagna è un po’ come la vita: serve un passo sicuro e deciso, come già detto, con la paura non si avanza molto. Bisogna stare attenti a dove si mettono i piedi, altrimenti può essere facile scivolare, o inciampare e cadere. Se questo dovesse succedere, l’importante è rialzarsi e andare avanti, continuare a camminare, sentendoci a volte sciocchi per lo stupido scivolone, ma forse anche sentendoci più saggi. Arrivare sulla cima è uno dei momenti catartici, anche se comunque non è il momento più importante: è il viaggio, il percorso che ci arricchisce. Ecco perché è bello andare col proprio passo, fermarsi a fotografare un fiore, godersi un sorso di acqua fresca in una giornata calda, cercando con gli occhi angoli da esplorare. Come nella poesia di Konstantinos Kavafis, “Itaca”: “Itaca ti ha dato il bel viaggio, senza di lei mai ti saresti messo sulla strada”.

Chiunque si può avvicinare alla montagna: una volta che si prova, non si torna indietro. La montagna ti accoglie, ti svela pian piano le sue grazie, e tu non puoi che restarne affascinato. Mi commuovo davvero davanti a certi scenari, come al cospetto del passo del camino, con le sue rocce e la sua energia vibrante. Sorrido e saluto sempre i camosci che rimangono tranquilli di fianco a me quando passo: capiscono che nè io nè il mio cane siamo una minaccia.

La montagna accoglie tutti, senza discriminazioni: sta a noi rispettarla, portare a valle con noi i nostri rifiuti, non raccogliere i fiori rari, non disturbare gli animali. In cambio, la montagna ti darà una mente attiva, un corpo agile che risponde ai tuoi comandi, un’energia frizzante che ti farà brillare.

Insieme allo Yoga, camminare per me è stato salvifico quest’anno. Sentirmi così sicura, vedermi arrivare in cima, col mio passo, ma in modo regolare e continuo, senza mai mollare, mi ha regalato fiducia nelle mie capacità, nella mia determinazione. Troppo spesso siamo i peggiori nemici di noi stessi: non ci apprezziamo, non vediamo le nostre qualità e l’erba del vicino ci sembra sempre più verde. Non siamo in grado di darci il giusto valore: dovremmo vederci con gli occhi di chi ci ama e ci apprezza per chi siamo e come siamo. Spesso ho imparato cose su di me che non vedevo, con l’aiuto delle parole e dell’analisi di persone care.

Credo che imparare a volerci più bene, stimolarci a raggiungere nuovi piccoli obiettivi ogni giorno, ci doni una luce interiore visibile agli altri. In quel momento allora, forti e con tanto da donare, siamo pronti a camminare non più da soli. O a continuare a camminare da soli, consapevolmente e felici.

Buon 2022! Che porti a tutti noi ciò di cui abbiamo bisogno.

Progetto Folle: cos’è

Dalla prefazione di “Nel settimo cerchio” di Matteo Baldi, Laura Pacchioni, Ilaria Siddi

È iniziato tutto con un’idea folle: mettere insieme scrittori che, come in una staffetta, scrivessero a turno una parte di storia, fino a creare un libro intero. Fin qui, niente di eclatante. Ma Laura ha voluto che gli autori non si confrontassero tra di loro per lo svolgimento della storia. Sacrilegio! Prima di scrivere un libro, bisogna preparare un canovaccio, una trama, sapere da dove si inizia e dove si vuole andare a parare, cosa si vuole comunicare. Il rischio altrimenti è di essere come una barca in mezzo al mare senza timone, in balìa del vento. Servivano quindi persone abbastanza folli da assecondare l’idea del progetto folle. Alla base delle collaborazioni, ci deve essere sempre la stima reciproca. Matteo è stata la prima scelta, che si è poi rivelata un’ottima scelta. Infatti, in quattro e quattr’otto, ha buttato giù un inizio storia da far saltare le persone dalla poltrona, un inizio col botto, che richiedeva mani esperte per continuare, mantenere alto lo stile e il tasso di adrenalina. Non era stato deciso nemmeno un genere: era solo stato proposto che la storia si svolgesse ai giorni nostri. Matteo ha quindi iniziato di suo gusto, con un dramma dalle note molto dark. Ilaria è arrivata come una salvezza: a progetto già iniziato, quando altri volontari semi-folli languivano e si ritiravano. Ha infuso nuova energia, donando sensibilità e competenza, immergendosi nel progetto con entusiasmo.

(…)

E come per magia è nato: il romanzo creato da tre persone con vissuti, età, modi di scrivere e di pensare differenti che con determinazione hanno creduto nel progetto fino in fondo, fino a che la storia non ha preso una forma concreta e la voglia di tornare a sognare ha fatto tutto il resto.

 Il percorso è stato un saliscendi di emozioni che alla fine ha portato gli autori al tanto sospirato traguardo.

Per portare a termine un lavoro del genere ci vuole determinazione, costanza, spirito di squadra, pazienza ma soprattutto la voglia di mettersi in gioco e confrontarsi con idee diverse.

Come diceva qualcuno:

«Non sopravvive il più intelligente o il più forte; sopravvive chi è in grado di adattarsi e di adeguarsi meglio ai cambiamenti.»

DISPONIBILE SOLO SU AMAZON, CARTACEO € 9.90, EBOOK € 1.99, GRATUITO CON KINDLE UNLIMITED

Copertina originale realizzata da Danilo Cinelli

QUATTRO ZAMPE, DUE ALI, UN CUORE

Le collaborazioni, quelle belle, che ti riempiono il cuore!

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Questo libro contiene cinque racconti scritti da me e dalle mie compagne di avventura: Monia Scott, Elisa Mura, Arcadia Jones e Alessia Francone. La collaborazione è nata grazie alla stima reciproca che abbiamo per i nostri scritti e con tanta voglia di creare qualcosa di bello e di buono. Ne è nata questa raccolta, il cui ricavato è interamente devoluto all‘Associazione Rubens – La relazione che cura. Operano nell’ambito dei percorsi riabilitativi con l’ausilio dei cavalli: quale miglior modo di celebrare i tanti equini che popolano i nostri racconti?

Avventura dentro l’avventura, il racconto firmato da me è in realtà scritto a 4 mani insieme a Elisa Mura, brava e infaticabile scrittrice genovese. Senza esserci mai incontrate, abbiamo dato vita a questa magia. I protagonisti sono due ragazzini, Samuel e Clarice, alle prese con la vita che va avanti nonostante tutto, con le incomprensioni con i genitori e il rifiuto della vita piatta. Troveranno una forte alleato nel bellissimo cavallo Aaron.

Scrivere a 4 mani è stato stimolante, creativo, educativo, sicuramente un’esperienza da ripetere.

Perchè comprare e leggere questo libro?

Iniziamo con un racconto dal profumo mitologico, per passare a un altro dallo scenario cavalleresco, transitando per il gotico, approdando ai giorni nostri per poi essere catapultati nel futuro. Gli stili sono tutti fluidi e scorrevoli, racconti toccanti, commoventi, tutti con il filo conduttore dettato dall’amicizia con una animale. Mi ero aspettata un trionfo di cani e gatti e invece hanno vinto a man bassa i cavalli! Bene, sono esseri dolcissimi che aiutano davvero tante persone. Grazie alla fotografa Giulia Cibrario per averci donato questo meraviglioso scatto.

“Quattro zampe, due ali, un cuore”. Perchè l’amore non si divide, si moltiplica.

 

Amore 5, Horror 1

prova bordino Non ti amo senza grigioRacconti estemporanei: ho pubblicato questa raccolta di racconti nel bel mezzo della quarantena, per dare il mio contributo a rendere spensierate un paio d’ore della nostra clausura.

5 racconti d’amore, o giù di lì, e 1 racconto horror, forse! Due bonus tracks: un racconto molto personale all’inizio e una canzone dedicata a Nena alla fine.

Spero di regalarvi qualche perla di saggezza per capire meglio gli uomini, le donne, Marte, Venere, spero di strapparvi un sorriso e magari anche una lacrimuccia.

Troverete un racconto lungo, “Una settimana e un giorno”, con il finale alternativo a cui vi ho abituati!

Troverete i racconti “Tinderland”: i più attenti avranno letto alcuni estratti su questo blog, ma ovviamente nel libro c’è molto di più, fino ad arrivare a un finale degno di un fantasy!

E’ stato ispirante e istruttivo provare a scrivere altri generi, scrivere in terza persona, anche questo libretto mi ha fatto fare un bellissimo viaggio!

Fatemi sapere cosa ne pensate, vi aspetto!

Disponibile solo su Amazon, ebook 0.99 euro, gratuito con kindle unlimited, carteceo 8.31 euro

La copertina è stata realizzata dallo scrittore (e grafico!) Danilo Cinelli.

Awareness … a poem or a song…

Anna (1 of 1)-8
Dedicato a tutte le teen-agers, ma soprattutto a lei e al suo papà

Are you aware of the light that you spread when you step into a room?

Do you know how somebody’s life can change just if you look down to him?

Are you aware? Do you know?

-One day you will,

One fine day you’ll know

One sunny day you’ll be aware that you are the brightness that kills the darkness

 

Don’t be scared to be too kind

Don’t underestimate the power of your smile

Awareness will set you free

Awareness will take you far from me

 

So don’t wake up too early my cute baby

Let me rock in this sweet moment

And when the time is right

Your wings will be strong and wild

-One day you will,

One fine day you’ll know

One sunny day you’ll be aware that you are the brightness that kills the darkness

 

-Parole e scatto fotografico di proprietà di Laura Pacchioni

-Lyrics and photo are property of Laura Pacchioni

 

Capodanno 1999/2000

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ENGLISH BELOW!!!

Mi sono resa conto improvvisamente che questo sarà un capodanno leggermente diverso perchè non solo si cambierà anno, ma anche decennio.

Vent’ anni fa, stavo lavorando sulla nave da crociera Disney Wonder, tra la Florida e i Caraibi, insieme a Topolino, Pippo, Cip e Chop. Sei mesi tra i più intensi della mia vita, che ricordo sempre con nostalgia e tenerezza. Mio nipote Federico aveva pochi mesi, io non avevo fissa dimora, la commedia dell’anno era “Notting Hill”, “Matrix” aveva entusiasmato il mondo, Ricky Martin giocava a fare l’etero cantando “Living la vida loca”.

Mi sono tuffata nell’avventura come un salto nel buio, per usare internet bisognava andare al shopping mall all’internet cafè e per telefonare c’era uno stanzino, al porto, di 5 metri quadri, con una quarantina di telefoni e altrettanti filippini che sbraitavano alle cornette. Insomma, per mia madre è stato un disastro, per me, euforia alla stato puro, costantemente. I miei colleghi erano inglesi, australiani, canadesi, brasiliani, tailandesi, vietnamiti, polacchi, irlandesi, americani, croati, francesi, indiani, un melting pot assurdo. Dividevo la cabina con una ragazza australiana, Lisa, dolcissima. C’era la tv con film che giravano a rotazione ogni tre mesi. “Austin Powers, the spy who shagged me” (la spia che ci provava) era il film più decente. L’avrò visto centinaia di volte. Lo guardavamo in compagnia, e tutti, tutti, sapevamo le battute a memoria. La televisione serviva anche per vedere che tempo faceva là fuori: l’ultimo canale era la telecamera esterna. Lavoravo al bar, preparavo Daiquiri, Margarita, Martini, Pinacolada, BBC (baileys banana colada), Tropical Depression e tanti altri drink.

A volte lavoravo anche durante il giorno sull’isola privata dove facevamo tappa: un paradiso di pochi km quadrati con l’acqua cristallina. Mi mettevano nel bar più distante dalla spiaggia frequentata, dove le persone (poche) arrivavano col trenino. E io ero lì, dentro il chioschetto, che fissavo il mare turchese e mi chiedevo come potesse essere successo a me, proprio a me, cresciuta a Scaldasole in provincia di Pavia, di avere una vita così meravigliosa.

Ho lavorato per 5 mesi senza giorno di riposo, il 31 dicembre 1999 credo di aver lavorato circa 15 ore. Ma abbiamo anche festeggiato, io e i miei compagni di avventura: abbiamo iniziato alle otto e mezza del mattino, quando a Sidney era già mezzanotte, e così via, per tutto il giorno. A un certo punto del pomeriggio, sono andata a fare un pisolino, avrei dovuto lavorare nella discoteca fino a tardi e c’era bisogno di riprendersi un attimo. Dopo essermi ristorata con una bella pennichella, esco dalla cabina e subito vengo a sapere che hanno arrestato il mio compagno di lavoro per ubriachezza molesta. La sua cabina era piantonata da una persona, non l’ho mai più rivisto, è stato scortato fuori dalla nave il giorno dopo in manette e messo su di un aereo, sempre in manette. Se ti ubriachi sulla nave in cui lavori e ti fai beccare, ti succede questo.

Ho passato la mezzanotte sul ponte della nave con non so quanti altri colleghi, appena al largo dell’isoletta privata, con la nave sorella, la Disney Magic, di fianco a noi, ammirando i fuochi d’artificio che ci hanno traghettati nel nuovo millennio.

Dopo vent’anni, mi sento e vedo ancora,quando capita, con persone che hanno condiviso quell’esperienza con me. Le navi sono posti strani su cui lavorare. Quando ti accorgi che ti piace una persona, non gli chiedi cose personali ma solo quand’è il suo ultimo giorno di lavoro. Potrebbe essere dopo mesi, o magari dopo solo una settimana. Lì tutto è fermo: come diceva Audrey Hepburn riguardo a Tiffany, non può succedere niente di male su una nave, il mondo esterno è lontano, ovattato, e tutti sono gentili. E’ una vita fittizia, in cui è sufficiente seguire le regole e tutto va bene. E’ una vita che ti porta all’eccesso: dopo aver lavorato per sei mesi senza giorno di riposo, quando scendi sembri un animale a cui hanno aperto la gabbia. Si salvi chi può, sono libera! Potrei e forse dovrei scrivere un libro intero sulle fantastiche avventure caraibiche. Sogno la mia nave molto spesso, il porto, l’isola privata, Castaway Key, le persone. Ho scelto comunque di non tornare, ho fatto solo un contratto e basta. Avevo bisogno di vita reale. Non ho ancora capito se è stata una buona scelta. Ricordo con infinita tenerezza le nostre feste d’addio a chi finiva il contratto, al crew bar, cantando “Leaving on a jet plane” di John Denver e piangendo come un vitello ogni volta.

Finito il contratto, sono tornata a vivere a Londra per un pò, poi sono tornata in Italia per un paio d’anni, poi ho iniziato le stagioni alternando l’inverno nelle Alpi italiane e le estati a Ibiza. Il decennio tra i 20 e i 30 anni è stato davvero tumultuoso, avventuroso, incredibile. Quella era un’altra Laura, un’altra vita, un altro millennio, un altro decennio. A volte mi manca, a volte mi sta bene la vita tranquilla di ora, non potrei avere sempre la valigia in mano come allora. Ma quando mi guardo indietro, lo faccio sempre con una punta di amarezza e malinconia.

Bisogna guardare avanti, lo dico più che altro per convincere me stessa!

Un caro augurio a tutti per un nuovo decennio traboccante di amore, soddisfazioni, salute, denso di felicità e di tutto ciò che osate sognate.

I suddenly realized this New Year’s Eve will be slightly different: we change year and decade as well. Twenty years ago, I was working for Disney Cruise Line, between Florida and Bahamas, along with Mickey Mouse, Goofy, Chip and Dale. Six intense months, which I always remember with nostalgia and affection. My nephew was just a few months old, I didn’t have a house, the movie of the year was “Notting Hill”, “Matrix” thrilled the whole world, Ricky Martin was singing “Living la vida loca” pretending he was straight.

I dived into this adventure with a jump in the dark . In order to use internet, I had to go to the internet cafè at the shopping mall, and to use the telephone, there was a tiny room at the port with forty telephones inside and forty Pilipino screaming at the receiver. So, a disaster for my mother, pure and constant euphoria for me. I had colleagues from England, Australia, Canada, Brazil, Thailand, Vietnam, Poland, Ireland, USA, Croatia, France, India, an unbelievable melting pot.

I was sharing my cabin with the sweetest Australian girl ever. TV had fixed movies. “ Austin Powers, the spy who shagged me” was the only decent one. I think I watched it hundreds of times, together with the other crewmembers, and we knew the script by heart. We used TV also to check on the outside weather: the last channel was the outdoor camera. I used to work at the bar, at the club, preparing Daiquiri, Margarita, Pinacolada, BBC (baileys banana colada), Tropical Depression and many more.

Sometimes I was working in the private island where we docked: a paradise of a few square miles with crystal clear water. And I was there, in the chiringuito, staring at the turquoise sea, wondering how it could have happened to me, me, raised in a tiny village, to have such a great life.

I worked for five months with no day off, I think on the 31st of December 1999 I worked at least 15 hours. But, me and my companions, we did celebrate as well: we started at 8.30am, when in Sidney it was already midnight, and so on all day long. At a certain stage, in the afternoon, I decided to take a nap, I had to work till late at night and I needed a break. After being restored, I got out of my cabin to know that they arrested my work colleague for being drunk. There was a guard on his door, I never saw him again, he was escorted the day after out of the ship with handcuffs, and put on a plane, still with handcuffs on. If you get caught drunk in the ship you work on, this is what happens next.

I spent midnight on the ship deck with I don’t know how many more crew members, just off the private island, with the sister ship Disney Magic beside us, admiring the most beautiful fireworks that sailed us into the millennium.

After twenty years, I am still in touch with somebody and also meet them occasionally. Ships are a weird place to work on. When you fancy someone, you don’t ask for personal question, but just for his sign off day. It could be after months, or just after a few days. On a ship, time is still: like Audrey Hepburn said about Tiffany, no bad things can happen on a ship, the outside world is far, far away, and everybody is so kind. It’s an artificial life where following the rules is the most important rule. It’s a kind of life that leads you to the excess: after six months of work with no day off, when you actually get off, you feel like an animal getting out of the cage for the first time. Beware, I am free! I could and maybe I should write a book on the fantastic Caribbean adventures. I often dream about my ship, the port, the island, Castaway Key, the people. I choose not to get back on board, I just worked one contract. I needed real life. Still not sure if I choose right. I remind with incredible tenderness our good bye parties, at the crew bar, singing “living on a jet plane” by John Denver and crying like crazy.

When I finished my contract, I got back to London for a while, then went back to Italy for a couple of years, then I started working seasons, on the Italian Alps in the winter and in Ibiza during the summertime. My life between my 20 and 30 years-old was adventurous, in turmoil, unbelievable. That was another Laura, another life, another millennium. I miss that person sometimes, but I like my actual quite life, I couldn’t live now with a suitcase always in my hand. But when I look back, I do it with bitterness and melancholy.

We have to look ahead now, and I say this to persuade myself!

A warm greeting, wishing everybody a new decade filled with love, satisfaction, health, packed with happiness and anything you dare to dream.

“Riportando tutto a casa”

20191024_150059Ognuno deve sentirsi libero di andare al cimitero come, quando e se vuole.

In un giorno di pioggia, in un giorno di sole, ad agosto come a novembre.

Ieri sono passata per caso vicino a un cimitero dove è sepolto un amico, e ho sentito come l’urgenza di andare a “trovarlo”. Ero andata solo una volta prima di ieri.

Mi sono subito ricordata il luogo preciso della sua lapide, a terra, grande, con uno spazio vuoto di fianco e suo padre in quello più distante. Il Mauri è mancato prematuramente nel 2007, a 48 anni, dopo una vita sana, fatta di sport, bevute morigerate, tanta musica, tanta Irlanda e tanti mezzi sorrisi. Suo padre è mancato nel 2015: è sopravvissuto a suo figlio per ben 8 anni. La tomba vuota nel mezzo è per la mamma, ancora in vita, che ogni anno siede in prima fila al concerto e alle manifestazioni dell’associazione nata a nome del figlio. L’associazione promuove e dà la possibilità a chiunque di frequentare corsi di pallacanestro: in luoghi sperduti in mezzo alla Lomellina, dove sembra di abitare tra l’Oklahoma e l’Arkansas, cioè persi peggio di un diciottenne in auto senza navigatore, lo sport e le attività sono fondamentali.

Non so che significato abbia andare al cimitero. La persona non è lì, quindi è più come un dovere verso te stesso in vita, come un chiedere scusa per avere ancora la possibilità di respirare e di poter prendere un aereo e andare a vedere le verdi colline irlandesi. Per quello dico che ognuno deve essere libero di andare quando vuole al cimitero, una volta, mai, tutti i giorni, ma deve essere una cosa sentita, non un dovere imposto.

Il Mauri non guidava, quindi spesso sono andata a recuperarlo al suo paesino per portarlo ai concerti dei nostri amici o a piccoli eventi mondani che frequentavamo tutti insieme. Poi c’è stata una vacanza particolare, unica: San Patrizio, Irlanda, anno 2000.

Io abitavo a Londra, e mi sono accordata con una caro amico per fare questi 4/5 giorni in Irlanda con lui e altre persone, tra cui il Mauri, un improbabile pasticcere, e altri 3 uomini che non conoscevo o conoscevo poco.

Tanto per iniziare ho perso il volo d’andata: ero ritornata a Londra da poco dopo un’assenza di alcuni mesi e facevo festa tutte le sere (……..) quindi il volo delle 7  del mattino l’ho preso solo in sogno. Sono stata fortunata a trovare un posto sul successivo volo, nelle giornate prima di San Patrizio i voli sono super affollati. Abbiamo noleggiato un’auto a 8 posti, ribattezzata “cardinsòn”, dal dialetto lomellino “catennaccio” ovvero… un qualcosa di trash, vecchio e decrepito! Ho guidato anch’io il “Cardinsòn”, e vedere quei 5 uomini portati in giro da una allora Laura 24enne mi faceva sorridere.

Durante un giro della penisola di Dingle, ci siamo fermati in prossimità di un punto panoramico, vicino a un vecchio e romantico cimitero celtico, a fare foto e passeggiare. Fatalità, nel campo adiacente, un agricoltore stava aiutando una mucca a dare alla luce il suo vitellino. Siamo rimasti tutti incantati, congelati, commossi ad osservare il miracolo della vita che si compiva davanti ai nostri occhi. Il Mauri ha sdrammatizzato il tutto arrampicandosi su di un albero e chiedendo una foto!

Dingle allora era un villaggio di pescatori, assolutamente non commerciale. Abbiamo passato più giorni nel solito bed and breakfast, già collaudato dai miei amici. Sono poi tornata ancora due volte a soggiornare lì, e la bimba che nel 2000 cullavo dentro la culla mi ha aperto la porta dandomi la benvenuta.

L’ultima sera a Dingle, come da copione, ci siamo presi una sbronza colossale. Il Mauri ha bevuto forse tre birre piccole, grande sgarro per lui. Alla fine, dovevamo proprio uscire dall’ultimo pub aperto, perchè era in chiusura anche lui, e il Mauri si è attaccato a delle ringhiere di legno e mi ha chiesto di scattargli una foto, che si sarebbe intitolata: “Io voglio restare qui!”

Dopo quella volta, sono tornata a Dingle otto anni dopo, il Mauri era mancato da pochi mesi. Lui mi registrava cassette, si, cassette, con la sua musica, mi ha introdotta a Nick Drake, ai Modena City Ramblers, a Beth Orton e tanti altri. In una di queste cassette, l’ultima canzone è stata “Ninna Nanna” dei Modena City Ramblers. Me la diede in Italia, io sarei ripartita per Londra il giorno successivo. Ora non posso più ascoltare quella canzone senza piangere alla fine.

“E se per caso ti sei persa in qualche fredda terra straniera, ti mando una Ninna Nanna per sentirti più vicina.”

Ora è lui perso in una fredda terra straniere di cui nessuno di noi sa nulla. Ritornata a Dingle, ho scritto varie frasi, tra cui questa, su di un pezzo di carta, sono andata sulla scogliera di Dingle, e insieme al vento e ai gabbiani, ho affidato il mio pezzo di carta al cielo e al mare, alle fate, agli gnomi, sperando che là, in quella terra fredda e lontana, il Mauri potesse sentire che noi siamo qui e non l’abbiamo dimenticato.

 

-La foto “Io voglio restare qui” è ora sulla sua lapide.

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L’associazione è   “Amici del Mauri” a Mede, PV

……

“Riportando tutto a casa” è l’album dei Modena City Ramblers che include Ninna Nanna e tante, tantissime canzoni dal ritmo irlandese che inneggiano ad alzare una pinta e dimenticarsi di tutto il resto. Senza dimenticare però di portare a casa con noi un pezzo di Irlanda.

TINDERLAND

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ENGLISH BELOW!!!

Due donne si avvicinano con passo lento verso il bar con vetrata che dà sul parco. Appena entrano l’aria condizionata le investe, entrambe tirano fuori dalla borsa un foulard con cui si coprono velocemente.

“Poi mi viene male alla cervicale” dice Carola.

“Si, e a me anche alla pancia.” Risponde Sara.

Un solerte cameriere poco più che ventenne si avvicina a prendere le ordinazioni.

“Un prosecco!” chiede Sara.

“Per me un prosecco doppio”.

“Come doppio! Allora anch’io!”

“E’ il caldo, mi servono sali minerali.” Spiega Carola.

Le due donne rimangono un attimo in silenzio, godendosi l’aria fresca che pian piano irrigidisce la pelle dopo il sudore accumulato durante la passeggiata in città. Quando il caldo salta fuori così all’improvviso, l’aria  condizionata sembra il paradiso!

Sono entrambe piacenti, poco più che quarantenni, nessuna delle due è particolarmente appariscente o speciale, ma sono comunque due belle donne. Carola porta un rossetto acceso che le dà un’aria di sfida, in abbinamento a uno sguardo veloce, a tratti sfuggente, critico. L’altra è provata dal caldo, i capelli biondi appiccicati al collo, le occhiaie profonde di chi ha dormito poco e male. Entrambe sospirano all’arrivo del prosecco.

“Carola com’è che siamo due belle  donne con una brillante carriera nella moda e siamo single da più di sei mesi? Cos’abbiamo sbagliato?”

“Prima di tutto tu fai la commessa da Intimissimi e io da H&M, e poi abbiamo un cervello cara. Non ci accontentiamo.”

“Ho capito, ma è mai possibile che siano proprio tutti presi? Non ci sarà la fuori uno divorziato o single alla ricerca di qualcuno con cui passare del tempo?”

“Saretta, guardati in giro: dove lo vorresti trovare?”

La fauna del bar consiste in due ultra sessantenni, un paio di madri coi figli e un mezzo ubriacone al banco.

“Dobbiamo andare mirate, qui non va bene e nemmeno in discoteca, ormai ci vanno solo i diciottenni, non vanno bene per noi. Penso che dovremmo iscriverci a Tinder.”

“Anni fa ero su Meetic, questo non lo conosco.”

“E hai trovato qualcuno Carola?”

“No.”

“Sei mai uscita con qualcuno incontrato lì?”

“No.”

“E perchè?” incalza impaziente Sara.

“Una massa di morti di figa. Non mi piaceva nessuno.”

“Ci potremmo provare, insieme! Dai, è scoppiata l’estate, usciamo a divertirci col primo che capita, torniamo spensierate, basta star qui a rimuginare sul passato, c’è bisogno di aria nuova! Scarichiamo ‘sta cavolo di app!”

Seguono due giorni di intenso scrollare a destra e a sinistra, a calibrare il kilometraggio e l’età. Sara per sbaglio, non sapendo come funzionasse l’app, sceglie cinquanta persone, o per lo meno tutte quelle permesse dall’app gratuita, col risultato di far scoppiare la chat di messaggi da match che in realtà non aveva selezionato consapevolmente.

Una volta capito come funziona il tutto, resetta i match e inizia la caccia. Aggiusta il tiro anche sulla descrizione:

“Cerco una persona che mi apprezzi, cerco un complice, qualcuno con cui condividere risate e serate.  Adoro leggere e cucinare per gli amici o per una persona speciale. Cerco… ma poi apprezzo quello che trovo. “

Carola pondera a lungo cosa scrivere. Vorrebbe dichiarare che fa la hostess, quelle beccano sempre. Si limita a “Sono una donna determinata. Nel tempo libero fotografo e leggo libri, per lo più grandi classici.” Nessuna frase ammiccante, nessuna allusione a un uomo da cercare. Chi se ne frega, vediamo cosa succede.

3 giorni dopo, stesso bar, stesse donne

“Ho conosciuto uno!!!”

“Sara, meno male che non hai conosciuto una! Ci siamo iscritte a una chat di incontri, ci sta!”

“Ma questo l’ho proprio conosciuto! Due chiacchiere e mi ha chiesto se ero libera per l’aperitivo! Pensa che non aveva nemmeno visto una mia foto! Mi ha voluta vedere perchè gli è piaciuto il profilo!”

“Si, vabbè. Com’è andata?”

“Allora, dopo l’aperitivo mi ha portata in un localino sui Navigli dove abbiamo cenato e bevuto, o mamma se abbiamo bevuto! Poi quando siamo usciti ha anche acceso una canna di maria, pensa, la coltiva lui!”

“Uno scienziato…” grugnisce Carola.

“E’ carino, molto alto, viaggia tantissimo, va a cavallo, è un uomo davvero interessante e ci siamo divertiti un sacco!”

“Bene, mi fa piacere. Quindi vi rivedrete?”

“Sai che non ho nemmeno il suo numero? Gli ho scritto sulla chat di Tinder ma non mi ha più risposto.”

“Eh cara, è perchè non gliel’hai data!”

“Carola…beh, in effetti, si, gliel’ho data…”

“Ah! Beh, allora non si fa più sentire perchè gliel’hai data subito!”

“Ok, ok, sono sicura che mi richiamerà, anche se in effetti, si è volatilizzato da casa mia alla velocità della luce quando abbiamo finito…insomma, e tu?”

“Sono uscita con uno che guida i treni… non mi ricordo come si chiamano…”

“Macchinisti?”

“Macchinisti de che? Non è troppo generico? Appena l’ho visto mi ricordava qualcuno, ma non riuscivo a focalizzare. Abbiamo iniziato a parlare di libri, quando gli ho nominato i classici lui mi ha tirato fuori nomi come Omero e non so chi altro, io ribatto con Jane Austen e le sorelle Bronte, ma per lui quella è letteratura moderna. Mi sembrava un pò affettato, finto, gli ho chiesto della ex moglie e dei figli, allora è diventato più naturale, dolce. “

“Grande Carola! Quindi vi rivedrete?”

“No, assomiglia troppo al mio ex, per carità!”

“Ah… ma vi siete almeno baciati?”

“Ti ho detto che è la fotocopia del mio ex! Assolutamente no, croce sopra.”

“Quindi?”

“Quindi domani esco con un personal trainer.”

“Eh brava la mia Carola, non ti facevo così intraprendente! Io aspetto che il tipo dell’altra sera si rifaccia sentire, mi è piaciuto proprio tanto.”

Carola si appoggia mollemente allo schienale della poltrona, tira fuori dalla borsa un pacchetto di sigarette, ne accende una con un accendino rosa acceso. Sbuffa fuori la prima boccata con grande piacere, e con estrema serietà sentenzia:

“Quello non si farà sentire mai più.”

5 giorni dopo. Stesso bar, stesse donne.

Sara sta sorseggiando un tè freddo alla pesca all’ombra dell’enorme abete fuori dal solito bar. La frescura degli alberi è sempre più salutare dell’aria condizionata, quella fa venire mal di gola e secca la pelle. Carola arriva con passo leggero, con il solito rossetto acceso che la rende così aristocraticamente diva. Sara la vede arrivare da lontano: non si capacità della fortuna che le è capitata nel trovare un’amica come lei, coi piedi per terra ma sognatrice, pratica ma leggera, vulnerabile e forte.

“Sara che cazzo stai bevendo?”

“Tè freddo alla pesca! Ne vuoi uno anche te?”

“Stai male?”

“No, sono uscita anch’io con un personal trainer e adesso cambio stile di vita!!!”

“O signore… speriamo che non sia lo stesso…” commenta Carola tra l’imbarazzato e il divertito.

“No tranquilla, il  mio è di Parma, il tuo è di Milano, no?”

“Parma? Un pò più lontano, no?”

“Milano non è così grande come sembra sai, e poi è uno a cui piace viaggiare.”

“Un altro…”

“Carola, per favore, è stato carinissimo. Per ringraziarlo che è venuto fino a Milano, gli ho preparato la cena a casa da me!”

“Brava, spero che il vino lo abbia portato lui.”

“No, non è un esperto e non voleva sbagliare.”

“Ah perchè tu invece?”

“Smettila, parliamo di cose importanti. Ti dicevo che è stato carinissimo, e poi ha un fisico… volevo proprio mettergli le mani sopra! Bicipiti scolpiti con tatuaggi tribali, occhi verdi, gentile, dolce, ha chiacchierato un sacco! Credevo che non mi avrebbe mai baciata, e invece alla fine l’ha fatto!”

“Io invece il mio personal trainer l’ho incontrato qui. Figurati se me lo porto a casa, poi non sai mai come fare per cacciarlo via. Io ho bevuto un aperitivo e lui acqua naturale…ma si può essere più tristi?” declama stizzita.

“Carola, lo fanno per il fisico, ci sta, e anche noi dovremmo avere uno stile di vita più morigerato!”

“Secondo me il nostro stile di vita è perfetto. Comunque non so se lo rivedrò, troppo basso.”

“Tutti scrivono l’altezza sul profilo! Pare che sia la caratteristica più richiesta! Sai come si dice, altezza mezza bellezza!” ammicca Sara.

“Si ma quello vale solo per Vincent Cassel, ho visto uomini alti che erano dei cessi. Ma a me proprio non va, non voglio rischiare di mettere i tacchi e di essere visibilmente più alta del mio uomo.”

“Ma vi rivedrete? Vi siete baciati?”

“Non credo proprio. E no, non ho baciato nemmeno questo rospo. E tu con Parma?”

“L’abbiamo fatto tre volte!”

“Grazie per l’info dettagliata Sara… volevo sapere se avevi intenzione di rivederlo…”

“ Ci messaggiamo… però sai, Parma… in effetti dovrei trovare qualcuno di più vicino…”

“Eh, te l’avevo detto…” decreta Carola spalancando gli occhi nocciola.

……

CONTINUA NELLA RACCOLTA DI RACCONTI “AMORE 5 / HORROR 1

IN USCITA A META’ APRILE 2020

 

 

Dedicato a tutte quelle che credono ancora nell’amore, nonostante tutto.

Grazie a @cristina_fiorito_ per l’immagine della Torre Unicredit di Milano.

 

Tinderland immagine

TINDERLAND

Two women walk slowly towards the bar with big windows in the park. Air conditioning hits them as soon as they get in, both get a scarf out of the bag and cover up quickly.

“Or I’ll get neck pain” Carola says.

“Right, and stomach ache” adds Sara.

A diligent waiter in his twenties takes the order.

“Prosecco please!” orders Sara.

“Yeah, double for me.”

“Double! I want that as well!”

“I need minerals, too hot.” Explains Carola.

The women stay silent for a while, enjoying the cool air that dries their skin after the heat they got during their walk. When the heat wave comes so fast, air conditioning is like paradise!

They’re both pretty, just over their forties, none of them is eye-catching or striking but they are nice. Carola wears a bright red lipstick that gives her a daring look, combined with a quick and fleeing gaze, critical. The other one is suffering the heat, the blond hair sticking to her neck, deep eye bags show she slept little and badly. Both of them sigh when prosecco arrives.

“Carola, how come we are two beautiful women with a brilliant carrier in fashion and we are single since more than six months? What’s wrong?”

“First of all, you are a shop assistant for Intimissimi and I am for H&M, on top of that, we have a brain darling. We don’t compromise.”

“I get that but is it possible that each and every man is already taken? Maybe there is a divorced or a single guy out there looking for somebody to spend his time with!”

“Sara, look around: where shall we find him?”

Fauna in the bar is composed by two elder men, a couple of mothers with kids, a drunken man at the counter.

“We have to be picky, this place is not good, also clubs are not good, unless you want a teenager. I think we should try to sign up on Tinder.”

“I used Meetic years ago but I don’t know this.”

“Did you find somebody there, Carola?”

“No.”

“Have you ever dated somebody you meet on the app?”

“No.”

“Why?” asks Sara impatiently.

“Just epic pussy hounds. Waste of time.”

“We should give it a try, together! Come on, summertime is in bloom, let’s go out and have fun with anybody, we need careless moments, stop thinking over and over about the past, we need fresh air! Let’s do it!”

This conversation is followed by two days of heavy scrolling left and right, correcting distance and age. Sara, by mistake, chooses fifty people, or as many as the free version of the app allows, so the chat explodes with messages from people she really did not select. Once aware of how it works, she resets the app and starts hunting. She also fixes her description:

“I’m looking for somebody who will appreciate me, I am looking for an accomplice, somebody to share evenings and laughs with. I love reading and cooking for friends or for somebody special. I look for… and then I am grateful for anything I receive.”

Carola thinks over and over about her description. She would like to declare she’s a hostess, that would be appealing. Then she just writes: “I am a resolute woman. In my spare time I photograph and read books, mainly classics.”

No winking lines, no reference to men. Who cares, whatever.

 

 

3 days later, same bar, same women.

“I met a guy!”

“Sara, I’m glad you met a guy and not a girl! We signed up to a meeting chat!”

“Yeah but I really met him! We chatted a bit and then he asked me out, without asking for a picture! He wanted to meet me because he liked my profile!”

“Yeah, right. And?”

“So, after the aperitif we went to a cute restaurant by the river bank where we dined and drank, oh God we drank! Then he lights up a joint, he grows his grass!”

“A scientist…” grunts Carola.

“He’s cute, very tall, travels a lot, rides horses, very interesting and we had a ball!”

“Happy to hear that. So you’ll see him again?”

“I don’t have his number. I texted him on the Tinder chat but no answer.”

“My dear, that’s because you didn’t sleep with him!”

“Carola…actually, I did!”

“Ah! So that’s because you slept with him right away!”

“Right, right, I am sure he’ll get back to me, even if he ran away at the speed of light when we finished…ok, and you?”

“I dated a guy who drives trains… what’s the name…”

“Driver?”

“Too generic. As soon as I saw him he reminded me of somebody but I couldn’t focus. Then we started talking about books, classic writers and he mentioned Homer and who knows who else, I replied with Jane Austen and the Bronte sisters, but he considers them modern literature. He seemed a bit put-on, fake, so I asked him about his ex-wife and kids and he became natural, sweet.”

“Great Carola! So when is the next date?”

“Never, he reminds me of my ex!”

“Oh, have you kissed?”

“I told you he’s just like my ex! It’s a no!”

 “So?”

“So tomorrow I’ll date a personal trainer.”

“Well done Carola, I didn’t picture you like a femme fatale! I’ll wait for that guy to write me back, I really like him.”

Carola leans lazily on the back of the seat, pulls a pack of cigarettes out of the bag, lights one up with a shiny pink lighter. She exhales the first puff with huge pleasure then rules extremely seriously:

“He’ll never get back to you.”

 

 

5 days later. Same bar, same women.

Sara is sipping a peach iced tea at the shade of the huge fir tree out of the usual bar. The freshness of the trees is healthier than air conditioning that dries your throat and skin. Carola approaches with a light step, the usual bright red lipstick gives her such an aristocratically diva look. Sara spots her from far: she cannot believe her lucky star brought her such a good friend, down to earth but dreamer, practical but light, vulnerable and strong.

“Sara what the fuck are you drinking?”

“A peach iced tea! Would you like one?”

“Are you sick?”

“No! I dated a personal trainer and now I want to change my life style!”

“Oh God, I hope he’s not the same as mine…” comments Carola both embarrassed and amused.

“Don’t worry, mine comes from Parma, yours is from Milan, right?”

“Parma? A bit far…”

“Milan is not as big as it seems, and he’s a traveller.”

“Another one…”

“Carola, please, he was cute! To thank him for coming over, I prepared dinner for him at my place!”

“Well done, I hope he brought the wine.”

“No, he’s not an expert, he didn’t want to make mistakes.”

“Ah, are you an expert?!?”

“Stop it, let’s talk seriously. I told you, he was cute, and so fit… I really wanted to touch him! Tribal tattoos on perfect biceps, green eyes, kind, sweet, we chatted for long! I was scared he wasn’t going to kiss me, but then he did!”

“Well, I met my personal trainer here. I would never bring someone home, too hard to kick him out then.  I had an aperitif and he had still water… how sad!”

“Carola they do it to be fit, I appreciate that, we should have a straighter life style.”

“I think our life style is perfect. Anyway, I don’t think I’ll see him again, too short.”

“They all state their height in the profile! Apparently it’s the most requested feature. You know, the taller the better!”

“That works only for Vincent Cassel, I’ve seen tall men who were shit-holes: I don’t want to wear heels and be taller than my man.”

“Will you see him again? Did you kiss?”

“I don’t think so. No kiss for short frog. And you with Mr Parma?”

“We did it three times!”

“Thanks for the accurate info Sara. I just wanted to know if you would see him again.”

“We text…but you know, Parma… maybe I should find someone closer…”

“Well, I told you…”

 

5 days later. Same bar, same women.

Heat wave is hitting Milan hard, the park is full of people eating ice-creams. Carola and Sara are comfortably sitting at their usual bar, enjoying the freshness of the huge oak (or was it a fir tree?) They sip a white wine spritzer with lemon zest, their personal recipe against the heat.

“You have no idea how many lousy people I had to deal with today. They beg for discount on discounted clothes!”

“Carola we always try to get a discount when we shop…”

“Yeah but we do it with style, with kindness. They demand it, lousy…”

Sara enjoys the refreshing drink, guiltily reminding the last time she demanded a discount in an herbalist shop. She changes topic:

“I saw a guy yesterday, so hot!”

“But…”

“Why should there be a “but”, Carola?”

“I read the subtitles in your tone of voice” she answers half cynical and half amused.

“We went out, dined, so fascinating with this Greek god’s face. Then I asked him where he lives…”

“And where does a Greek god live?”

“At his mum’s and he’s fine with it. He’s forty years old and he never made himself a coffee.”

“I hope you started running as fast as a gazelle!”

“Actually I went back to his…”

“To his mum’s???”

“Yes, he has a nice bedroom, not childish, I like him, he’s sweet and he’s so fit, clever, funny. I could really like him.”

“Sara, you left home at 19, what can you share with a guy who lives with his mum at 40?”

“These men deserve a chance! They don’t come in a beautiful box, perfectly perfect and with a ribbon on their head! We need to polish and file, there is something good underneath…”

“Sara, darling, I understand how you feel. You are alone and ready to get back to life, to feel alive, but you cannot get infatuated with any guy you sleep with. That is just sex! They are men! They may tell you any kind of sweetness having sex, but don’t believe them, you need to preserve yourself! You must tell sex from love, and you have to keep something for you, don’t play all in, calm down. You don’t hope to find love in this chat, right?”

“They say it’s the future. Forget those who declare they are married and just looking for adventures, I’m not interested in that. We cannot be the only two persons left who believe in love.”

“No, maybe it’s only you.”

“Carola! Don’t say that! What happened?”

“Nothing, I don’t like those guys, I’m chatting with three but I don’t feel like going out with a stranger. I feel like a horse showing teeth and muscles, it’s like a never-ending exam. That’s it, I’m done.”

“You cannot leave me alone, we decided to do this adventure together!”

“What can I do, I don’t like anybody. And after all… I still think of him…”

“No… Big…”

Every respectful woman has or had her own Mr Big, and Carola’s one is like an infestation.  He’s not willing to leave her mind and heart.

“He hurt you, badly, how comes you’re not furious with him?”

“I am! A lot! But I love him…”

There, the snob Carola in sitting on the bench. Now the leading lady is here, sweetly vulnerable but strong, the woman who takes pictures of what people cannot see, who catches the beauty in the underground steps, or in a naked tree and then shows it to you as an image and you think: how many times I’ve seen those steps, those trees, and did not perceive their strength? A higher sensibility is needed in order to see, not just to look. This sensibility impairs Carola to be at ease in the swirling merry-go-round of the chat world, sometimes cold and sterile.

“Did mummy’s boy call you back?”

“No, not yet.”

“Leave it, it’s a dead end story. At least you had some sex, I cannot do it, they are strangers to me. And at the end of the day, we both are back to the same point, alone again. So, sex doesn’t make any difference. They are always the same kind of assholes.”

“Well if you picture it like that…”

“That’s it, no more Tinder, it’s a useless circus.”

“You’re right, I quit too.”

 

10 days later. Same bar. Maybe not the same women.

Carola sips her espresso. Sara stirs some sugar in her barley coffee. Beat the budget, today breakfast at the bar with a double filled croissant, chocolate and custard cream! Birds are not twitting but cicadas do… cicadas in the center of Milan, the ecosystem is fucked up.

Sara is wearing a cute white and black stripes dress bought in Carola’s shop (discounted, of course). She has a satisfied look and Carola spots it right away.

“No need to ask what happened last night…”

“Does it show? I haven’t spoken yet!”

“Come on, spit it out!”

“Then you’ll tell me off” answers Sara with a childish look.

“Spit it!”

“I saw a guy…for the second time!”

“Didn’t we quit Tinder?”

“He’s different, he came to our first date with flowers! He likes me!”

“Did you sleep with him?” asks Carola.

“Of course, the first evening.”

“You’ll never learn, stop wasting your time!”

“I still believe in human beings, in spite of all. I tried to get away but I cannot. Is it just sex? Fine. Will it be more? Fine. I like him Carola, I really do.”

“Don’t let him fool you, you have a brain, please don’t forget this. Believe in humanity but don’t let him make fun of you. And do you know where he can stick his flowers?”

“Come on, it’s a romantic old style thing!”

“Oh please, leave it.”

“It’s fine for me but ok, I’ll be careful, I’ll see what to do.”

 

The two friends walk away in different directions. Both of them check their phones immediately. Carola finds a message on the Instagram chat from a handsome Canadian photographer who praises her for her shots. Mmh, she thinks, Canada… I’ve never been there, it’s cold, I like cold, I could be happy in Canada with a house and some nice curtains on the window.

Sara finds a WhatsApp message:

“Good morning sunshine, how about tonight?”

“Of course! I’ll cook for you, can’t wait to hug you!”

 

 

To all of you who still believe in love, in spite of everything

Thank you to @cristina_fiorito_ for the Unicredit tower of Milan pic.

 

Domande…Questions…

Londra (1 of 1)

ENGLISH BELOW!!!

Sono single e ho 43 anni. Non ho figli. Ho un cane che adoro ma che faccio fatica a gestire. Quando io e il mio ex ci siamo separati, lui si è tenuto uno dei nostri due cani e io l’altro. Quindi mi sono trovata single con un cane da gestire, che ogni tanto migra verso le case di mia mamma o di mia sorella o della dog sitter nei periodi in cui sono troppo impegnata col lavoro. Però non volevo parlare di cani, ma di me.

Vivo in una condizione strana, disillusa quasi completamente sul fronte coppia, penso che non avrò mai figli e anche se non li ho mai voluti, ora mi dispiace essermi privata di questa esperienza unica. A volte mi sento sola, a volte mi sembra di essere una privilegiata: mangio come e quando voglio, vado dove voglio, sono in completa autogestione. Sono felice? Sono infelice? Ho bisogno di un uomo? Dove voglio andare? Qual’è la mia meta? O la mia metà… esiste o sono solo invenzioni colorite per dar vita a romanzi? Siamo fatti per vivere tutta la vita con la stessa persona? Lo so che la famiglia del mulino bianco non esiste, ma è possibile vivere bene, in coppia, senza avere rimorsi o rimpianti?

Mi sentirò sempre insoddisfatta perchè non ho avuto figli? I progetti collaterali come la scrittura, la fotografia, il lavoro, riusciranno a riempire le mie giornate e a farmi sentire bene? Le amicizie che ho sparso in tutta Italia e in giro per il mondo sono vere anche se non ci vediamo spesso e anche se siamo lontane? Perchè cerchiamo sempre il senso della vita se già sappiamo che niente ha senso? Abbiamo già perso tutto, siamo destinati a morire, e allora perchè ci danniamo l’anima per guadagnare di più, per assicurarci un gruzzoletto da parte, per avere più cose, invece di goderci il tempo a disposizione con le persone che amiamo?

Perchè ci lasciamo condizionare dalle storie passate precludendoci di affrontare il futuro col cuore aperto? Perchè allontaniamo sempre le persone sbagliate? Perchè andando avanti con gli anni diventiamo ciniche? Perchè non posso sentire le farfalle nello stomaco come anni fa? Perchè non ho una folta chioma di capelli? Perchè la casa si riempie di polvere ad una velocità inaudita? Perchè non sono meritevole di un amore da favola? Perchè le favole non esistono? Perchè pensiamo così tanto?

 

Perchè le donne sentono il bisogno di esternare i loro pensieri e gli uomini parlano invece di cavolate? Perchè Chris Cornell si è suicidato, cavolo?!?? Perchè la musica del pianoforte mi piace così tanto? Perchè c’è gente che non apprezza “Cent’anni di solitudine” di Marquez? Perchè il sassicaia è così buono e costa così tanto?

Vado a fare la pennichella…

I’m single and I am 43. I don’t have kids. I have a dog and I take care of him with efforts. When me and my ex split up, he kept one dog and I kept the other one. That’s why I’m single with a dog to handle, and he goes sometimes at my sister’s or at my mother’s when I’m too busy at work. But I didn’t mean to talk about dogs, but to talk about me. 

I am in a weird moment, disenchanted about relationships, I never wanted to have kids but now I guess I am going to regret this lack as an experience. Sometimes I feel lonely, sometimes I feel great: I eat when I want, I go where I want, whenever. Am I happy? Unhappy? Do I need a man? Where do I want to go? Where’s my destination? …or my destiny…Does love exist or is it just something made up to write romance? Are we born to live our whole life with the same person? I know the perfect family doesn’t exixt, but is it possible to have a relationship without regrets or remorse?

Will I always feel unsatisfied because I don’t have kids? Will my hobbies like photography and writing fill my life and give me peace? Are my frienships spread around the world real even if we are far away? Why are we always looking for the meaning of life if we know it doesn’t exist? We already lost all we have, we know we have to die, so why do we struggle to earn more, to pile up money instead of enjoying time with our loved ones? 

Why do our past relationships influence us to the point we cannot face the future with an open heart? Why do we chase away the wrong persons? Why do we get more cynical with time? Why can’t I shiver like when I was a teen-ager? Why is my hair so thin? Why is dust filling the house so fast? Why I am not worth a fairy-tale love? Why fairy-tales don’t exist? Why do we think so much?

Why women need to talk about their feelings and men about bullshit? Why did Chris Cornell commit suicide, damn! Why do I like so much piano music? How comes some people don’t like “100 years of solitude” by Marquez? Why is Sassicaia so good and so expensive?

I’m going to take a nap.