In evidenza

Welcome everybody!

prova bordino Non ti amo senza grigioGrazie per visitare il mio sito!

Sono Laura Pacchioni e ho auto pubblicato il romanzo “Nenèss” e la raccolta di racconti “Amore 5, Horror 1”.

Ho collaborato alla raccolta di racconti “Quattro zampe, due ali un cuore” e all’antologia di poesie curata da Paolo Gambi “…e tu puoi contribuire con un verso”.

Insieme a Matteo Baldi e Ilaria Siddi abbiamo dato vita al libro “Nel settimo cerchio”, un progetto folle in cui abbiamo scritto a staffetta senza accordarci sulla trama.

I miei libri sono disponibili solo su Amazon.

Scrivere il mio primo libro è stato un bellissimo viaggio. Neness è una trentenne italiana che gestisce un’enoteca a Londra: si parla di amore, amicizia, mondo gay, serate in compagnia, vini, paure, speranze. Mi auguro di trasmettere ai miei lettori la stessa forza e passione che ho messo nelle sue pagine. Ascoltate le”song of the day” durante la lettura, bevete un calice di vino consigliato da Neness e lasciatevi trasportare nella sua vita a colori.

“Amore 5, Horror 1” è nato per caso, dal desiderio di farvi leggere altro. Storie d’amore dal finale alternativo, Tinderland, il racconto horror (dovrete dirmi voi se è horror o comico però…) un racconto molto personale all’inizio con cui spero di strapparvi una lacrimuccia.

Il link qui sotto è per “Neness” ma trovate su Amazon anche la raccolta di racconti.

Writing my first book was a wonderful journey. Neness is a thirty years-old italian who runs a wine-shop in London: it is about love, friendship, gay world, nights out, wines, fears, hopes. I hope to deliver to my readers the strenght and passion I put in the pages. Listen to the “Songs of the day” while reading, drink a glass of wine recommended by Neness, and get carried away to her colourful life. Thank you!

Pubblicità

Il lato positivo

Mi sei sempre piaciuto. Fin da bambina. Sognavo di intrattenermi con te, accarezzare le tue mani, sorriderti e correre insieme felici. Quando, da ragazzina, ci siamo frequentati per un po’, io non avevo idea di quello che stessi facendo. Ora capisco che, goffamente, tentavo di fare ciò che non avrei mai potuto imparare da sola. Avevo bisogno di una guida, di essere più consapevole e presente.

Ci siamo ritrovati da grandi, io avevo 35 anni e tu…quell’età indefinita, secoli di saggezza e un temperamento moderno. Abbiamo iniziato un bellissimo cammino insieme, ero entusiasta, quei piccoli passi che facevamo insieme mi riempivano di gioia. Non vedevo l’ora di presentarti agli amici, passare serate spensierate insieme, di quelle in cui il vino non finisce mai e c’è tanta voglia di cantare. Quando finalmente mi sono sentita pronta a presentarti, non è stato il trionfo che speravo: io ero impacciata e tu non mi aiutavi, siamo rimasti lì, in un angolo, mentre gli altri chiacchieravano allegramente. Non ci siamo fusi all’atmosfera, siamo rimasti distaccati, io e te, guardandoci con un misto di disagio e imbarazzo.

Ci siamo poi impegnati, ah se ci siamo impegnati a far funzionare le cose! Le notti passate cercando di capirci, di diventare una cosa sola, con dedizione e pazienza, ma a quanto pare non è stato sufficiente. Le nostre uscite in società erano altalenanti, a volte andava bene, altre volte era un disastro. Troppa ansia, troppo desiderio di piacere, di essere accettati. È subentrata poi la monotonia e siamo rimasti lì, insieme ma come due freddi soprammobili che si guardano da lontano senza mai toccarsi. Ti scrutavo con amarezza, ci avevo sperato così tanto. Ogni tanto provavo a riavvicinarmi, ma era sempre più difficile. Durante i lockdown, abbiamo tentato di stare insieme in modo diverso, più personale e consapevole, senza il bisogno di mostrarci agli altri. Il tempo che avevamo a disposizione ci ha fatto bene: sembrava che ci capissimo finalmente, che le cose potessero funzionare. Ma poi la vita reale è tornata e con lei gli impegni, le incombenze che ci hanno tolto il nostro tempo.

Non ho mai pensato di tradirti. Mai. Ma dopo dieci anni mi sono sentita davvero stanca di provarci e riprovarci senza risultati. È capitato per caso, senza cercarlo, come capita sempre, no?

È arrivato come un tornado, lui, con la sua gioia travolgente e un sorriso instancabile. Stare insieme è stato semplice e naturale: uno sguardo e ci si capisce, nessun malinteso, una sintonia commovente. Da soli o in compagnia, è in grado di strappare un sorriso a tutti con la sua presenza fragorosa, simpatica e allegra. A volte non è vero che bisogna insistere con ciò che non riusciamo a fare: sapere quando è il momento di lasciare andare è altrettanto importante. Incaponirsi a volte non serve, e non ha nulla a che fare con la costanza. Ho capito subito che mi ero illusa per tutta la vita che tu potessi essere il mio grande amore, ti ho idealizzato fin da bambina. Tu rimarrai sempre speciale ma non più per me. Quando capiterà, ti ascolterò sempre rapita, ma ora ho la mia gioia, il mio vero amore, ed è con lui che rimarrò.

È così: tradendo quello che credevo fosse il mio grande amore, ho trovato il vero amore. Facendomi passare i sensi di colpa per averti allontanato dalla mia vita, ora posso godermi la gioia!

Sto parlando di uomini? Questa volta no!

Fin da bambina adoravo idealmente il pianoforte: avevo una pianolina che strimpellavo senza cognizione di causa. Mi è sempre rimasta l’amarezza di non aver frequentato lezioni di pianoforte, quindi all’età di 35 anni ho iniziato un bel percorso con una meravigliosa insegnante! Imparare a suonare il piano da grande non è semplice: serve tempo, tanto tempo, e dedizione. Ero motivata, ma non bastava. Ho fatto alcuni saggi, insieme ai bambini di dieci anni! Uno disastroso, gli altri così così. Mi tremavano le mani, non vedevo i tasti ma una distesa bianca, la mente annebbiata. Io sognavo le cene a casa con me che suonavo e gli amici che cantavano, ma questo non è mai successo, non ero in grado di fare ciò che volevo. E poi è arrivato lui, per caso. Mia nipote Giulia, laureata in contrabbasso, sta seguendo un corso di ukulele. L’ho vista felice, con in mano quello strumentino simpatico, piena di luce e gioia. Mi sono sentita subito attratta e ho chiesto: “come funziona quel coso?”

Mi sono ordinata un ukulele (rosso, in tinta con casa mia), iniziato a seguire tutorial su youtube ancora prima che arrivasse. Ed è scoppiato l’amore: dopo neanche tre mesi che strimpello, ho un bel repertorio di canzoni, gli amici che vengono a cena adorano cantare mentre torturo le corde, rallegro il residence dove vivo (lo giuro, i vicini hanno detto che non disturbo!) e mi sento felice. Incredula per riuscire a ottenere così tanti risultati in poco tempo, lo suono e mi viene da ridere! Avevo solo bisogno di questo: uno strumento musicale con cui divertirmi e rilassarmi. Con il piano ero sempre rigida, con l’ukulele sono piena di gioia. Mi è costata fatica accantonare il piano: provo sensi di colpa verso l’oggetto e verso me stessa, perché non ho saputo imparare a suonarlo come si deve. Ma sono sentimenti negativi. Non tutto può andare bene, non possiamo essere capaci di fare tutto e a volte lasciare andare è la cosa migliore (e anche la più difficile). Bisogna trovare il lato positivo anche nelle sconfitte. Dopo questa lunga avventura durata praticamente tutti i miei 46 anni, ho trovato il vero amore. Non è forse il miglior lato positivo?

La musica cura l’anima e rende sereni.

Io che tento di suonare il piano durante un saggio-Frustrante! E poi…la gioia!!!

Camminare soli per poter camminare insieme

“È giusto sapere che i sentieri li tracciano le stelle. Ogni tanto una punta la sua matita sulla terra lontana e questa gira e si fa segnare. Poi gli uomini trovano i segni, dato che hanno andamento logico. Allora li seguono. È così che nascono i sentieri. Le stelle tremano alle notti gelide, alle calure dell’estate, nelle albe di primavera, sopra le foglie d’autunno. Per questo alcuni sentieri vanno a zig zag o a tornanti, o dritti. Le stelle si emozionano, tremano lontane, le loro dita di luce vagano qua e là sulla terra. Ogni tanto stanno ferme creando rettilinei. Ma succede raramente. Sui sentieri e nella vita, sono rari i tratti piani o dritti

“I misteri della montagna” Mauro Corona

Nell’ultimo anno, mi sono riappropriata di una passione che avevo lasciato lì latente: camminare in montagna.

Mi sono resa conto che non devo aspettare nessuno per fare le cose che mi piacciono.

La montagna è lì, pronta ad accogliere chi ha la sensibilità per apprezzarla, per passare una giornata circondata dal silenzio e incrociare magari solo poche persone.

Credevo di non farcela, di non avere fiato per la salita, di non avere resistenza, di… Ho avuto bisogno di mettermi alla prova, di testare i miei limiti, di vedere dove potevo arrivare da sola. Ho scoperto poi, che quella grande sfida che mi ero posta, era qualcosa che quasi chiunque faceva spesso, senza paura, anzi.

Mi è bastato poco per capire che non c’è spazio per la paura, ma solo per la gioia, lo stupore nei paesaggi che cambiano, il fischiettare allegra quando sei arrivata in cima, le lacrime davanti agli spettacoli della natura.

Cesare, il mio cavalier di otto anni, è stato il mio fido compagno in tutti questi giri: ha stoicamente continuato a camminare anche quando le pietre gli avevano lacerato i polpastrelli (ora ho imparato a fasciargli le zampine), o quando saltando sulla neve si è insaccato una zampa posteriore, o sulle scalinate di Busatte-Tempesta, di fianco ad altri cani che dovevano essere portati in braccio, mentre lui andava su e giù per le scale di gran carriera. Sempre pronto ad andare, a spronarmi a continuare.

La montagna non perdona: ci si deve avvicinare con grande rispetto, con le scarpe adatte, con tutto l’occorrente dentro lo zaino per eventuali repentini cambi di meteo e temperatura. Bisogna avere acqua a volontà, cioccolato, frutta, un cappellino e crema solare per proteggersi.

Dopo aver capito che ce la potevo fare, ho iniziato ad alzare l’asticella affrontando la paura del vuoto: un lungo percorso che mi porterà, forse!, a lanciarmi dal mio adorato Monte Baldo col parapendio.

Camminare in montagna è un po’ come la vita: serve un passo sicuro e deciso, come già detto, con la paura non si avanza molto. Bisogna stare attenti a dove si mettono i piedi, altrimenti può essere facile scivolare, o inciampare e cadere. Se questo dovesse succedere, l’importante è rialzarsi e andare avanti, continuare a camminare, sentendoci a volte sciocchi per lo stupido scivolone, ma forse anche sentendoci più saggi. Arrivare sulla cima è uno dei momenti catartici, anche se comunque non è il momento più importante: è il viaggio, il percorso che ci arricchisce. Ecco perché è bello andare col proprio passo, fermarsi a fotografare un fiore, godersi un sorso di acqua fresca in una giornata calda, cercando con gli occhi angoli da esplorare. Come nella poesia di Konstantinos Kavafis, “Itaca”: “Itaca ti ha dato il bel viaggio, senza di lei mai ti saresti messo sulla strada”.

Chiunque si può avvicinare alla montagna: una volta che si prova, non si torna indietro. La montagna ti accoglie, ti svela pian piano le sue grazie, e tu non puoi che restarne affascinato. Mi commuovo davvero davanti a certi scenari, come al cospetto del passo del camino, con le sue rocce e la sua energia vibrante. Sorrido e saluto sempre i camosci che rimangono tranquilli di fianco a me quando passo: capiscono che nè io nè il mio cane siamo una minaccia.

La montagna accoglie tutti, senza discriminazioni: sta a noi rispettarla, portare a valle con noi i nostri rifiuti, non raccogliere i fiori rari, non disturbare gli animali. In cambio, la montagna ti darà una mente attiva, un corpo agile che risponde ai tuoi comandi, un’energia frizzante che ti farà brillare.

Insieme allo Yoga, camminare per me è stato salvifico quest’anno. Sentirmi così sicura, vedermi arrivare in cima, col mio passo, ma in modo regolare e continuo, senza mai mollare, mi ha regalato fiducia nelle mie capacità, nella mia determinazione. Troppo spesso siamo i peggiori nemici di noi stessi: non ci apprezziamo, non vediamo le nostre qualità e l’erba del vicino ci sembra sempre più verde. Non siamo in grado di darci il giusto valore: dovremmo vederci con gli occhi di chi ci ama e ci apprezza per chi siamo e come siamo. Spesso ho imparato cose su di me che non vedevo, con l’aiuto delle parole e dell’analisi di persone care.

Credo che imparare a volerci più bene, stimolarci a raggiungere nuovi piccoli obiettivi ogni giorno, ci doni una luce interiore visibile agli altri. In quel momento allora, forti e con tanto da donare, siamo pronti a camminare non più da soli. O a continuare a camminare da soli, consapevolmente e felici.

Buon 2022! Che porti a tutti noi ciò di cui abbiamo bisogno.

Progetto Folle: cos’è

Dalla prefazione di “Nel settimo cerchio” di Matteo Baldi, Laura Pacchioni, Ilaria Siddi

È iniziato tutto con un’idea folle: mettere insieme scrittori che, come in una staffetta, scrivessero a turno una parte di storia, fino a creare un libro intero. Fin qui, niente di eclatante. Ma Laura ha voluto che gli autori non si confrontassero tra di loro per lo svolgimento della storia. Sacrilegio! Prima di scrivere un libro, bisogna preparare un canovaccio, una trama, sapere da dove si inizia e dove si vuole andare a parare, cosa si vuole comunicare. Il rischio altrimenti è di essere come una barca in mezzo al mare senza timone, in balìa del vento. Servivano quindi persone abbastanza folli da assecondare l’idea del progetto folle. Alla base delle collaborazioni, ci deve essere sempre la stima reciproca. Matteo è stata la prima scelta, che si è poi rivelata un’ottima scelta. Infatti, in quattro e quattr’otto, ha buttato giù un inizio storia da far saltare le persone dalla poltrona, un inizio col botto, che richiedeva mani esperte per continuare, mantenere alto lo stile e il tasso di adrenalina. Non era stato deciso nemmeno un genere: era solo stato proposto che la storia si svolgesse ai giorni nostri. Matteo ha quindi iniziato di suo gusto, con un dramma dalle note molto dark. Ilaria è arrivata come una salvezza: a progetto già iniziato, quando altri volontari semi-folli languivano e si ritiravano. Ha infuso nuova energia, donando sensibilità e competenza, immergendosi nel progetto con entusiasmo.

(…)

E come per magia è nato: il romanzo creato da tre persone con vissuti, età, modi di scrivere e di pensare differenti che con determinazione hanno creduto nel progetto fino in fondo, fino a che la storia non ha preso una forma concreta e la voglia di tornare a sognare ha fatto tutto il resto.

 Il percorso è stato un saliscendi di emozioni che alla fine ha portato gli autori al tanto sospirato traguardo.

Per portare a termine un lavoro del genere ci vuole determinazione, costanza, spirito di squadra, pazienza ma soprattutto la voglia di mettersi in gioco e confrontarsi con idee diverse.

Come diceva qualcuno:

«Non sopravvive il più intelligente o il più forte; sopravvive chi è in grado di adattarsi e di adeguarsi meglio ai cambiamenti.»

DISPONIBILE SOLO SU AMAZON, CARTACEO € 9.90, EBOOK € 1.99, GRATUITO CON KINDLE UNLIMITED

Copertina originale realizzata da Danilo Cinelli

Letture del 2020

Durante quest’ultimo anno, sono riuscita a leggere parecchi libri, classici, moderni, e sempre con un occhio di riguardo agli autori emergenti, come me. Condivido con voi le mie letture, sperando di incuriosirvi su alcuni titoli meno noti o su scrittori che hanno auto pubblicato.

Per una consultazione più scorrevole, segnalo con * gli autori in auto pubblicazione e con ! gli autori emergenti con piccole case editrici.

  • “Messaggio per un pesciolino che ha sempre sete” Anthony De Mello. Ispirante, motivazionale
  • “Ogni mattina a Jenin” Susan Abulhawa. Romanzo storico sconvolgente, super consigliato
  • * “e il sole torna a splendere” Elisa Larcher
  • “L’usignolo” Kristin Hannah. Romanzo storico sulla resistenza francese, magnifico.
  • * “Il mio girotondo di emozioni” Elenia Stefani. Poesie
  • * “Intermezzo” Elisa Mura. Autrice self con un grande senso dell’umorismo.
  • * “Come chi si aggrappa al filo dei ricordi” Sara Masvar
  • * “Come chi non si perde neanche un attimo” Sara Masvar. Altra autrice self prolifica, stile drama/romantico.
  • ! “L’anello di Hellcity” Francesco di Giulio
  • ! “L’anello di Hellcity- L’evasione” Francesco di Giulio. Distopico che ti incolla al libro e alla poltrona.
  • “Non dite che non abbiamo niente” Madeleine Thiene. Romanzo storico sulla storia della Cina degli ultimi 100 anni. Da leggere.
  • * “Sex and confusion” Lara Coraglia
  • * “IL caffè dell’amore” Paoletta Maizza
  • “Penelope alla guerra” Oriana Fallaci. Il suo primo libro.
  • ! “In punta di sangue” Francesca Tofanari. Bel giallo al femminile
  • “Quel che resta del giorno” Kazuo Ishiguro. A me ha annoiato…sorry
  • * “Donne fenice” Veronica Evangelisti
  • “La cicala dell’ottavo giorno” Mitsuyo Kakuta. Leggere autori giapponesi dilania il cuore. Hanno un modo particolare di mettere in atto quello che pensano, super consigliato.
  • * “Lascia dormire il sognatore” Danilo Cinelli. Autore self che usa le parole in modo magistrale
  • “Vita su un pianeta nervoso” Matt Haig
  • ! “New York 1941. Forse” Luca Giribone
  • “22.11.63” Stephen King. Il re non ha bisogno di presentazioni ma questo libro si. Mi ha profondamente colpita e fa uscire il lato più umano e romantico dello zio. Splendido.
  • “Il domatore di leoni” Camilla Lackberg
  • “La mennulara” Simonetta Agnello Hornby. Adoro lo stile di questa donna.
  • ! “Diversi” Riccardo Iannaccone
  • “L’istituto” Stephen King. Pollice su!
  • “A volte ritorno” John Niven. Irriverente e dissacrante. Apprezzato.
  • “Stagioni diverse” Stephen King. In questa raccolta di racconti trovate “Le ali della libertà” da cui è stato tratto il celebre film.
  • “I bambini di Svevia” Romina Casagrande
  • * “Adele” Stefano Caruso
  • “Le intermittenze della morte” Jose Saramago
  • “Carrie” Stephen King
  • “Becoming” Michelle Obama. Un libro che ogni figlio e ogni genitore dovrebbe leggere.
  • “Appunti di un venditore di donne” Giorgio Faletti. Il suo libro che ho più apprezzato.
  • ! “L’ultimo crepuscolo” Chiara Pagani
  • * “Mia nonna fuma” Alessandro Raschellà. L’ho trovato geniale.
  • “Tess dei d’Urbeville” Thomas Hardy. Lo sto rileggendo a distanza di 25 anni. Adoro Hardy, e per il suo tempo è stato un rivoluzionario.

QUATTRO ZAMPE, DUE ALI, UN CUORE

Le collaborazioni, quelle belle, che ti riempiono il cuore!

def 120720 con titolo

Questo libro contiene cinque racconti scritti da me e dalle mie compagne di avventura: Monia Scott, Elisa Mura, Arcadia Jones e Alessia Francone. La collaborazione è nata grazie alla stima reciproca che abbiamo per i nostri scritti e con tanta voglia di creare qualcosa di bello e di buono. Ne è nata questa raccolta, il cui ricavato è interamente devoluto all‘Associazione Rubens – La relazione che cura. Operano nell’ambito dei percorsi riabilitativi con l’ausilio dei cavalli: quale miglior modo di celebrare i tanti equini che popolano i nostri racconti?

Avventura dentro l’avventura, il racconto firmato da me è in realtà scritto a 4 mani insieme a Elisa Mura, brava e infaticabile scrittrice genovese. Senza esserci mai incontrate, abbiamo dato vita a questa magia. I protagonisti sono due ragazzini, Samuel e Clarice, alle prese con la vita che va avanti nonostante tutto, con le incomprensioni con i genitori e il rifiuto della vita piatta. Troveranno una forte alleato nel bellissimo cavallo Aaron.

Scrivere a 4 mani è stato stimolante, creativo, educativo, sicuramente un’esperienza da ripetere.

Perchè comprare e leggere questo libro?

Iniziamo con un racconto dal profumo mitologico, per passare a un altro dallo scenario cavalleresco, transitando per il gotico, approdando ai giorni nostri per poi essere catapultati nel futuro. Gli stili sono tutti fluidi e scorrevoli, racconti toccanti, commoventi, tutti con il filo conduttore dettato dall’amicizia con una animale. Mi ero aspettata un trionfo di cani e gatti e invece hanno vinto a man bassa i cavalli! Bene, sono esseri dolcissimi che aiutano davvero tante persone. Grazie alla fotografa Giulia Cibrario per averci donato questo meraviglioso scatto.

“Quattro zampe, due ali, un cuore”. Perchè l’amore non si divide, si moltiplica.

 

Penne in quarantena

20200506_165854

C’è tutto un mondo di autori emergenti, che pubblicano in autonomia o con il supporto di case editrici minori, che sfornano romanzi appassionanti, sinceri, curiosi e originali.

Sono molto felice di far parte di questo folto sottobosco, e so che non siamo da meno rispetto agli autori che troviamo nelle sfavillanti librerie con luci forti. Quelle librerie in cui vorremmo entrare anche noi con le nostre parole.

Un fattore importante per noi autori self è il supportarci a vicenda, fare squadra, inventarci sempre nuovi modi per crescere, farci conoscere, far leggere le nostre opere.

Poco più di un mese fa sono stata contattata da una di queste scrittrici, con l’invito a partecipare a una raccolta di racconti da pubblicare a scopo benefico, per devolvere il ricavato in aiuto di chi sta lottando contro questa pandemia. Ovviamente ho accettato la proposta.

“Penne in quarantena” è ora diventato realtà: 19 persone hanno lavorato intorno a questo progetto. 13 racconti estemporanei, viaggi, ricordi di guerre passate, allegorie, racconti distopici o familiari. Una boccata d’ossigeno per far passare ai lettori qualche ora leggendo di argomenti diversi, trattati con delicatezza e maestria.

Io ho donato un racconto di viaggio tra le verdi colline d’Irlanda, esperienza legata a un amico che non c’è più.

Tutti noi abbiamo messo il cuore nei nostri scritti e voi, dal vostro divano, potete viaggiare con noi qualche ora aiutando nello stesso momento la Protezione Civile. L’intero ricavato infatti sarà devoluto a loro.

Trovate “Penne in quarantena” disponibile su Amazon (al momento, presto novità!) sia in ebook che in cartaceo a un prezzo più che ragionevole.

Non avete scuse! Cercatelo, leggetelo, appassionatevi e donate!

 

20200505_172216

I 19

Daniela Abbatiello @perfettoxme

Elena Andreotti  @elena.andreotti.autrice

Maida Bovolenta  @maidabovolenta

Walter Carrettoni   @carrettoniwalter

Martina Longhin   @martina.longhin18

Alice Marcotti    @alice_marcotti

Sara Masvar   @saramasvar

Valentina Morpurgo

Laura Parise   @laura_parise1

Laura Pacchioni  @laurapacchioni_scrittrice   si, io!

Stefano Ricchiuti   @ricchiuti_s

Mariella Strippoli   @mariella.strippoli

Francesca Tofanari    @francescatofanari

Fabiola Pasetti   @psicoterapeuta.fabiola.pasetti

Matteo La Rovere     @psicologo_brillante._.mente

Maria Sole Bramanti  @mariasolebramanti

Rita Pisanello    @ritapisanelloediting

Cristina Tata   @romanziscritturaepassione

Oliva Cordella   @oliva.cordella

 

 

Amore 5, Horror 1

prova bordino Non ti amo senza grigioRacconti estemporanei: ho pubblicato questa raccolta di racconti nel bel mezzo della quarantena, per dare il mio contributo a rendere spensierate un paio d’ore della nostra clausura.

5 racconti d’amore, o giù di lì, e 1 racconto horror, forse! Due bonus tracks: un racconto molto personale all’inizio e una canzone dedicata a Nena alla fine.

Spero di regalarvi qualche perla di saggezza per capire meglio gli uomini, le donne, Marte, Venere, spero di strapparvi un sorriso e magari anche una lacrimuccia.

Troverete un racconto lungo, “Una settimana e un giorno”, con il finale alternativo a cui vi ho abituati!

Troverete i racconti “Tinderland”: i più attenti avranno letto alcuni estratti su questo blog, ma ovviamente nel libro c’è molto di più, fino ad arrivare a un finale degno di un fantasy!

E’ stato ispirante e istruttivo provare a scrivere altri generi, scrivere in terza persona, anche questo libretto mi ha fatto fare un bellissimo viaggio!

Fatemi sapere cosa ne pensate, vi aspetto!

Disponibile solo su Amazon, ebook 0.99 euro, gratuito con kindle unlimited, carteceo 8.31 euro

La copertina è stata realizzata dallo scrittore (e grafico!) Danilo Cinelli.

Nena

C’è una cara persona che mi sta spronando a scrivere testi, per poi crearci musica. Mi ha chiesto: “Scrivi una canzone per Nenèss.” Eccola qua.

ll12 079

 

Ti ho vista di sfuggita attraversare Covent Garden

Col tuo abito giallo quasi come i tuoi capelli

Lo sguardo serio  di chi è sicuro di sè

Ma so che dentro sei tutta un perchè

 

Ti ho vista di sfuggita all’uscita di un pub

Abbracciata a Sandra

che ti appoggiava un bacio sulla guancia

Benedette donne spagnole che sanno cos’è l’amicizia

Condivisione di risate e lacrime

 

  • Sempre di sfuggita

Perchè non ti lasci prendere

Di corsa per non farti raggiungere

In metro per nasconderti

Cara Nena rinasci con le tue parole

Non perderti

Non piangerti addosso

Non dimenticarti chi sei

 

Vorrei poterti coccolare

Prometterti che andrà tutto bene

Ma lui non sarà l’ultima delusione

Dovrai ancora scappare e nasconderti

Per preservare la tua anima

Ma non ci sarà salvezza per il tuo cuore

Dovrai stare in questo circo ancora un pò

Amando prima di tutto te stessa

E ricordandoti chi sei

 

Testo originale di Laura Pacchioni – 27 febbraio 2020

Awareness … a poem or a song…

Anna (1 of 1)-8
Dedicato a tutte le teen-agers, ma soprattutto a lei e al suo papà

Are you aware of the light that you spread when you step into a room?

Do you know how somebody’s life can change just if you look down to him?

Are you aware? Do you know?

-One day you will,

One fine day you’ll know

One sunny day you’ll be aware that you are the brightness that kills the darkness

 

Don’t be scared to be too kind

Don’t underestimate the power of your smile

Awareness will set you free

Awareness will take you far from me

 

So don’t wake up too early my cute baby

Let me rock in this sweet moment

And when the time is right

Your wings will be strong and wild

-One day you will,

One fine day you’ll know

One sunny day you’ll be aware that you are the brightness that kills the darkness

 

-Parole e scatto fotografico di proprietà di Laura Pacchioni

-Lyrics and photo are property of Laura Pacchioni

 

Capodanno 1999/2000

20191230_174214

ENGLISH BELOW!!!

Mi sono resa conto improvvisamente che questo sarà un capodanno leggermente diverso perchè non solo si cambierà anno, ma anche decennio.

Vent’ anni fa, stavo lavorando sulla nave da crociera Disney Wonder, tra la Florida e i Caraibi, insieme a Topolino, Pippo, Cip e Chop. Sei mesi tra i più intensi della mia vita, che ricordo sempre con nostalgia e tenerezza. Mio nipote Federico aveva pochi mesi, io non avevo fissa dimora, la commedia dell’anno era “Notting Hill”, “Matrix” aveva entusiasmato il mondo, Ricky Martin giocava a fare l’etero cantando “Living la vida loca”.

Mi sono tuffata nell’avventura come un salto nel buio, per usare internet bisognava andare al shopping mall all’internet cafè e per telefonare c’era uno stanzino, al porto, di 5 metri quadri, con una quarantina di telefoni e altrettanti filippini che sbraitavano alle cornette. Insomma, per mia madre è stato un disastro, per me, euforia alla stato puro, costantemente. I miei colleghi erano inglesi, australiani, canadesi, brasiliani, tailandesi, vietnamiti, polacchi, irlandesi, americani, croati, francesi, indiani, un melting pot assurdo. Dividevo la cabina con una ragazza australiana, Lisa, dolcissima. C’era la tv con film che giravano a rotazione ogni tre mesi. “Austin Powers, the spy who shagged me” (la spia che ci provava) era il film più decente. L’avrò visto centinaia di volte. Lo guardavamo in compagnia, e tutti, tutti, sapevamo le battute a memoria. La televisione serviva anche per vedere che tempo faceva là fuori: l’ultimo canale era la telecamera esterna. Lavoravo al bar, preparavo Daiquiri, Margarita, Martini, Pinacolada, BBC (baileys banana colada), Tropical Depression e tanti altri drink.

A volte lavoravo anche durante il giorno sull’isola privata dove facevamo tappa: un paradiso di pochi km quadrati con l’acqua cristallina. Mi mettevano nel bar più distante dalla spiaggia frequentata, dove le persone (poche) arrivavano col trenino. E io ero lì, dentro il chioschetto, che fissavo il mare turchese e mi chiedevo come potesse essere successo a me, proprio a me, cresciuta a Scaldasole in provincia di Pavia, di avere una vita così meravigliosa.

Ho lavorato per 5 mesi senza giorno di riposo, il 31 dicembre 1999 credo di aver lavorato circa 15 ore. Ma abbiamo anche festeggiato, io e i miei compagni di avventura: abbiamo iniziato alle otto e mezza del mattino, quando a Sidney era già mezzanotte, e così via, per tutto il giorno. A un certo punto del pomeriggio, sono andata a fare un pisolino, avrei dovuto lavorare nella discoteca fino a tardi e c’era bisogno di riprendersi un attimo. Dopo essermi ristorata con una bella pennichella, esco dalla cabina e subito vengo a sapere che hanno arrestato il mio compagno di lavoro per ubriachezza molesta. La sua cabina era piantonata da una persona, non l’ho mai più rivisto, è stato scortato fuori dalla nave il giorno dopo in manette e messo su di un aereo, sempre in manette. Se ti ubriachi sulla nave in cui lavori e ti fai beccare, ti succede questo.

Ho passato la mezzanotte sul ponte della nave con non so quanti altri colleghi, appena al largo dell’isoletta privata, con la nave sorella, la Disney Magic, di fianco a noi, ammirando i fuochi d’artificio che ci hanno traghettati nel nuovo millennio.

Dopo vent’anni, mi sento e vedo ancora,quando capita, con persone che hanno condiviso quell’esperienza con me. Le navi sono posti strani su cui lavorare. Quando ti accorgi che ti piace una persona, non gli chiedi cose personali ma solo quand’è il suo ultimo giorno di lavoro. Potrebbe essere dopo mesi, o magari dopo solo una settimana. Lì tutto è fermo: come diceva Audrey Hepburn riguardo a Tiffany, non può succedere niente di male su una nave, il mondo esterno è lontano, ovattato, e tutti sono gentili. E’ una vita fittizia, in cui è sufficiente seguire le regole e tutto va bene. E’ una vita che ti porta all’eccesso: dopo aver lavorato per sei mesi senza giorno di riposo, quando scendi sembri un animale a cui hanno aperto la gabbia. Si salvi chi può, sono libera! Potrei e forse dovrei scrivere un libro intero sulle fantastiche avventure caraibiche. Sogno la mia nave molto spesso, il porto, l’isola privata, Castaway Key, le persone. Ho scelto comunque di non tornare, ho fatto solo un contratto e basta. Avevo bisogno di vita reale. Non ho ancora capito se è stata una buona scelta. Ricordo con infinita tenerezza le nostre feste d’addio a chi finiva il contratto, al crew bar, cantando “Leaving on a jet plane” di John Denver e piangendo come un vitello ogni volta.

Finito il contratto, sono tornata a vivere a Londra per un pò, poi sono tornata in Italia per un paio d’anni, poi ho iniziato le stagioni alternando l’inverno nelle Alpi italiane e le estati a Ibiza. Il decennio tra i 20 e i 30 anni è stato davvero tumultuoso, avventuroso, incredibile. Quella era un’altra Laura, un’altra vita, un altro millennio, un altro decennio. A volte mi manca, a volte mi sta bene la vita tranquilla di ora, non potrei avere sempre la valigia in mano come allora. Ma quando mi guardo indietro, lo faccio sempre con una punta di amarezza e malinconia.

Bisogna guardare avanti, lo dico più che altro per convincere me stessa!

Un caro augurio a tutti per un nuovo decennio traboccante di amore, soddisfazioni, salute, denso di felicità e di tutto ciò che osate sognate.

I suddenly realized this New Year’s Eve will be slightly different: we change year and decade as well. Twenty years ago, I was working for Disney Cruise Line, between Florida and Bahamas, along with Mickey Mouse, Goofy, Chip and Dale. Six intense months, which I always remember with nostalgia and affection. My nephew was just a few months old, I didn’t have a house, the movie of the year was “Notting Hill”, “Matrix” thrilled the whole world, Ricky Martin was singing “Living la vida loca” pretending he was straight.

I dived into this adventure with a jump in the dark . In order to use internet, I had to go to the internet cafè at the shopping mall, and to use the telephone, there was a tiny room at the port with forty telephones inside and forty Pilipino screaming at the receiver. So, a disaster for my mother, pure and constant euphoria for me. I had colleagues from England, Australia, Canada, Brazil, Thailand, Vietnam, Poland, Ireland, USA, Croatia, France, India, an unbelievable melting pot.

I was sharing my cabin with the sweetest Australian girl ever. TV had fixed movies. “ Austin Powers, the spy who shagged me” was the only decent one. I think I watched it hundreds of times, together with the other crewmembers, and we knew the script by heart. We used TV also to check on the outside weather: the last channel was the outdoor camera. I used to work at the bar, at the club, preparing Daiquiri, Margarita, Pinacolada, BBC (baileys banana colada), Tropical Depression and many more.

Sometimes I was working in the private island where we docked: a paradise of a few square miles with crystal clear water. And I was there, in the chiringuito, staring at the turquoise sea, wondering how it could have happened to me, me, raised in a tiny village, to have such a great life.

I worked for five months with no day off, I think on the 31st of December 1999 I worked at least 15 hours. But, me and my companions, we did celebrate as well: we started at 8.30am, when in Sidney it was already midnight, and so on all day long. At a certain stage, in the afternoon, I decided to take a nap, I had to work till late at night and I needed a break. After being restored, I got out of my cabin to know that they arrested my work colleague for being drunk. There was a guard on his door, I never saw him again, he was escorted the day after out of the ship with handcuffs, and put on a plane, still with handcuffs on. If you get caught drunk in the ship you work on, this is what happens next.

I spent midnight on the ship deck with I don’t know how many more crew members, just off the private island, with the sister ship Disney Magic beside us, admiring the most beautiful fireworks that sailed us into the millennium.

After twenty years, I am still in touch with somebody and also meet them occasionally. Ships are a weird place to work on. When you fancy someone, you don’t ask for personal question, but just for his sign off day. It could be after months, or just after a few days. On a ship, time is still: like Audrey Hepburn said about Tiffany, no bad things can happen on a ship, the outside world is far, far away, and everybody is so kind. It’s an artificial life where following the rules is the most important rule. It’s a kind of life that leads you to the excess: after six months of work with no day off, when you actually get off, you feel like an animal getting out of the cage for the first time. Beware, I am free! I could and maybe I should write a book on the fantastic Caribbean adventures. I often dream about my ship, the port, the island, Castaway Key, the people. I choose not to get back on board, I just worked one contract. I needed real life. Still not sure if I choose right. I remind with incredible tenderness our good bye parties, at the crew bar, singing “living on a jet plane” by John Denver and crying like crazy.

When I finished my contract, I got back to London for a while, then went back to Italy for a couple of years, then I started working seasons, on the Italian Alps in the winter and in Ibiza during the summertime. My life between my 20 and 30 years-old was adventurous, in turmoil, unbelievable. That was another Laura, another life, another millennium. I miss that person sometimes, but I like my actual quite life, I couldn’t live now with a suitcase always in my hand. But when I look back, I do it with bitterness and melancholy.

We have to look ahead now, and I say this to persuade myself!

A warm greeting, wishing everybody a new decade filled with love, satisfaction, health, packed with happiness and anything you dare to dream.