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Welcome everybody!

prova bordino Non ti amo senza grigioGrazie per visitare il mio sito!

Sono Laura Pacchioni e ho auto pubblicato il romanzo “Nenèss” e la raccolta di racconti “Amore 5, Horror 1”.

Ho collaborato alla raccolta di racconti “Quattro zampe, due ali un cuore” e all’antologia di poesie curata da Paolo Gambi “…e tu puoi contribuire con un verso”.

I miei libri sono disponibili solo su Amazon.

Scrivere il mio primo libro è stato un bellissimo viaggio. Neness è una trentenne italiana che gestisce un’enoteca a Londra: si parla di amore, amicizia, mondo gay, serate in compagnia, vini, paure, speranze. Mi auguro di trasmettere ai miei lettori la stessa forza e passione che ho messo nelle sue pagine. Ascoltate le”song of the day” durante la lettura, bevete un calice di vino consigliato da Neness e lasciatevi trasportare nella sua vita a colori.

“Amore 5, Horror 1” è nato per caso, dal desiderio di farvi leggere altro. Storie d’amore dal finale alternativo, Tinderland, il racconto horror (dovrete dirmi voi se è horror o comico però…) un racconto molto personale all’inizio con cui spero di strapparvi una lacrimuccia.

Il link qui sotto è per “Neness” ma trovate su Amazon anche la raccolta di racconti.

Writing my first book was a wonderful journey. Neness is a thirty years-old italian who runs a wine-shop in London: it is about love, friendship, gay world, nights out, wines, fears, hopes. I hope to deliver to my readers the strenght and passion I put in the pages. Listen to the “Songs of the day” while reading, drink a glass of wine recommended by Neness, and get carried away to her colourful life. Thank you!

 

 

QUATTRO ZAMPE, DUE ALI, UN CUORE

Le collaborazioni, quelle belle, che ti riempiono il cuore!

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Questo libro contiene cinque racconti scritti da me e dalle mie compagne di avventura: Monia Scott, Elisa Mura, Arcadia Jones e Alessia Francone. La collaborazione è nata grazie alla stima reciproca che abbiamo per i nostri scritti e con tanta voglia di creare qualcosa di bello e di buono. Ne è nata questa raccolta, il cui ricavato è interamente devoluto all‘Associazione Rubens – La relazione che cura. Operano nell’ambito dei percorsi riabilitativi con l’ausilio dei cavalli: quale miglior modo di celebrare i tanti equini che popolano i nostri racconti?

Avventura dentro l’avventura, il racconto firmato da me è in realtà scritto a 4 mani insieme a Elisa Mura, brava e infaticabile scrittrice genovese. Senza esserci mai incontrate, abbiamo dato vita a questa magia. I protagonisti sono due ragazzini, Samuel e Clarice, alle prese con la vita che va avanti nonostante tutto, con le incomprensioni con i genitori e il rifiuto della vita piatta. Troveranno una forte alleato nel bellissimo cavallo Aaron.

Scrivere a 4 mani è stato stimolante, creativo, educativo, sicuramente un’esperienza da ripetere.

Perchè comprare e leggere questo libro?

Iniziamo con un racconto dal profumo mitologico, per passare a un altro dallo scenario cavalleresco, transitando per il gotico, approdando ai giorni nostri per poi essere catapultati nel futuro. Gli stili sono tutti fluidi e scorrevoli, racconti toccanti, commoventi, tutti con il filo conduttore dettato dall’amicizia con una animale. Mi ero aspettata un trionfo di cani e gatti e invece hanno vinto a man bassa i cavalli! Bene, sono esseri dolcissimi che aiutano davvero tante persone. Grazie alla fotografa Giulia Cibrario per averci donato questo meraviglioso scatto.

“Quattro zampe, due ali, un cuore”. Perchè l’amore non si divide, si moltiplica.

 

Penne in quarantena

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C’è tutto un mondo di autori emergenti, che pubblicano in autonomia o con il supporto di case editrici minori, che sfornano romanzi appassionanti, sinceri, curiosi e originali.

Sono molto felice di far parte di questo folto sottobosco, e so che non siamo da meno rispetto agli autori che troviamo nelle sfavillanti librerie con luci forti. Quelle librerie in cui vorremmo entrare anche noi con le nostre parole.

Un fattore importante per noi autori self è il supportarci a vicenda, fare squadra, inventarci sempre nuovi modi per crescere, farci conoscere, far leggere le nostre opere.

Poco più di un mese fa sono stata contattata da una di queste scrittrici, con l’invito a partecipare a una raccolta di racconti da pubblicare a scopo benefico, per devolvere il ricavato in aiuto di chi sta lottando contro questa pandemia. Ovviamente ho accettato la proposta.

“Penne in quarantena” è ora diventato realtà: 19 persone hanno lavorato intorno a questo progetto. 13 racconti estemporanei, viaggi, ricordi di guerre passate, allegorie, racconti distopici o familiari. Una boccata d’ossigeno per far passare ai lettori qualche ora leggendo di argomenti diversi, trattati con delicatezza e maestria.

Io ho donato un racconto di viaggio tra le verdi colline d’Irlanda, esperienza legata a un amico che non c’è più.

Tutti noi abbiamo messo il cuore nei nostri scritti e voi, dal vostro divano, potete viaggiare con noi qualche ora aiutando nello stesso momento la Protezione Civile. L’intero ricavato infatti sarà devoluto a loro.

Trovate “Penne in quarantena” disponibile su Amazon (al momento, presto novità!) sia in ebook che in cartaceo a un prezzo più che ragionevole.

Non avete scuse! Cercatelo, leggetelo, appassionatevi e donate!

 

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Daniela Abbatiello @perfettoxme

Elena Andreotti  @elena.andreotti.autrice

Maida Bovolenta  @maidabovolenta

Walter Carrettoni   @carrettoniwalter

Martina Longhin   @martina.longhin18

Alice Marcotti    @alice_marcotti

Sara Masvar   @saramasvar

Valentina Morpurgo

Laura Parise   @laura_parise1

Laura Pacchioni  @laurapacchioni_scrittrice   si, io!

Stefano Ricchiuti   @ricchiuti_s

Mariella Strippoli   @mariella.strippoli

Francesca Tofanari    @francescatofanari

Fabiola Pasetti   @psicoterapeuta.fabiola.pasetti

Matteo La Rovere     @psicologo_brillante._.mente

Maria Sole Bramanti  @mariasolebramanti

Rita Pisanello    @ritapisanelloediting

Cristina Tata   @romanziscritturaepassione

Oliva Cordella   @oliva.cordella

 

 

Amore 5, Horror 1

prova bordino Non ti amo senza grigioRacconti estemporanei: ho pubblicato questa raccolta di racconti nel bel mezzo della quarantena, per dare il mio contributo a rendere spensierate un paio d’ore della nostra clausura.

5 racconti d’amore, o giù di lì, e 1 racconto horror, forse! Due bonus tracks: un racconto molto personale all’inizio e una canzone dedicata a Nena alla fine.

Spero di regalarvi qualche perla di saggezza per capire meglio gli uomini, le donne, Marte, Venere, spero di strapparvi un sorriso e magari anche una lacrimuccia.

Troverete un racconto lungo, “Una settimana e un giorno”, con il finale alternativo a cui vi ho abituati!

Troverete i racconti “Tinderland”: i più attenti avranno letto alcuni estratti su questo blog, ma ovviamente nel libro c’è molto di più, fino ad arrivare a un finale degno di un fantasy!

E’ stato ispirante e istruttivo provare a scrivere altri generi, scrivere in terza persona, anche questo libretto mi ha fatto fare un bellissimo viaggio!

Fatemi sapere cosa ne pensate, vi aspetto!

Disponibile solo su Amazon, ebook 0.99 euro, gratuito con kindle unlimited, carteceo 8.31 euro

La copertina è stata realizzata dallo scrittore (e grafico!) Danilo Cinelli.

Nena

C’è una cara persona che mi sta spronando a scrivere testi, per poi crearci musica. Mi ha chiesto: “Scrivi una canzone per Nenèss.” Eccola qua.

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Ti ho vista di sfuggita attraversare Covent Garden

Col tuo abito giallo quasi come i tuoi capelli

Lo sguardo serio  di chi è sicuro di sè

Ma so che dentro sei tutta un perchè

 

Ti ho vista di sfuggita all’uscita di un pub

Abbracciata a Sandra

che ti appoggiava un bacio sulla guancia

Benedette donne spagnole che sanno cos’è l’amicizia

Condivisione di risate e lacrime

 

  • Sempre di sfuggita

Perchè non ti lasci prendere

Di corsa per non farti raggiungere

In metro per nasconderti

Cara Nena rinasci con le tue parole

Non perderti

Non piangerti addosso

Non dimenticarti chi sei

 

Vorrei poterti coccolare

Prometterti che andrà tutto bene

Ma lui non sarà l’ultima delusione

Dovrai ancora scappare e nasconderti

Per preservare la tua anima

Ma non ci sarà salvezza per il tuo cuore

Dovrai stare in questo circo ancora un pò

Amando prima di tutto te stessa

E ricordandoti chi sei

 

Testo originale di Laura Pacchioni – 27 febbraio 2020

Awareness … a poem or a song…

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Dedicato a tutte le teen-agers, ma soprattutto a lei e al suo papà

Are you aware of the light that you spread when you step into a room?

Do you know how somebody’s life can change just if you look down to him?

Are you aware? Do you know?

-One day you will,

One fine day you’ll know

One sunny day you’ll be aware that you are the brightness that kills the darkness

 

Don’t be scared to be too kind

Don’t underestimate the power of your smile

Awareness will set you free

Awareness will take you far from me

 

So don’t wake up too early my cute baby

Let me rock in this sweet moment

And when the time is right

Your wings will be strong and wild

-One day you will,

One fine day you’ll know

One sunny day you’ll be aware that you are the brightness that kills the darkness

 

-Parole e scatto fotografico di proprietà di Laura Pacchioni

-Lyrics and photo are property of Laura Pacchioni

 

Capodanno 1999/2000

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ENGLISH BELOW!!!

Mi sono resa conto improvvisamente che questo sarà un capodanno leggermente diverso perchè non solo si cambierà anno, ma anche decennio.

Vent’ anni fa, stavo lavorando sulla nave da crociera Disney Wonder, tra la Florida e i Caraibi, insieme a Topolino, Pippo, Cip e Chop. Sei mesi tra i più intensi della mia vita, che ricordo sempre con nostalgia e tenerezza. Mio nipote Federico aveva pochi mesi, io non avevo fissa dimora, la commedia dell’anno era “Notting Hill”, “Matrix” aveva entusiasmato il mondo, Ricky Martin giocava a fare l’etero cantando “Living la vida loca”.

Mi sono tuffata nell’avventura come un salto nel buio, per usare internet bisognava andare al shopping mall all’internet cafè e per telefonare c’era uno stanzino, al porto, di 5 metri quadri, con una quarantina di telefoni e altrettanti filippini che sbraitavano alle cornette. Insomma, per mia madre è stato un disastro, per me, euforia alla stato puro, costantemente. I miei colleghi erano inglesi, australiani, canadesi, brasiliani, tailandesi, vietnamiti, polacchi, irlandesi, americani, croati, francesi, indiani, un melting pot assurdo. Dividevo la cabina con una ragazza australiana, Lisa, dolcissima. C’era la tv con film che giravano a rotazione ogni tre mesi. “Austin Powers, the spy who shagged me” (la spia che ci provava) era il film più decente. L’avrò visto centinaia di volte. Lo guardavamo in compagnia, e tutti, tutti, sapevamo le battute a memoria. La televisione serviva anche per vedere che tempo faceva là fuori: l’ultimo canale era la telecamera esterna. Lavoravo al bar, preparavo Daiquiri, Margarita, Martini, Pinacolada, BBC (baileys banana colada), Tropical Depression e tanti altri drink.

A volte lavoravo anche durante il giorno sull’isola privata dove facevamo tappa: un paradiso di pochi km quadrati con l’acqua cristallina. Mi mettevano nel bar più distante dalla spiaggia frequentata, dove le persone (poche) arrivavano col trenino. E io ero lì, dentro il chioschetto, che fissavo il mare turchese e mi chiedevo come potesse essere successo a me, proprio a me, cresciuta a Scaldasole in provincia di Pavia, di avere una vita così meravigliosa.

Ho lavorato per 5 mesi senza giorno di riposo, il 31 dicembre 1999 credo di aver lavorato circa 15 ore. Ma abbiamo anche festeggiato, io e i miei compagni di avventura: abbiamo iniziato alle otto e mezza del mattino, quando a Sidney era già mezzanotte, e così via, per tutto il giorno. A un certo punto del pomeriggio, sono andata a fare un pisolino, avrei dovuto lavorare nella discoteca fino a tardi e c’era bisogno di riprendersi un attimo. Dopo essermi ristorata con una bella pennichella, esco dalla cabina e subito vengo a sapere che hanno arrestato il mio compagno di lavoro per ubriachezza molesta. La sua cabina era piantonata da una persona, non l’ho mai più rivisto, è stato scortato fuori dalla nave il giorno dopo in manette e messo su di un aereo, sempre in manette. Se ti ubriachi sulla nave in cui lavori e ti fai beccare, ti succede questo.

Ho passato la mezzanotte sul ponte della nave con non so quanti altri colleghi, appena al largo dell’isoletta privata, con la nave sorella, la Disney Magic, di fianco a noi, ammirando i fuochi d’artificio che ci hanno traghettati nel nuovo millennio.

Dopo vent’anni, mi sento e vedo ancora,quando capita, con persone che hanno condiviso quell’esperienza con me. Le navi sono posti strani su cui lavorare. Quando ti accorgi che ti piace una persona, non gli chiedi cose personali ma solo quand’è il suo ultimo giorno di lavoro. Potrebbe essere dopo mesi, o magari dopo solo una settimana. Lì tutto è fermo: come diceva Audrey Hepburn riguardo a Tiffany, non può succedere niente di male su una nave, il mondo esterno è lontano, ovattato, e tutti sono gentili. E’ una vita fittizia, in cui è sufficiente seguire le regole e tutto va bene. E’ una vita che ti porta all’eccesso: dopo aver lavorato per sei mesi senza giorno di riposo, quando scendi sembri un animale a cui hanno aperto la gabbia. Si salvi chi può, sono libera! Potrei e forse dovrei scrivere un libro intero sulle fantastiche avventure caraibiche. Sogno la mia nave molto spesso, il porto, l’isola privata, Castaway Key, le persone. Ho scelto comunque di non tornare, ho fatto solo un contratto e basta. Avevo bisogno di vita reale. Non ho ancora capito se è stata una buona scelta. Ricordo con infinita tenerezza le nostre feste d’addio a chi finiva il contratto, al crew bar, cantando “Leaving on a jet plane” di John Denver e piangendo come un vitello ogni volta.

Finito il contratto, sono tornata a vivere a Londra per un pò, poi sono tornata in Italia per un paio d’anni, poi ho iniziato le stagioni alternando l’inverno nelle Alpi italiane e le estati a Ibiza. Il decennio tra i 20 e i 30 anni è stato davvero tumultuoso, avventuroso, incredibile. Quella era un’altra Laura, un’altra vita, un altro millennio, un altro decennio. A volte mi manca, a volte mi sta bene la vita tranquilla di ora, non potrei avere sempre la valigia in mano come allora. Ma quando mi guardo indietro, lo faccio sempre con una punta di amarezza e malinconia.

Bisogna guardare avanti, lo dico più che altro per convincere me stessa!

Un caro augurio a tutti per un nuovo decennio traboccante di amore, soddisfazioni, salute, denso di felicità e di tutto ciò che osate sognate.

I suddenly realized this New Year’s Eve will be slightly different: we change year and decade as well. Twenty years ago, I was working for Disney Cruise Line, between Florida and Bahamas, along with Mickey Mouse, Goofy, Chip and Dale. Six intense months, which I always remember with nostalgia and affection. My nephew was just a few months old, I didn’t have a house, the movie of the year was “Notting Hill”, “Matrix” thrilled the whole world, Ricky Martin was singing “Living la vida loca” pretending he was straight.

I dived into this adventure with a jump in the dark . In order to use internet, I had to go to the internet cafè at the shopping mall, and to use the telephone, there was a tiny room at the port with forty telephones inside and forty Pilipino screaming at the receiver. So, a disaster for my mother, pure and constant euphoria for me. I had colleagues from England, Australia, Canada, Brazil, Thailand, Vietnam, Poland, Ireland, USA, Croatia, France, India, an unbelievable melting pot.

I was sharing my cabin with the sweetest Australian girl ever. TV had fixed movies. “ Austin Powers, the spy who shagged me” was the only decent one. I think I watched it hundreds of times, together with the other crewmembers, and we knew the script by heart. We used TV also to check on the outside weather: the last channel was the outdoor camera. I used to work at the bar, at the club, preparing Daiquiri, Margarita, Pinacolada, BBC (baileys banana colada), Tropical Depression and many more.

Sometimes I was working in the private island where we docked: a paradise of a few square miles with crystal clear water. And I was there, in the chiringuito, staring at the turquoise sea, wondering how it could have happened to me, me, raised in a tiny village, to have such a great life.

I worked for five months with no day off, I think on the 31st of December 1999 I worked at least 15 hours. But, me and my companions, we did celebrate as well: we started at 8.30am, when in Sidney it was already midnight, and so on all day long. At a certain stage, in the afternoon, I decided to take a nap, I had to work till late at night and I needed a break. After being restored, I got out of my cabin to know that they arrested my work colleague for being drunk. There was a guard on his door, I never saw him again, he was escorted the day after out of the ship with handcuffs, and put on a plane, still with handcuffs on. If you get caught drunk in the ship you work on, this is what happens next.

I spent midnight on the ship deck with I don’t know how many more crew members, just off the private island, with the sister ship Disney Magic beside us, admiring the most beautiful fireworks that sailed us into the millennium.

After twenty years, I am still in touch with somebody and also meet them occasionally. Ships are a weird place to work on. When you fancy someone, you don’t ask for personal question, but just for his sign off day. It could be after months, or just after a few days. On a ship, time is still: like Audrey Hepburn said about Tiffany, no bad things can happen on a ship, the outside world is far, far away, and everybody is so kind. It’s an artificial life where following the rules is the most important rule. It’s a kind of life that leads you to the excess: after six months of work with no day off, when you actually get off, you feel like an animal getting out of the cage for the first time. Beware, I am free! I could and maybe I should write a book on the fantastic Caribbean adventures. I often dream about my ship, the port, the island, Castaway Key, the people. I choose not to get back on board, I just worked one contract. I needed real life. Still not sure if I choose right. I remind with incredible tenderness our good bye parties, at the crew bar, singing “living on a jet plane” by John Denver and crying like crazy.

When I finished my contract, I got back to London for a while, then went back to Italy for a couple of years, then I started working seasons, on the Italian Alps in the winter and in Ibiza during the summertime. My life between my 20 and 30 years-old was adventurous, in turmoil, unbelievable. That was another Laura, another life, another millennium. I miss that person sometimes, but I like my actual quite life, I couldn’t live now with a suitcase always in my hand. But when I look back, I do it with bitterness and melancholy.

We have to look ahead now, and I say this to persuade myself!

A warm greeting, wishing everybody a new decade filled with love, satisfaction, health, packed with happiness and anything you dare to dream.

“Riportando tutto a casa”

20191024_150059Ognuno deve sentirsi libero di andare al cimitero come, quando e se vuole.

In un giorno di pioggia, in un giorno di sole, ad agosto come a novembre.

Ieri sono passata per caso vicino a un cimitero dove è sepolto un amico, e ho sentito come l’urgenza di andare a “trovarlo”. Ero andata solo una volta prima di ieri.

Mi sono subito ricordata il luogo preciso della sua lapide, a terra, grande, con uno spazio vuoto di fianco e suo padre in quello più distante. Il Mauri è mancato prematuramente nel 2007, a 48 anni, dopo una vita sana, fatta di sport, bevute morigerate, tanta musica, tanta Irlanda e tanti mezzi sorrisi. Suo padre è mancato nel 2015: è sopravvissuto a suo figlio per ben 8 anni. La tomba vuota nel mezzo è per la mamma, ancora in vita, che ogni anno siede in prima fila al concerto e alle manifestazioni dell’associazione nata a nome del figlio. L’associazione promuove e dà la possibilità a chiunque di frequentare corsi di pallacanestro: in luoghi sperduti in mezzo alla Lomellina, dove sembra di abitare tra l’Oklahoma e l’Arkansas, cioè persi peggio di un diciottenne in auto senza navigatore, lo sport e le attività sono fondamentali.

Non so che significato abbia andare al cimitero. La persona non è lì, quindi è più come un dovere verso te stesso in vita, come un chiedere scusa per avere ancora la possibilità di respirare e di poter prendere un aereo e andare a vedere le verdi colline irlandesi. Per quello dico che ognuno deve essere libero di andare quando vuole al cimitero, una volta, mai, tutti i giorni, ma deve essere una cosa sentita, non un dovere imposto.

Il Mauri non guidava, quindi spesso sono andata a recuperarlo al suo paesino per portarlo ai concerti dei nostri amici o a piccoli eventi mondani che frequentavamo tutti insieme. Poi c’è stata una vacanza particolare, unica: San Patrizio, Irlanda, anno 2000.

Io abitavo a Londra, e mi sono accordata con una caro amico per fare questi 4/5 giorni in Irlanda con lui e altre persone, tra cui il Mauri, un improbabile pasticcere, e altri 3 uomini che non conoscevo o conoscevo poco.

Tanto per iniziare ho perso il volo d’andata: ero ritornata a Londra da poco dopo un’assenza di alcuni mesi e facevo festa tutte le sere (……..) quindi il volo delle 7  del mattino l’ho preso solo in sogno. Sono stata fortunata a trovare un posto sul successivo volo, nelle giornate prima di San Patrizio i voli sono super affollati. Abbiamo noleggiato un’auto a 8 posti, ribattezzata “cardinsòn”, dal dialetto lomellino “catennaccio” ovvero… un qualcosa di trash, vecchio e decrepito! Ho guidato anch’io il “Cardinsòn”, e vedere quei 5 uomini portati in giro da una allora Laura 24enne mi faceva sorridere.

Durante un giro della penisola di Dingle, ci siamo fermati in prossimità di un punto panoramico, vicino a un vecchio e romantico cimitero celtico, a fare foto e passeggiare. Fatalità, nel campo adiacente, un agricoltore stava aiutando una mucca a dare alla luce il suo vitellino. Siamo rimasti tutti incantati, congelati, commossi ad osservare il miracolo della vita che si compiva davanti ai nostri occhi. Il Mauri ha sdrammatizzato il tutto arrampicandosi su di un albero e chiedendo una foto!

Dingle allora era un villaggio di pescatori, assolutamente non commerciale. Abbiamo passato più giorni nel solito bed and breakfast, già collaudato dai miei amici. Sono poi tornata ancora due volte a soggiornare lì, e la bimba che nel 2000 cullavo dentro la culla mi ha aperto la porta dandomi la benvenuta.

L’ultima sera a Dingle, come da copione, ci siamo presi una sbronza colossale. Il Mauri ha bevuto forse tre birre piccole, grande sgarro per lui. Alla fine, dovevamo proprio uscire dall’ultimo pub aperto, perchè era in chiusura anche lui, e il Mauri si è attaccato a delle ringhiere di legno e mi ha chiesto di scattargli una foto, che si sarebbe intitolata: “Io voglio restare qui!”

Dopo quella volta, sono tornata a Dingle otto anni dopo, il Mauri era mancato da pochi mesi. Lui mi registrava cassette, si, cassette, con la sua musica, mi ha introdotta a Nick Drake, ai Modena City Ramblers, a Beth Orton e tanti altri. In una di queste cassette, l’ultima canzone è stata “Ninna Nanna” dei Modena City Ramblers. Me la diede in Italia, io sarei ripartita per Londra il giorno successivo. Ora non posso più ascoltare quella canzone senza piangere alla fine.

“E se per caso ti sei persa in qualche fredda terra straniera, ti mando una Ninna Nanna per sentirti più vicina.”

Ora è lui perso in una fredda terra straniere di cui nessuno di noi sa nulla. Ritornata a Dingle, ho scritto varie frasi, tra cui questa, su di un pezzo di carta, sono andata sulla scogliera di Dingle, e insieme al vento e ai gabbiani, ho affidato il mio pezzo di carta al cielo e al mare, alle fate, agli gnomi, sperando che là, in quella terra fredda e lontana, il Mauri potesse sentire che noi siamo qui e non l’abbiamo dimenticato.

 

-La foto “Io voglio restare qui” è ora sulla sua lapide.

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L’associazione è   “Amici del Mauri” a Mede, PV

……

“Riportando tutto a casa” è l’album dei Modena City Ramblers che include Ninna Nanna e tante, tantissime canzoni dal ritmo irlandese che inneggiano ad alzare una pinta e dimenticarsi di tutto il resto. Senza dimenticare però di portare a casa con noi un pezzo di Irlanda.

Una settimana e un giorno – Intro

Ciao a voi che mi seguite e leggete!

Sto iniziando a scrivere una cosa nuova, un racconto lungo o un libro corto. Vi propongo l’inizio, un assaggio, un incipit. Questa volta è scritto in terza persona, cosa che di solito non faccio. Fatemi sapere cosa ne pensate!


 

DSCN5251Giorgia passeggia con la testa tra le nuvole. Ha appena fatto colazione al bar con Stefano, dopo una nottata di baci, abbracci e passione. Ora le si prospetta un mese lontano da lui, il fatidico mese d’agosto che lui si è preso interamente di vacanza per poterlo dedicare alla figlia. In effetti dopo soli tre mesi di relazione Giorgia non avrebbe potuto avanzare chissà che richieste per le vacanze. In effetti dopo tre mesi di relazione Stefano è ancora un enigma: cosa fa durante le sei sere alla settimana in cui non stanno insieme? Perchè stanno insieme solo di notte e mai di giorno? Sono tre mesi di relazione o tre mesi di incontri fugaci? La testa passa dalle nuvole all’asfalto, i dubbi sono molti anche se l’intesa tra di loro è palpabile, è energia elettrica. Sarà mica uno di quei casi in cui si scambia il sesso con l’amore? Giorgia scrolla la testa prima di raschiarla contro l’asfalto, accenna un sorriso sulle labbra come le insegnano a yoga e pensa positivo. D’altra parte lui le ha proposto di andare a vivere insieme. Le ha promesso di farle conoscere la figlia. Le dice sempre che nuda è uno spettacolo. La suoneria di un messaggio la risveglia. E’ Stefano, che dolce, è appena partito e già scrive!

“Buongiorno tesoro”

Giorgia rimane un attimo interdetta. Che bisogno c’è di mandare il buongiorno dopo aver dormito insieme, essersi svegliati abbracciati e aver fatto colazione insieme? Decide per una risposta evasiva, un buongiorno con un cuoricino, al quale lui risponde con un altro cuoricino.

Arrivata ormai a casa, Giorgia è ancora più dubbiosa. Scorre freneticamente i messaggi dei mesi passati, riconosce uno schema, il buongiorno nella stessa finestra di orario, le risposte solo coi cuoricini, occasionalmente qualche riga scritta ermeticamente. Si alza dal divano, passeggia su e giù nel piccolo e caldo appartamento, l’afa inizia a farsi sentire anche alle nove e mezza del mattino. Prende la moka e si prepara un caffè. Aspetta la bevanda scura appollaiata sullo sgabello della cucina, la mente cerca di mettere a fuoco qualcosa di confuso ma che si sta diradando. Il caffè l’aiuta a far lavorare più velocemente il cervello. Apre google, le bastano meno di dieci secondi, e trova la sua risposta: applicazione che invia automaticamente messaggi. Lo slogan canta: “Sàlvati dalla ragazza offesa per il mancato buongiorno!”

Ecco, un altro imbecille, un’altra sconfitta, altri mesi buttati al vento. “Meno male che oggi pranzo con Selene” pensa Giorgia. Le amiche. I migliori cerotti dopo le brutte cadute.

Giorgia aspetta l’amica al fresco di un barettino del centro. Non ha nemmeno versato una lacrima, non se ne capacita, la situazione è talmente surreale che le lacrime hanno scioperato e sono rimaste rintanate dentro gli occhi.

Vede arrivare Selene dalla vetrina, bellissima e sorridente come sempre, con la figlia che le tiene la mano, sorridente anche lei. Selene ha le forme perfette, da brava insegnante di danza moderna si tiene in forma. I lunghi capelli neri le incorniciano il viso amichevole e simpatico.  Gioia le salta al collo, è davvero una bimba adorabile! Mangiano velocemente un paio di tramezzini per poi fare una passeggiata al quasi fresco dei portici, così che Gioia ammira le vetrine e le due donne hanno qualche minuto per raccontarsi le ultime news.

<Un’app? Giorgia ma sei sicura?>

<No ma quasi… Così tutto torna, assurdo ma potrebbe essere vero!>

<Tutto è possibile purtroppo… ho avuto un ex che aveva un file excell con le date del ciclo delle donne che vedeva…>

<Non ho capito…>

<Per non uscire con loro durante le mestruazioni! Giorgia lascia stare, come ti senti?>

<Delusa. Umiliata. Delusa di me stessa, mi sono fatta prendere in giro. Credevo di essere una donna intelligente…>

<Lo sei! E’ che hai una gran voglia di rimetterti in gioco e forse dai fiducia così, un pò alla leggera. Hai voglia di crederci e quindi ti lasci andare facilmente.>

<Vero…è che sono così stanca di stare da sola…>

<Giorgia sei una donna fantastic

a, solo uno stupido ti lascerebbe andare!>

<Eh certo, infatti ho la fila sul pianerottolo…>

<Dai, animo! E’ estate! Perchè non vieni al mare con me e Gioia? Non saranno i caraibi ma abbiamo preso un appartamento in centro Caorle per una settimana. C’è una camera in più, tanto Gioia dorme con me. Magari non sarà sempre con noi, viene suo papà a prenderla un paio di volte, e poi verrà anche Bjorn a passare un paio di serate in compagnia, dai, ci divertiamo!>

<Devo reggere il moc

colo a te e Bjorn? Non ci penso proprio!>

<Ma no, ci saranno anche i suoi amici, cosa stai a fare qui in città al caldo!>

<In effetti… sicura che non disturbo?>

<E te l’avrei chiesto? Dai sciocchina, una settimana al mare! Olè!>

Giorgia rimane per tutto il giorno con una sensazione strana appiccicata addosso, come se l’avessero beccata con le mani nella marmellata, ma in realtà è Stefano a essere stato beccato! Passano i giorni e Giorgia si prepara alla resa dei conti. Quattro giorni dopo arriva la mattina della partenza per il mare. Quattro giorni in cui non ha risposto ai buongiorno di Stefano. Quattro giorni in cui lui non si è nemmeno degnato di aggiungere un “come stai”. Quattro giorni in cui Giorgia si è astenuta dal postare sui social. Potrebbe essere il giorno del suo funerale se le fosse successo qualcosa, con Stefano incurante di tutto. Opta per un’opzione da signora. Aspetta l’immancabile “buongiorno tesoro” e subito risponde: “usi un’app per mandarmi il buongiorno?” Silenzio. Nei secoli dei secoli. Amen. Non è Giorgia la defunta ma Stefano, che evapora per sempre.

Tinderland – Simone e Noè

Perchè non solo le donne hanno “problemi”TDL VE su Tinder…

Simone e Noè

Vecio, come ti stà?”

“Ben. E ti?”

Ben. Otto! Fàme do spriss!

Otto sogghigna, prende due calici e li appoggia al bancone. Un paio di cubetti di ghiaccio, non di più, mica siamo americani, aperol, acqua gasata, poca, e abbondante prosecco. Agguanta entrambi i calici con una delle sue grandi mani, si avvicina mollemente ai due amici, facendo risuonare sulla pedana di legno i suoi stivali di pitone finto.

Il “VerdeMar” è un bar che non ha niente di verde e da cui non si vede nemmeno il mare: incastonato in una via laterale di Marghera, è frequentato da quel melting pot tipico delle zone veneziane, giovani, meno giovani, vecchi, bambini, famiglie, massaie, coppie, tutti. Venezia è lì a pochi kilometri, come un miraggio, al di là del lungo ponte, la si può annusare, col suo tipico odore di laguna e da freschin.

Marghera è una trappola: se ci vivi ci rimani, il resto del mondo resta fuori, quasi fosse tutto lontano, faticoso, laborioso. Il “VerdeMar” non è mai vuoto, c’è sempre qualcuno da dissetare, sfamare o che ha voglia di fare quattro ciacole.

Noè e Simone si conoscono da una vita, stessa scuola, stesso palazzo, a volte anche stessa ragazza. Ora condividono anche la data della separazione dalle rispettive mogli, mese più, mese meno. Noè è quello più indaffarato, dovendo gestire i due figli tre giorni alla settimana, Simone invece ha come fardello solo una grande amarezza, quella della sconfitta, di non essere riuscito a far sopravvivere il suo grande amore alla quotidianità. Cellulare in una mano e spritz nell’altra, scambiano ogni tanto due parole.

“Vieni a vedere la partita di champions da me stasera?”

“Simo, no ghea fasso, devo andare a prendere i putèi, li porto a mangiare il gelato.”

“Passa dopo allora.”

“No, no ghea fasso proprio.”

Noè digita freneticamente sulla tastiera, alza gli occhi solo fugacemente per scusarsi in modo espressivo con Simone per la sua assenza per la partita, ma proprio non è possibile! Stavolta ha fatto bingo: una bella mora che dopo i soliti convenevoli, alla domanda “cosa ci fai su tinder?” ha risposto “Voglio migliorare la mia tecnica per la fellatio.” Un gelato veloce coi putèi e via, a sacrificarsi per la ricerca!

Simone fa scorrere le dita sulla schermo, visi di sconosciute gli passano davanti senza comunicargli nulla: more, bionde, tinte, rifatte, quasi tutte in posa con la boccuccia a bacio, non se ne può più, ma non se ne accorgono che così si accentuano le rughe sopra il labbro superiore? <Vecchie, sembrano tutte vecchie, la mia Elena invece è rimasta un fiore, anzi, dopo il divorzio è rifiorita, spero di non vedere mai il suo bel viso apparire su questo schermo.> Questi pensieri fanno agitare Simone, uno spritz, non basta.

CONTINUA NELLA RACCOLTA DI RACCONTI: “AMORE 5 / HORROR 1 

IN USCITA A META’ APRILE 2020

TINDERLAND

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ENGLISH BELOW!!!

Due donne si avvicinano con passo lento verso il bar con vetrata che dà sul parco. Appena entrano l’aria condizionata le investe, entrambe tirano fuori dalla borsa un foulard con cui si coprono velocemente.

“Poi mi viene male alla cervicale” dice Carola.

“Si, e a me anche alla pancia.” Risponde Sara.

Un solerte cameriere poco più che ventenne si avvicina a prendere le ordinazioni.

“Un prosecco!” chiede Sara.

“Per me un prosecco doppio”.

“Come doppio! Allora anch’io!”

“E’ il caldo, mi servono sali minerali.” Spiega Carola.

Le due donne rimangono un attimo in silenzio, godendosi l’aria fresca che pian piano irrigidisce la pelle dopo il sudore accumulato durante la passeggiata in città. Quando il caldo salta fuori così all’improvviso, l’aria  condizionata sembra il paradiso!

Sono entrambe piacenti, poco più che quarantenni, nessuna delle due è particolarmente appariscente o speciale, ma sono comunque due belle donne. Carola porta un rossetto acceso che le dà un’aria di sfida, in abbinamento a uno sguardo veloce, a tratti sfuggente, critico. L’altra è provata dal caldo, i capelli biondi appiccicati al collo, le occhiaie profonde di chi ha dormito poco e male. Entrambe sospirano all’arrivo del prosecco.

“Carola com’è che siamo due belle  donne con una brillante carriera nella moda e siamo single da più di sei mesi? Cos’abbiamo sbagliato?”

“Prima di tutto tu fai la commessa da Intimissimi e io da H&M, e poi abbiamo un cervello cara. Non ci accontentiamo.”

“Ho capito, ma è mai possibile che siano proprio tutti presi? Non ci sarà la fuori uno divorziato o single alla ricerca di qualcuno con cui passare del tempo?”

“Saretta, guardati in giro: dove lo vorresti trovare?”

La fauna del bar consiste in due ultra sessantenni, un paio di madri coi figli e un mezzo ubriacone al banco.

“Dobbiamo andare mirate, qui non va bene e nemmeno in discoteca, ormai ci vanno solo i diciottenni, non vanno bene per noi. Penso che dovremmo iscriverci a Tinder.”

“Anni fa ero su Meetic, questo non lo conosco.”

“E hai trovato qualcuno Carola?”

“No.”

“Sei mai uscita con qualcuno incontrato lì?”

“No.”

“E perchè?” incalza impaziente Sara.

“Una massa di morti di figa. Non mi piaceva nessuno.”

“Ci potremmo provare, insieme! Dai, è scoppiata l’estate, usciamo a divertirci col primo che capita, torniamo spensierate, basta star qui a rimuginare sul passato, c’è bisogno di aria nuova! Scarichiamo ‘sta cavolo di app!”

Seguono due giorni di intenso scrollare a destra e a sinistra, a calibrare il kilometraggio e l’età. Sara per sbaglio, non sapendo come funzionasse l’app, sceglie cinquanta persone, o per lo meno tutte quelle permesse dall’app gratuita, col risultato di far scoppiare la chat di messaggi da match che in realtà non aveva selezionato consapevolmente.

Una volta capito come funziona il tutto, resetta i match e inizia la caccia. Aggiusta il tiro anche sulla descrizione:

“Cerco una persona che mi apprezzi, cerco un complice, qualcuno con cui condividere risate e serate.  Adoro leggere e cucinare per gli amici o per una persona speciale. Cerco… ma poi apprezzo quello che trovo. “

Carola pondera a lungo cosa scrivere. Vorrebbe dichiarare che fa la hostess, quelle beccano sempre. Si limita a “Sono una donna determinata. Nel tempo libero fotografo e leggo libri, per lo più grandi classici.” Nessuna frase ammiccante, nessuna allusione a un uomo da cercare. Chi se ne frega, vediamo cosa succede.

3 giorni dopo, stesso bar, stesse donne

“Ho conosciuto uno!!!”

“Sara, meno male che non hai conosciuto una! Ci siamo iscritte a una chat di incontri, ci sta!”

“Ma questo l’ho proprio conosciuto! Due chiacchiere e mi ha chiesto se ero libera per l’aperitivo! Pensa che non aveva nemmeno visto una mia foto! Mi ha voluta vedere perchè gli è piaciuto il profilo!”

“Si, vabbè. Com’è andata?”

“Allora, dopo l’aperitivo mi ha portata in un localino sui Navigli dove abbiamo cenato e bevuto, o mamma se abbiamo bevuto! Poi quando siamo usciti ha anche acceso una canna di maria, pensa, la coltiva lui!”

“Uno scienziato…” grugnisce Carola.

“E’ carino, molto alto, viaggia tantissimo, va a cavallo, è un uomo davvero interessante e ci siamo divertiti un sacco!”

“Bene, mi fa piacere. Quindi vi rivedrete?”

“Sai che non ho nemmeno il suo numero? Gli ho scritto sulla chat di Tinder ma non mi ha più risposto.”

“Eh cara, è perchè non gliel’hai data!”

“Carola…beh, in effetti, si, gliel’ho data…”

“Ah! Beh, allora non si fa più sentire perchè gliel’hai data subito!”

“Ok, ok, sono sicura che mi richiamerà, anche se in effetti, si è volatilizzato da casa mia alla velocità della luce quando abbiamo finito…insomma, e tu?”

“Sono uscita con uno che guida i treni… non mi ricordo come si chiamano…”

“Macchinisti?”

“Macchinisti de che? Non è troppo generico? Appena l’ho visto mi ricordava qualcuno, ma non riuscivo a focalizzare. Abbiamo iniziato a parlare di libri, quando gli ho nominato i classici lui mi ha tirato fuori nomi come Omero e non so chi altro, io ribatto con Jane Austen e le sorelle Bronte, ma per lui quella è letteratura moderna. Mi sembrava un pò affettato, finto, gli ho chiesto della ex moglie e dei figli, allora è diventato più naturale, dolce. “

“Grande Carola! Quindi vi rivedrete?”

“No, assomiglia troppo al mio ex, per carità!”

“Ah… ma vi siete almeno baciati?”

“Ti ho detto che è la fotocopia del mio ex! Assolutamente no, croce sopra.”

“Quindi?”

“Quindi domani esco con un personal trainer.”

“Eh brava la mia Carola, non ti facevo così intraprendente! Io aspetto che il tipo dell’altra sera si rifaccia sentire, mi è piaciuto proprio tanto.”

Carola si appoggia mollemente allo schienale della poltrona, tira fuori dalla borsa un pacchetto di sigarette, ne accende una con un accendino rosa acceso. Sbuffa fuori la prima boccata con grande piacere, e con estrema serietà sentenzia:

“Quello non si farà sentire mai più.”

5 giorni dopo. Stesso bar, stesse donne.

Sara sta sorseggiando un tè freddo alla pesca all’ombra dell’enorme abete fuori dal solito bar. La frescura degli alberi è sempre più salutare dell’aria condizionata, quella fa venire mal di gola e secca la pelle. Carola arriva con passo leggero, con il solito rossetto acceso che la rende così aristocraticamente diva. Sara la vede arrivare da lontano: non si capacità della fortuna che le è capitata nel trovare un’amica come lei, coi piedi per terra ma sognatrice, pratica ma leggera, vulnerabile e forte.

“Sara che cazzo stai bevendo?”

“Tè freddo alla pesca! Ne vuoi uno anche te?”

“Stai male?”

“No, sono uscita anch’io con un personal trainer e adesso cambio stile di vita!!!”

“O signore… speriamo che non sia lo stesso…” commenta Carola tra l’imbarazzato e il divertito.

“No tranquilla, il  mio è di Parma, il tuo è di Milano, no?”

“Parma? Un pò più lontano, no?”

“Milano non è così grande come sembra sai, e poi è uno a cui piace viaggiare.”

“Un altro…”

“Carola, per favore, è stato carinissimo. Per ringraziarlo che è venuto fino a Milano, gli ho preparato la cena a casa da me!”

“Brava, spero che il vino lo abbia portato lui.”

“No, non è un esperto e non voleva sbagliare.”

“Ah perchè tu invece?”

“Smettila, parliamo di cose importanti. Ti dicevo che è stato carinissimo, e poi ha un fisico… volevo proprio mettergli le mani sopra! Bicipiti scolpiti con tatuaggi tribali, occhi verdi, gentile, dolce, ha chiacchierato un sacco! Credevo che non mi avrebbe mai baciata, e invece alla fine l’ha fatto!”

“Io invece il mio personal trainer l’ho incontrato qui. Figurati se me lo porto a casa, poi non sai mai come fare per cacciarlo via. Io ho bevuto un aperitivo e lui acqua naturale…ma si può essere più tristi?” declama stizzita.

“Carola, lo fanno per il fisico, ci sta, e anche noi dovremmo avere uno stile di vita più morigerato!”

“Secondo me il nostro stile di vita è perfetto. Comunque non so se lo rivedrò, troppo basso.”

“Tutti scrivono l’altezza sul profilo! Pare che sia la caratteristica più richiesta! Sai come si dice, altezza mezza bellezza!” ammicca Sara.

“Si ma quello vale solo per Vincent Cassel, ho visto uomini alti che erano dei cessi. Ma a me proprio non va, non voglio rischiare di mettere i tacchi e di essere visibilmente più alta del mio uomo.”

“Ma vi rivedrete? Vi siete baciati?”

“Non credo proprio. E no, non ho baciato nemmeno questo rospo. E tu con Parma?”

“L’abbiamo fatto tre volte!”

“Grazie per l’info dettagliata Sara… volevo sapere se avevi intenzione di rivederlo…”

“ Ci messaggiamo… però sai, Parma… in effetti dovrei trovare qualcuno di più vicino…”

“Eh, te l’avevo detto…” decreta Carola spalancando gli occhi nocciola.

……

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IN USCITA A META’ APRILE 2020

 

 

Dedicato a tutte quelle che credono ancora nell’amore, nonostante tutto.

Grazie a @cristina_fiorito_ per l’immagine della Torre Unicredit di Milano.

 

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TINDERLAND

Two women walk slowly towards the bar with big windows in the park. Air conditioning hits them as soon as they get in, both get a scarf out of the bag and cover up quickly.

“Or I’ll get neck pain” Carola says.

“Right, and stomach ache” adds Sara.

A diligent waiter in his twenties takes the order.

“Prosecco please!” orders Sara.

“Yeah, double for me.”

“Double! I want that as well!”

“I need minerals, too hot.” Explains Carola.

The women stay silent for a while, enjoying the cool air that dries their skin after the heat they got during their walk. When the heat wave comes so fast, air conditioning is like paradise!

They’re both pretty, just over their forties, none of them is eye-catching or striking but they are nice. Carola wears a bright red lipstick that gives her a daring look, combined with a quick and fleeing gaze, critical. The other one is suffering the heat, the blond hair sticking to her neck, deep eye bags show she slept little and badly. Both of them sigh when prosecco arrives.

“Carola, how come we are two beautiful women with a brilliant carrier in fashion and we are single since more than six months? What’s wrong?”

“First of all, you are a shop assistant for Intimissimi and I am for H&M, on top of that, we have a brain darling. We don’t compromise.”

“I get that but is it possible that each and every man is already taken? Maybe there is a divorced or a single guy out there looking for somebody to spend his time with!”

“Sara, look around: where shall we find him?”

Fauna in the bar is composed by two elder men, a couple of mothers with kids, a drunken man at the counter.

“We have to be picky, this place is not good, also clubs are not good, unless you want a teenager. I think we should try to sign up on Tinder.”

“I used Meetic years ago but I don’t know this.”

“Did you find somebody there, Carola?”

“No.”

“Have you ever dated somebody you meet on the app?”

“No.”

“Why?” asks Sara impatiently.

“Just epic pussy hounds. Waste of time.”

“We should give it a try, together! Come on, summertime is in bloom, let’s go out and have fun with anybody, we need careless moments, stop thinking over and over about the past, we need fresh air! Let’s do it!”

This conversation is followed by two days of heavy scrolling left and right, correcting distance and age. Sara, by mistake, chooses fifty people, or as many as the free version of the app allows, so the chat explodes with messages from people she really did not select. Once aware of how it works, she resets the app and starts hunting. She also fixes her description:

“I’m looking for somebody who will appreciate me, I am looking for an accomplice, somebody to share evenings and laughs with. I love reading and cooking for friends or for somebody special. I look for… and then I am grateful for anything I receive.”

Carola thinks over and over about her description. She would like to declare she’s a hostess, that would be appealing. Then she just writes: “I am a resolute woman. In my spare time I photograph and read books, mainly classics.”

No winking lines, no reference to men. Who cares, whatever.

 

 

3 days later, same bar, same women.

“I met a guy!”

“Sara, I’m glad you met a guy and not a girl! We signed up to a meeting chat!”

“Yeah but I really met him! We chatted a bit and then he asked me out, without asking for a picture! He wanted to meet me because he liked my profile!”

“Yeah, right. And?”

“So, after the aperitif we went to a cute restaurant by the river bank where we dined and drank, oh God we drank! Then he lights up a joint, he grows his grass!”

“A scientist…” grunts Carola.

“He’s cute, very tall, travels a lot, rides horses, very interesting and we had a ball!”

“Happy to hear that. So you’ll see him again?”

“I don’t have his number. I texted him on the Tinder chat but no answer.”

“My dear, that’s because you didn’t sleep with him!”

“Carola…actually, I did!”

“Ah! So that’s because you slept with him right away!”

“Right, right, I am sure he’ll get back to me, even if he ran away at the speed of light when we finished…ok, and you?”

“I dated a guy who drives trains… what’s the name…”

“Driver?”

“Too generic. As soon as I saw him he reminded me of somebody but I couldn’t focus. Then we started talking about books, classic writers and he mentioned Homer and who knows who else, I replied with Jane Austen and the Bronte sisters, but he considers them modern literature. He seemed a bit put-on, fake, so I asked him about his ex-wife and kids and he became natural, sweet.”

“Great Carola! So when is the next date?”

“Never, he reminds me of my ex!”

“Oh, have you kissed?”

“I told you he’s just like my ex! It’s a no!”

 “So?”

“So tomorrow I’ll date a personal trainer.”

“Well done Carola, I didn’t picture you like a femme fatale! I’ll wait for that guy to write me back, I really like him.”

Carola leans lazily on the back of the seat, pulls a pack of cigarettes out of the bag, lights one up with a shiny pink lighter. She exhales the first puff with huge pleasure then rules extremely seriously:

“He’ll never get back to you.”

 

 

5 days later. Same bar, same women.

Sara is sipping a peach iced tea at the shade of the huge fir tree out of the usual bar. The freshness of the trees is healthier than air conditioning that dries your throat and skin. Carola approaches with a light step, the usual bright red lipstick gives her such an aristocratically diva look. Sara spots her from far: she cannot believe her lucky star brought her such a good friend, down to earth but dreamer, practical but light, vulnerable and strong.

“Sara what the fuck are you drinking?”

“A peach iced tea! Would you like one?”

“Are you sick?”

“No! I dated a personal trainer and now I want to change my life style!”

“Oh God, I hope he’s not the same as mine…” comments Carola both embarrassed and amused.

“Don’t worry, mine comes from Parma, yours is from Milan, right?”

“Parma? A bit far…”

“Milan is not as big as it seems, and he’s a traveller.”

“Another one…”

“Carola, please, he was cute! To thank him for coming over, I prepared dinner for him at my place!”

“Well done, I hope he brought the wine.”

“No, he’s not an expert, he didn’t want to make mistakes.”

“Ah, are you an expert?!?”

“Stop it, let’s talk seriously. I told you, he was cute, and so fit… I really wanted to touch him! Tribal tattoos on perfect biceps, green eyes, kind, sweet, we chatted for long! I was scared he wasn’t going to kiss me, but then he did!”

“Well, I met my personal trainer here. I would never bring someone home, too hard to kick him out then.  I had an aperitif and he had still water… how sad!”

“Carola they do it to be fit, I appreciate that, we should have a straighter life style.”

“I think our life style is perfect. Anyway, I don’t think I’ll see him again, too short.”

“They all state their height in the profile! Apparently it’s the most requested feature. You know, the taller the better!”

“That works only for Vincent Cassel, I’ve seen tall men who were shit-holes: I don’t want to wear heels and be taller than my man.”

“Will you see him again? Did you kiss?”

“I don’t think so. No kiss for short frog. And you with Mr Parma?”

“We did it three times!”

“Thanks for the accurate info Sara. I just wanted to know if you would see him again.”

“We text…but you know, Parma… maybe I should find someone closer…”

“Well, I told you…”

 

5 days later. Same bar, same women.

Heat wave is hitting Milan hard, the park is full of people eating ice-creams. Carola and Sara are comfortably sitting at their usual bar, enjoying the freshness of the huge oak (or was it a fir tree?) They sip a white wine spritzer with lemon zest, their personal recipe against the heat.

“You have no idea how many lousy people I had to deal with today. They beg for discount on discounted clothes!”

“Carola we always try to get a discount when we shop…”

“Yeah but we do it with style, with kindness. They demand it, lousy…”

Sara enjoys the refreshing drink, guiltily reminding the last time she demanded a discount in an herbalist shop. She changes topic:

“I saw a guy yesterday, so hot!”

“But…”

“Why should there be a “but”, Carola?”

“I read the subtitles in your tone of voice” she answers half cynical and half amused.

“We went out, dined, so fascinating with this Greek god’s face. Then I asked him where he lives…”

“And where does a Greek god live?”

“At his mum’s and he’s fine with it. He’s forty years old and he never made himself a coffee.”

“I hope you started running as fast as a gazelle!”

“Actually I went back to his…”

“To his mum’s???”

“Yes, he has a nice bedroom, not childish, I like him, he’s sweet and he’s so fit, clever, funny. I could really like him.”

“Sara, you left home at 19, what can you share with a guy who lives with his mum at 40?”

“These men deserve a chance! They don’t come in a beautiful box, perfectly perfect and with a ribbon on their head! We need to polish and file, there is something good underneath…”

“Sara, darling, I understand how you feel. You are alone and ready to get back to life, to feel alive, but you cannot get infatuated with any guy you sleep with. That is just sex! They are men! They may tell you any kind of sweetness having sex, but don’t believe them, you need to preserve yourself! You must tell sex from love, and you have to keep something for you, don’t play all in, calm down. You don’t hope to find love in this chat, right?”

“They say it’s the future. Forget those who declare they are married and just looking for adventures, I’m not interested in that. We cannot be the only two persons left who believe in love.”

“No, maybe it’s only you.”

“Carola! Don’t say that! What happened?”

“Nothing, I don’t like those guys, I’m chatting with three but I don’t feel like going out with a stranger. I feel like a horse showing teeth and muscles, it’s like a never-ending exam. That’s it, I’m done.”

“You cannot leave me alone, we decided to do this adventure together!”

“What can I do, I don’t like anybody. And after all… I still think of him…”

“No… Big…”

Every respectful woman has or had her own Mr Big, and Carola’s one is like an infestation.  He’s not willing to leave her mind and heart.

“He hurt you, badly, how comes you’re not furious with him?”

“I am! A lot! But I love him…”

There, the snob Carola in sitting on the bench. Now the leading lady is here, sweetly vulnerable but strong, the woman who takes pictures of what people cannot see, who catches the beauty in the underground steps, or in a naked tree and then shows it to you as an image and you think: how many times I’ve seen those steps, those trees, and did not perceive their strength? A higher sensibility is needed in order to see, not just to look. This sensibility impairs Carola to be at ease in the swirling merry-go-round of the chat world, sometimes cold and sterile.

“Did mummy’s boy call you back?”

“No, not yet.”

“Leave it, it’s a dead end story. At least you had some sex, I cannot do it, they are strangers to me. And at the end of the day, we both are back to the same point, alone again. So, sex doesn’t make any difference. They are always the same kind of assholes.”

“Well if you picture it like that…”

“That’s it, no more Tinder, it’s a useless circus.”

“You’re right, I quit too.”

 

10 days later. Same bar. Maybe not the same women.

Carola sips her espresso. Sara stirs some sugar in her barley coffee. Beat the budget, today breakfast at the bar with a double filled croissant, chocolate and custard cream! Birds are not twitting but cicadas do… cicadas in the center of Milan, the ecosystem is fucked up.

Sara is wearing a cute white and black stripes dress bought in Carola’s shop (discounted, of course). She has a satisfied look and Carola spots it right away.

“No need to ask what happened last night…”

“Does it show? I haven’t spoken yet!”

“Come on, spit it out!”

“Then you’ll tell me off” answers Sara with a childish look.

“Spit it!”

“I saw a guy…for the second time!”

“Didn’t we quit Tinder?”

“He’s different, he came to our first date with flowers! He likes me!”

“Did you sleep with him?” asks Carola.

“Of course, the first evening.”

“You’ll never learn, stop wasting your time!”

“I still believe in human beings, in spite of all. I tried to get away but I cannot. Is it just sex? Fine. Will it be more? Fine. I like him Carola, I really do.”

“Don’t let him fool you, you have a brain, please don’t forget this. Believe in humanity but don’t let him make fun of you. And do you know where he can stick his flowers?”

“Come on, it’s a romantic old style thing!”

“Oh please, leave it.”

“It’s fine for me but ok, I’ll be careful, I’ll see what to do.”

 

The two friends walk away in different directions. Both of them check their phones immediately. Carola finds a message on the Instagram chat from a handsome Canadian photographer who praises her for her shots. Mmh, she thinks, Canada… I’ve never been there, it’s cold, I like cold, I could be happy in Canada with a house and some nice curtains on the window.

Sara finds a WhatsApp message:

“Good morning sunshine, how about tonight?”

“Of course! I’ll cook for you, can’t wait to hug you!”

 

 

To all of you who still believe in love, in spite of everything

Thank you to @cristina_fiorito_ for the Unicredit tower of Milan pic.