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Welcome everybody!

prova bordino Non ti amo senza grigioGrazie per visitare il mio sito!

Sono Laura Pacchioni e ho auto pubblicato il romanzo “Nenèss” e la raccolta di racconti “Amore 5, Horror 1”.

Ho collaborato alla raccolta di racconti “Quattro zampe, due ali un cuore” e all’antologia di poesie curata da Paolo Gambi “…e tu puoi contribuire con un verso”.

I miei libri sono disponibili solo su Amazon.

Scrivere il mio primo libro è stato un bellissimo viaggio. Neness è una trentenne italiana che gestisce un’enoteca a Londra: si parla di amore, amicizia, mondo gay, serate in compagnia, vini, paure, speranze. Mi auguro di trasmettere ai miei lettori la stessa forza e passione che ho messo nelle sue pagine. Ascoltate le”song of the day” durante la lettura, bevete un calice di vino consigliato da Neness e lasciatevi trasportare nella sua vita a colori.

“Amore 5, Horror 1” è nato per caso, dal desiderio di farvi leggere altro. Storie d’amore dal finale alternativo, Tinderland, il racconto horror (dovrete dirmi voi se è horror o comico però…) un racconto molto personale all’inizio con cui spero di strapparvi una lacrimuccia.

Il link qui sotto è per “Neness” ma trovate su Amazon anche la raccolta di racconti.

Writing my first book was a wonderful journey. Neness is a thirty years-old italian who runs a wine-shop in London: it is about love, friendship, gay world, nights out, wines, fears, hopes. I hope to deliver to my readers the strenght and passion I put in the pages. Listen to the “Songs of the day” while reading, drink a glass of wine recommended by Neness, and get carried away to her colourful life. Thank you!

 

 

Progetto Folle: cos’è

Dalla prefazione di “Nel settimo cerchio” di Matteo Baldi, Laura Pacchioni, Ilaria Siddi

È iniziato tutto con un’idea folle: mettere insieme scrittori che, come in una staffetta, scrivessero a turno una parte di storia, fino a creare un libro intero. Fin qui, niente di eclatante. Ma Laura ha voluto che gli autori non si confrontassero tra di loro per lo svolgimento della storia. Sacrilegio! Prima di scrivere un libro, bisogna preparare un canovaccio, una trama, sapere da dove si inizia e dove si vuole andare a parare, cosa si vuole comunicare. Il rischio altrimenti è di essere come una barca in mezzo al mare senza timone, in balìa del vento. Servivano quindi persone abbastanza folli da assecondare l’idea del progetto folle. Alla base delle collaborazioni, ci deve essere sempre la stima reciproca. Matteo è stata la prima scelta, che si è poi rivelata un’ottima scelta. Infatti, in quattro e quattr’otto, ha buttato giù un inizio storia da far saltare le persone dalla poltrona, un inizio col botto, che richiedeva mani esperte per continuare, mantenere alto lo stile e il tasso di adrenalina. Non era stato deciso nemmeno un genere: era solo stato proposto che la storia si svolgesse ai giorni nostri. Matteo ha quindi iniziato di suo gusto, con un dramma dalle note molto dark. Ilaria è arrivata come una salvezza: a progetto già iniziato, quando altri volontari semi-folli languivano e si ritiravano. Ha infuso nuova energia, donando sensibilità e competenza, immergendosi nel progetto con entusiasmo.

(…)

E come per magia è nato: il romanzo creato da tre persone con vissuti, età, modi di scrivere e di pensare differenti che con determinazione hanno creduto nel progetto fino in fondo, fino a che la storia non ha preso una forma concreta e la voglia di tornare a sognare ha fatto tutto il resto.

 Il percorso è stato un saliscendi di emozioni che alla fine ha portato gli autori al tanto sospirato traguardo.

Per portare a termine un lavoro del genere ci vuole determinazione, costanza, spirito di squadra, pazienza ma soprattutto la voglia di mettersi in gioco e confrontarsi con idee diverse.

Come diceva qualcuno:

«Non sopravvive il più intelligente o il più forte; sopravvive chi è in grado di adattarsi e di adeguarsi meglio ai cambiamenti.»

DISPONIBILE SOLO SU AMAZON, CARTACEO € 9.90, EBOOK € 1.99, GRATUITO CON KINDLE UNLIMITED

Copertina originale realizzata da Danilo Cinelli

Letture del 2020

Durante quest’ultimo anno, sono riuscita a leggere parecchi libri, classici, moderni, e sempre con un occhio di riguardo agli autori emergenti, come me. Condivido con voi le mie letture, sperando di incuriosirvi su alcuni titoli meno noti o su scrittori che hanno auto pubblicato.

Per una consultazione più scorrevole, segnalo con * gli autori in auto pubblicazione e con ! gli autori emergenti con piccole case editrici.

  • “Messaggio per un pesciolino che ha sempre sete” Anthony De Mello. Ispirante, motivazionale
  • “Ogni mattina a Jenin” Susan Abulhawa. Romanzo storico sconvolgente, super consigliato
  • * “e il sole torna a splendere” Elisa Larcher
  • “L’usignolo” Kristin Hannah. Romanzo storico sulla resistenza francese, magnifico.
  • * “Il mio girotondo di emozioni” Elenia Stefani. Poesie
  • * “Intermezzo” Elisa Mura. Autrice self con un grande senso dell’umorismo.
  • * “Come chi si aggrappa al filo dei ricordi” Sara Masvar
  • * “Come chi non si perde neanche un attimo” Sara Masvar. Altra autrice self prolifica, stile drama/romantico.
  • ! “L’anello di Hellcity” Francesco di Giulio
  • ! “L’anello di Hellcity- L’evasione” Francesco di Giulio. Distopico che ti incolla al libro e alla poltrona.
  • “Non dite che non abbiamo niente” Madeleine Thiene. Romanzo storico sulla storia della Cina degli ultimi 100 anni. Da leggere.
  • * “Sex and confusion” Lara Coraglia
  • * “IL caffè dell’amore” Paoletta Maizza
  • “Penelope alla guerra” Oriana Fallaci. Il suo primo libro.
  • ! “In punta di sangue” Francesca Tofanari. Bel giallo al femminile
  • “Quel che resta del giorno” Kazuo Ishiguro. A me ha annoiato…sorry
  • * “Donne fenice” Veronica Evangelisti
  • “La cicala dell’ottavo giorno” Mitsuyo Kakuta. Leggere autori giapponesi dilania il cuore. Hanno un modo particolare di mettere in atto quello che pensano, super consigliato.
  • * “Lascia dormire il sognatore” Danilo Cinelli. Autore self che usa le parole in modo magistrale
  • “Vita su un pianeta nervoso” Matt Haig
  • ! “New York 1941. Forse” Luca Giribone
  • “22.11.63” Stephen King. Il re non ha bisogno di presentazioni ma questo libro si. Mi ha profondamente colpita e fa uscire il lato più umano e romantico dello zio. Splendido.
  • “Il domatore di leoni” Camilla Lackberg
  • “La mennulara” Simonetta Agnello Hornby. Adoro lo stile di questa donna.
  • ! “Diversi” Riccardo Iannaccone
  • “L’istituto” Stephen King. Pollice su!
  • “A volte ritorno” John Niven. Irriverente e dissacrante. Apprezzato.
  • “Stagioni diverse” Stephen King. In questa raccolta di racconti trovate “Le ali della libertà” da cui è stato tratto il celebre film.
  • “I bambini di Svevia” Romina Casagrande
  • * “Adele” Stefano Caruso
  • “Le intermittenze della morte” Jose Saramago
  • “Carrie” Stephen King
  • “Becoming” Michelle Obama. Un libro che ogni figlio e ogni genitore dovrebbe leggere.
  • “Appunti di un venditore di donne” Giorgio Faletti. Il suo libro che ho più apprezzato.
  • ! “L’ultimo crepuscolo” Chiara Pagani
  • * “Mia nonna fuma” Alessandro Raschellà. L’ho trovato geniale.
  • “Tess dei d’Urbeville” Thomas Hardy. Lo sto rileggendo a distanza di 25 anni. Adoro Hardy, e per il suo tempo è stato un rivoluzionario.

QUATTRO ZAMPE, DUE ALI, UN CUORE

Le collaborazioni, quelle belle, che ti riempiono il cuore!

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Questo libro contiene cinque racconti scritti da me e dalle mie compagne di avventura: Monia Scott, Elisa Mura, Arcadia Jones e Alessia Francone. La collaborazione è nata grazie alla stima reciproca che abbiamo per i nostri scritti e con tanta voglia di creare qualcosa di bello e di buono. Ne è nata questa raccolta, il cui ricavato è interamente devoluto all‘Associazione Rubens – La relazione che cura. Operano nell’ambito dei percorsi riabilitativi con l’ausilio dei cavalli: quale miglior modo di celebrare i tanti equini che popolano i nostri racconti?

Avventura dentro l’avventura, il racconto firmato da me è in realtà scritto a 4 mani insieme a Elisa Mura, brava e infaticabile scrittrice genovese. Senza esserci mai incontrate, abbiamo dato vita a questa magia. I protagonisti sono due ragazzini, Samuel e Clarice, alle prese con la vita che va avanti nonostante tutto, con le incomprensioni con i genitori e il rifiuto della vita piatta. Troveranno una forte alleato nel bellissimo cavallo Aaron.

Scrivere a 4 mani è stato stimolante, creativo, educativo, sicuramente un’esperienza da ripetere.

Perchè comprare e leggere questo libro?

Iniziamo con un racconto dal profumo mitologico, per passare a un altro dallo scenario cavalleresco, transitando per il gotico, approdando ai giorni nostri per poi essere catapultati nel futuro. Gli stili sono tutti fluidi e scorrevoli, racconti toccanti, commoventi, tutti con il filo conduttore dettato dall’amicizia con una animale. Mi ero aspettata un trionfo di cani e gatti e invece hanno vinto a man bassa i cavalli! Bene, sono esseri dolcissimi che aiutano davvero tante persone. Grazie alla fotografa Giulia Cibrario per averci donato questo meraviglioso scatto.

“Quattro zampe, due ali, un cuore”. Perchè l’amore non si divide, si moltiplica.

 

Penne in quarantena

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C’è tutto un mondo di autori emergenti, che pubblicano in autonomia o con il supporto di case editrici minori, che sfornano romanzi appassionanti, sinceri, curiosi e originali.

Sono molto felice di far parte di questo folto sottobosco, e so che non siamo da meno rispetto agli autori che troviamo nelle sfavillanti librerie con luci forti. Quelle librerie in cui vorremmo entrare anche noi con le nostre parole.

Un fattore importante per noi autori self è il supportarci a vicenda, fare squadra, inventarci sempre nuovi modi per crescere, farci conoscere, far leggere le nostre opere.

Poco più di un mese fa sono stata contattata da una di queste scrittrici, con l’invito a partecipare a una raccolta di racconti da pubblicare a scopo benefico, per devolvere il ricavato in aiuto di chi sta lottando contro questa pandemia. Ovviamente ho accettato la proposta.

“Penne in quarantena” è ora diventato realtà: 19 persone hanno lavorato intorno a questo progetto. 13 racconti estemporanei, viaggi, ricordi di guerre passate, allegorie, racconti distopici o familiari. Una boccata d’ossigeno per far passare ai lettori qualche ora leggendo di argomenti diversi, trattati con delicatezza e maestria.

Io ho donato un racconto di viaggio tra le verdi colline d’Irlanda, esperienza legata a un amico che non c’è più.

Tutti noi abbiamo messo il cuore nei nostri scritti e voi, dal vostro divano, potete viaggiare con noi qualche ora aiutando nello stesso momento la Protezione Civile. L’intero ricavato infatti sarà devoluto a loro.

Trovate “Penne in quarantena” disponibile su Amazon (al momento, presto novità!) sia in ebook che in cartaceo a un prezzo più che ragionevole.

Non avete scuse! Cercatelo, leggetelo, appassionatevi e donate!

 

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Daniela Abbatiello @perfettoxme

Elena Andreotti  @elena.andreotti.autrice

Maida Bovolenta  @maidabovolenta

Walter Carrettoni   @carrettoniwalter

Martina Longhin   @martina.longhin18

Alice Marcotti    @alice_marcotti

Sara Masvar   @saramasvar

Valentina Morpurgo

Laura Parise   @laura_parise1

Laura Pacchioni  @laurapacchioni_scrittrice   si, io!

Stefano Ricchiuti   @ricchiuti_s

Mariella Strippoli   @mariella.strippoli

Francesca Tofanari    @francescatofanari

Fabiola Pasetti   @psicoterapeuta.fabiola.pasetti

Matteo La Rovere     @psicologo_brillante._.mente

Maria Sole Bramanti  @mariasolebramanti

Rita Pisanello    @ritapisanelloediting

Cristina Tata   @romanziscritturaepassione

Oliva Cordella   @oliva.cordella

 

 

Amore 5, Horror 1

prova bordino Non ti amo senza grigioRacconti estemporanei: ho pubblicato questa raccolta di racconti nel bel mezzo della quarantena, per dare il mio contributo a rendere spensierate un paio d’ore della nostra clausura.

5 racconti d’amore, o giù di lì, e 1 racconto horror, forse! Due bonus tracks: un racconto molto personale all’inizio e una canzone dedicata a Nena alla fine.

Spero di regalarvi qualche perla di saggezza per capire meglio gli uomini, le donne, Marte, Venere, spero di strapparvi un sorriso e magari anche una lacrimuccia.

Troverete un racconto lungo, “Una settimana e un giorno”, con il finale alternativo a cui vi ho abituati!

Troverete i racconti “Tinderland”: i più attenti avranno letto alcuni estratti su questo blog, ma ovviamente nel libro c’è molto di più, fino ad arrivare a un finale degno di un fantasy!

E’ stato ispirante e istruttivo provare a scrivere altri generi, scrivere in terza persona, anche questo libretto mi ha fatto fare un bellissimo viaggio!

Fatemi sapere cosa ne pensate, vi aspetto!

Disponibile solo su Amazon, ebook 0.99 euro, gratuito con kindle unlimited, carteceo 8.31 euro

La copertina è stata realizzata dallo scrittore (e grafico!) Danilo Cinelli.

Nena

C’è una cara persona che mi sta spronando a scrivere testi, per poi crearci musica. Mi ha chiesto: “Scrivi una canzone per Nenèss.” Eccola qua.

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Ti ho vista di sfuggita attraversare Covent Garden

Col tuo abito giallo quasi come i tuoi capelli

Lo sguardo serio  di chi è sicuro di sè

Ma so che dentro sei tutta un perchè

 

Ti ho vista di sfuggita all’uscita di un pub

Abbracciata a Sandra

che ti appoggiava un bacio sulla guancia

Benedette donne spagnole che sanno cos’è l’amicizia

Condivisione di risate e lacrime

 

  • Sempre di sfuggita

Perchè non ti lasci prendere

Di corsa per non farti raggiungere

In metro per nasconderti

Cara Nena rinasci con le tue parole

Non perderti

Non piangerti addosso

Non dimenticarti chi sei

 

Vorrei poterti coccolare

Prometterti che andrà tutto bene

Ma lui non sarà l’ultima delusione

Dovrai ancora scappare e nasconderti

Per preservare la tua anima

Ma non ci sarà salvezza per il tuo cuore

Dovrai stare in questo circo ancora un pò

Amando prima di tutto te stessa

E ricordandoti chi sei

 

Testo originale di Laura Pacchioni – 27 febbraio 2020

Awareness … a poem or a song…

Anna (1 of 1)-8
Dedicato a tutte le teen-agers, ma soprattutto a lei e al suo papà

Are you aware of the light that you spread when you step into a room?

Do you know how somebody’s life can change just if you look down to him?

Are you aware? Do you know?

-One day you will,

One fine day you’ll know

One sunny day you’ll be aware that you are the brightness that kills the darkness

 

Don’t be scared to be too kind

Don’t underestimate the power of your smile

Awareness will set you free

Awareness will take you far from me

 

So don’t wake up too early my cute baby

Let me rock in this sweet moment

And when the time is right

Your wings will be strong and wild

-One day you will,

One fine day you’ll know

One sunny day you’ll be aware that you are the brightness that kills the darkness

 

-Parole e scatto fotografico di proprietà di Laura Pacchioni

-Lyrics and photo are property of Laura Pacchioni

 

Capodanno 1999/2000

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ENGLISH BELOW!!!

Mi sono resa conto improvvisamente che questo sarà un capodanno leggermente diverso perchè non solo si cambierà anno, ma anche decennio.

Vent’ anni fa, stavo lavorando sulla nave da crociera Disney Wonder, tra la Florida e i Caraibi, insieme a Topolino, Pippo, Cip e Chop. Sei mesi tra i più intensi della mia vita, che ricordo sempre con nostalgia e tenerezza. Mio nipote Federico aveva pochi mesi, io non avevo fissa dimora, la commedia dell’anno era “Notting Hill”, “Matrix” aveva entusiasmato il mondo, Ricky Martin giocava a fare l’etero cantando “Living la vida loca”.

Mi sono tuffata nell’avventura come un salto nel buio, per usare internet bisognava andare al shopping mall all’internet cafè e per telefonare c’era uno stanzino, al porto, di 5 metri quadri, con una quarantina di telefoni e altrettanti filippini che sbraitavano alle cornette. Insomma, per mia madre è stato un disastro, per me, euforia alla stato puro, costantemente. I miei colleghi erano inglesi, australiani, canadesi, brasiliani, tailandesi, vietnamiti, polacchi, irlandesi, americani, croati, francesi, indiani, un melting pot assurdo. Dividevo la cabina con una ragazza australiana, Lisa, dolcissima. C’era la tv con film che giravano a rotazione ogni tre mesi. “Austin Powers, the spy who shagged me” (la spia che ci provava) era il film più decente. L’avrò visto centinaia di volte. Lo guardavamo in compagnia, e tutti, tutti, sapevamo le battute a memoria. La televisione serviva anche per vedere che tempo faceva là fuori: l’ultimo canale era la telecamera esterna. Lavoravo al bar, preparavo Daiquiri, Margarita, Martini, Pinacolada, BBC (baileys banana colada), Tropical Depression e tanti altri drink.

A volte lavoravo anche durante il giorno sull’isola privata dove facevamo tappa: un paradiso di pochi km quadrati con l’acqua cristallina. Mi mettevano nel bar più distante dalla spiaggia frequentata, dove le persone (poche) arrivavano col trenino. E io ero lì, dentro il chioschetto, che fissavo il mare turchese e mi chiedevo come potesse essere successo a me, proprio a me, cresciuta a Scaldasole in provincia di Pavia, di avere una vita così meravigliosa.

Ho lavorato per 5 mesi senza giorno di riposo, il 31 dicembre 1999 credo di aver lavorato circa 15 ore. Ma abbiamo anche festeggiato, io e i miei compagni di avventura: abbiamo iniziato alle otto e mezza del mattino, quando a Sidney era già mezzanotte, e così via, per tutto il giorno. A un certo punto del pomeriggio, sono andata a fare un pisolino, avrei dovuto lavorare nella discoteca fino a tardi e c’era bisogno di riprendersi un attimo. Dopo essermi ristorata con una bella pennichella, esco dalla cabina e subito vengo a sapere che hanno arrestato il mio compagno di lavoro per ubriachezza molesta. La sua cabina era piantonata da una persona, non l’ho mai più rivisto, è stato scortato fuori dalla nave il giorno dopo in manette e messo su di un aereo, sempre in manette. Se ti ubriachi sulla nave in cui lavori e ti fai beccare, ti succede questo.

Ho passato la mezzanotte sul ponte della nave con non so quanti altri colleghi, appena al largo dell’isoletta privata, con la nave sorella, la Disney Magic, di fianco a noi, ammirando i fuochi d’artificio che ci hanno traghettati nel nuovo millennio.

Dopo vent’anni, mi sento e vedo ancora,quando capita, con persone che hanno condiviso quell’esperienza con me. Le navi sono posti strani su cui lavorare. Quando ti accorgi che ti piace una persona, non gli chiedi cose personali ma solo quand’è il suo ultimo giorno di lavoro. Potrebbe essere dopo mesi, o magari dopo solo una settimana. Lì tutto è fermo: come diceva Audrey Hepburn riguardo a Tiffany, non può succedere niente di male su una nave, il mondo esterno è lontano, ovattato, e tutti sono gentili. E’ una vita fittizia, in cui è sufficiente seguire le regole e tutto va bene. E’ una vita che ti porta all’eccesso: dopo aver lavorato per sei mesi senza giorno di riposo, quando scendi sembri un animale a cui hanno aperto la gabbia. Si salvi chi può, sono libera! Potrei e forse dovrei scrivere un libro intero sulle fantastiche avventure caraibiche. Sogno la mia nave molto spesso, il porto, l’isola privata, Castaway Key, le persone. Ho scelto comunque di non tornare, ho fatto solo un contratto e basta. Avevo bisogno di vita reale. Non ho ancora capito se è stata una buona scelta. Ricordo con infinita tenerezza le nostre feste d’addio a chi finiva il contratto, al crew bar, cantando “Leaving on a jet plane” di John Denver e piangendo come un vitello ogni volta.

Finito il contratto, sono tornata a vivere a Londra per un pò, poi sono tornata in Italia per un paio d’anni, poi ho iniziato le stagioni alternando l’inverno nelle Alpi italiane e le estati a Ibiza. Il decennio tra i 20 e i 30 anni è stato davvero tumultuoso, avventuroso, incredibile. Quella era un’altra Laura, un’altra vita, un altro millennio, un altro decennio. A volte mi manca, a volte mi sta bene la vita tranquilla di ora, non potrei avere sempre la valigia in mano come allora. Ma quando mi guardo indietro, lo faccio sempre con una punta di amarezza e malinconia.

Bisogna guardare avanti, lo dico più che altro per convincere me stessa!

Un caro augurio a tutti per un nuovo decennio traboccante di amore, soddisfazioni, salute, denso di felicità e di tutto ciò che osate sognate.

I suddenly realized this New Year’s Eve will be slightly different: we change year and decade as well. Twenty years ago, I was working for Disney Cruise Line, between Florida and Bahamas, along with Mickey Mouse, Goofy, Chip and Dale. Six intense months, which I always remember with nostalgia and affection. My nephew was just a few months old, I didn’t have a house, the movie of the year was “Notting Hill”, “Matrix” thrilled the whole world, Ricky Martin was singing “Living la vida loca” pretending he was straight.

I dived into this adventure with a jump in the dark . In order to use internet, I had to go to the internet cafè at the shopping mall, and to use the telephone, there was a tiny room at the port with forty telephones inside and forty Pilipino screaming at the receiver. So, a disaster for my mother, pure and constant euphoria for me. I had colleagues from England, Australia, Canada, Brazil, Thailand, Vietnam, Poland, Ireland, USA, Croatia, France, India, an unbelievable melting pot.

I was sharing my cabin with the sweetest Australian girl ever. TV had fixed movies. “ Austin Powers, the spy who shagged me” was the only decent one. I think I watched it hundreds of times, together with the other crewmembers, and we knew the script by heart. We used TV also to check on the outside weather: the last channel was the outdoor camera. I used to work at the bar, at the club, preparing Daiquiri, Margarita, Pinacolada, BBC (baileys banana colada), Tropical Depression and many more.

Sometimes I was working in the private island where we docked: a paradise of a few square miles with crystal clear water. And I was there, in the chiringuito, staring at the turquoise sea, wondering how it could have happened to me, me, raised in a tiny village, to have such a great life.

I worked for five months with no day off, I think on the 31st of December 1999 I worked at least 15 hours. But, me and my companions, we did celebrate as well: we started at 8.30am, when in Sidney it was already midnight, and so on all day long. At a certain stage, in the afternoon, I decided to take a nap, I had to work till late at night and I needed a break. After being restored, I got out of my cabin to know that they arrested my work colleague for being drunk. There was a guard on his door, I never saw him again, he was escorted the day after out of the ship with handcuffs, and put on a plane, still with handcuffs on. If you get caught drunk in the ship you work on, this is what happens next.

I spent midnight on the ship deck with I don’t know how many more crew members, just off the private island, with the sister ship Disney Magic beside us, admiring the most beautiful fireworks that sailed us into the millennium.

After twenty years, I am still in touch with somebody and also meet them occasionally. Ships are a weird place to work on. When you fancy someone, you don’t ask for personal question, but just for his sign off day. It could be after months, or just after a few days. On a ship, time is still: like Audrey Hepburn said about Tiffany, no bad things can happen on a ship, the outside world is far, far away, and everybody is so kind. It’s an artificial life where following the rules is the most important rule. It’s a kind of life that leads you to the excess: after six months of work with no day off, when you actually get off, you feel like an animal getting out of the cage for the first time. Beware, I am free! I could and maybe I should write a book on the fantastic Caribbean adventures. I often dream about my ship, the port, the island, Castaway Key, the people. I choose not to get back on board, I just worked one contract. I needed real life. Still not sure if I choose right. I remind with incredible tenderness our good bye parties, at the crew bar, singing “living on a jet plane” by John Denver and crying like crazy.

When I finished my contract, I got back to London for a while, then went back to Italy for a couple of years, then I started working seasons, on the Italian Alps in the winter and in Ibiza during the summertime. My life between my 20 and 30 years-old was adventurous, in turmoil, unbelievable. That was another Laura, another life, another millennium. I miss that person sometimes, but I like my actual quite life, I couldn’t live now with a suitcase always in my hand. But when I look back, I do it with bitterness and melancholy.

We have to look ahead now, and I say this to persuade myself!

A warm greeting, wishing everybody a new decade filled with love, satisfaction, health, packed with happiness and anything you dare to dream.

“Riportando tutto a casa”

20191024_150059Ognuno deve sentirsi libero di andare al cimitero come, quando e se vuole.

In un giorno di pioggia, in un giorno di sole, ad agosto come a novembre.

Ieri sono passata per caso vicino a un cimitero dove è sepolto un amico, e ho sentito come l’urgenza di andare a “trovarlo”. Ero andata solo una volta prima di ieri.

Mi sono subito ricordata il luogo preciso della sua lapide, a terra, grande, con uno spazio vuoto di fianco e suo padre in quello più distante. Il Mauri è mancato prematuramente nel 2007, a 48 anni, dopo una vita sana, fatta di sport, bevute morigerate, tanta musica, tanta Irlanda e tanti mezzi sorrisi. Suo padre è mancato nel 2015: è sopravvissuto a suo figlio per ben 8 anni. La tomba vuota nel mezzo è per la mamma, ancora in vita, che ogni anno siede in prima fila al concerto e alle manifestazioni dell’associazione nata a nome del figlio. L’associazione promuove e dà la possibilità a chiunque di frequentare corsi di pallacanestro: in luoghi sperduti in mezzo alla Lomellina, dove sembra di abitare tra l’Oklahoma e l’Arkansas, cioè persi peggio di un diciottenne in auto senza navigatore, lo sport e le attività sono fondamentali.

Non so che significato abbia andare al cimitero. La persona non è lì, quindi è più come un dovere verso te stesso in vita, come un chiedere scusa per avere ancora la possibilità di respirare e di poter prendere un aereo e andare a vedere le verdi colline irlandesi. Per quello dico che ognuno deve essere libero di andare quando vuole al cimitero, una volta, mai, tutti i giorni, ma deve essere una cosa sentita, non un dovere imposto.

Il Mauri non guidava, quindi spesso sono andata a recuperarlo al suo paesino per portarlo ai concerti dei nostri amici o a piccoli eventi mondani che frequentavamo tutti insieme. Poi c’è stata una vacanza particolare, unica: San Patrizio, Irlanda, anno 2000.

Io abitavo a Londra, e mi sono accordata con una caro amico per fare questi 4/5 giorni in Irlanda con lui e altre persone, tra cui il Mauri, un improbabile pasticcere, e altri 3 uomini che non conoscevo o conoscevo poco.

Tanto per iniziare ho perso il volo d’andata: ero ritornata a Londra da poco dopo un’assenza di alcuni mesi e facevo festa tutte le sere (……..) quindi il volo delle 7  del mattino l’ho preso solo in sogno. Sono stata fortunata a trovare un posto sul successivo volo, nelle giornate prima di San Patrizio i voli sono super affollati. Abbiamo noleggiato un’auto a 8 posti, ribattezzata “cardinsòn”, dal dialetto lomellino “catennaccio” ovvero… un qualcosa di trash, vecchio e decrepito! Ho guidato anch’io il “Cardinsòn”, e vedere quei 5 uomini portati in giro da una allora Laura 24enne mi faceva sorridere.

Durante un giro della penisola di Dingle, ci siamo fermati in prossimità di un punto panoramico, vicino a un vecchio e romantico cimitero celtico, a fare foto e passeggiare. Fatalità, nel campo adiacente, un agricoltore stava aiutando una mucca a dare alla luce il suo vitellino. Siamo rimasti tutti incantati, congelati, commossi ad osservare il miracolo della vita che si compiva davanti ai nostri occhi. Il Mauri ha sdrammatizzato il tutto arrampicandosi su di un albero e chiedendo una foto!

Dingle allora era un villaggio di pescatori, assolutamente non commerciale. Abbiamo passato più giorni nel solito bed and breakfast, già collaudato dai miei amici. Sono poi tornata ancora due volte a soggiornare lì, e la bimba che nel 2000 cullavo dentro la culla mi ha aperto la porta dandomi la benvenuta.

L’ultima sera a Dingle, come da copione, ci siamo presi una sbronza colossale. Il Mauri ha bevuto forse tre birre piccole, grande sgarro per lui. Alla fine, dovevamo proprio uscire dall’ultimo pub aperto, perchè era in chiusura anche lui, e il Mauri si è attaccato a delle ringhiere di legno e mi ha chiesto di scattargli una foto, che si sarebbe intitolata: “Io voglio restare qui!”

Dopo quella volta, sono tornata a Dingle otto anni dopo, il Mauri era mancato da pochi mesi. Lui mi registrava cassette, si, cassette, con la sua musica, mi ha introdotta a Nick Drake, ai Modena City Ramblers, a Beth Orton e tanti altri. In una di queste cassette, l’ultima canzone è stata “Ninna Nanna” dei Modena City Ramblers. Me la diede in Italia, io sarei ripartita per Londra il giorno successivo. Ora non posso più ascoltare quella canzone senza piangere alla fine.

“E se per caso ti sei persa in qualche fredda terra straniera, ti mando una Ninna Nanna per sentirti più vicina.”

Ora è lui perso in una fredda terra straniere di cui nessuno di noi sa nulla. Ritornata a Dingle, ho scritto varie frasi, tra cui questa, su di un pezzo di carta, sono andata sulla scogliera di Dingle, e insieme al vento e ai gabbiani, ho affidato il mio pezzo di carta al cielo e al mare, alle fate, agli gnomi, sperando che là, in quella terra fredda e lontana, il Mauri potesse sentire che noi siamo qui e non l’abbiamo dimenticato.

 

-La foto “Io voglio restare qui” è ora sulla sua lapide.

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L’associazione è   “Amici del Mauri” a Mede, PV

……

“Riportando tutto a casa” è l’album dei Modena City Ramblers che include Ninna Nanna e tante, tantissime canzoni dal ritmo irlandese che inneggiano ad alzare una pinta e dimenticarsi di tutto il resto. Senza dimenticare però di portare a casa con noi un pezzo di Irlanda.

Una settimana e un giorno – Intro

Ciao a voi che mi seguite e leggete!

Sto iniziando a scrivere una cosa nuova, un racconto lungo o un libro corto. Vi propongo l’inizio, un assaggio, un incipit. Questa volta è scritto in terza persona, cosa che di solito non faccio. Fatemi sapere cosa ne pensate!


 

DSCN5251Giorgia passeggia con la testa tra le nuvole. Ha appena fatto colazione al bar con Stefano, dopo una nottata di baci, abbracci e passione. Ora le si prospetta un mese lontano da lui, il fatidico mese d’agosto che lui si è preso interamente di vacanza per poterlo dedicare alla figlia. In effetti dopo soli tre mesi di relazione Giorgia non avrebbe potuto avanzare chissà che richieste per le vacanze. In effetti dopo tre mesi di relazione Stefano è ancora un enigma: cosa fa durante le sei sere alla settimana in cui non stanno insieme? Perchè stanno insieme solo di notte e mai di giorno? Sono tre mesi di relazione o tre mesi di incontri fugaci? La testa passa dalle nuvole all’asfalto, i dubbi sono molti anche se l’intesa tra di loro è palpabile, è energia elettrica. Sarà mica uno di quei casi in cui si scambia il sesso con l’amore? Giorgia scrolla la testa prima di raschiarla contro l’asfalto, accenna un sorriso sulle labbra come le insegnano a yoga e pensa positivo. D’altra parte lui le ha proposto di andare a vivere insieme. Le ha promesso di farle conoscere la figlia. Le dice sempre che nuda è uno spettacolo. La suoneria di un messaggio la risveglia. E’ Stefano, che dolce, è appena partito e già scrive!

“Buongiorno tesoro”

Giorgia rimane un attimo interdetta. Che bisogno c’è di mandare il buongiorno dopo aver dormito insieme, essersi svegliati abbracciati e aver fatto colazione insieme? Decide per una risposta evasiva, un buongiorno con un cuoricino, al quale lui risponde con un altro cuoricino.

Arrivata ormai a casa, Giorgia è ancora più dubbiosa. Scorre freneticamente i messaggi dei mesi passati, riconosce uno schema, il buongiorno nella stessa finestra di orario, le risposte solo coi cuoricini, occasionalmente qualche riga scritta ermeticamente. Si alza dal divano, passeggia su e giù nel piccolo e caldo appartamento, l’afa inizia a farsi sentire anche alle nove e mezza del mattino. Prende la moka e si prepara un caffè. Aspetta la bevanda scura appollaiata sullo sgabello della cucina, la mente cerca di mettere a fuoco qualcosa di confuso ma che si sta diradando. Il caffè l’aiuta a far lavorare più velocemente il cervello. Apre google, le bastano meno di dieci secondi, e trova la sua risposta: applicazione che invia automaticamente messaggi. Lo slogan canta: “Sàlvati dalla ragazza offesa per il mancato buongiorno!”

Ecco, un altro imbecille, un’altra sconfitta, altri mesi buttati al vento. “Meno male che oggi pranzo con Selene” pensa Giorgia. Le amiche. I migliori cerotti dopo le brutte cadute.

Giorgia aspetta l’amica al fresco di un barettino del centro. Non ha nemmeno versato una lacrima, non se ne capacita, la situazione è talmente surreale che le lacrime hanno scioperato e sono rimaste rintanate dentro gli occhi.

Vede arrivare Selene dalla vetrina, bellissima e sorridente come sempre, con la figlia che le tiene la mano, sorridente anche lei. Selene ha le forme perfette, da brava insegnante di danza moderna si tiene in forma. I lunghi capelli neri le incorniciano il viso amichevole e simpatico.  Gioia le salta al collo, è davvero una bimba adorabile! Mangiano velocemente un paio di tramezzini per poi fare una passeggiata al quasi fresco dei portici, così che Gioia ammira le vetrine e le due donne hanno qualche minuto per raccontarsi le ultime news.

<Un’app? Giorgia ma sei sicura?>

<No ma quasi… Così tutto torna, assurdo ma potrebbe essere vero!>

<Tutto è possibile purtroppo… ho avuto un ex che aveva un file excell con le date del ciclo delle donne che vedeva…>

<Non ho capito…>

<Per non uscire con loro durante le mestruazioni! Giorgia lascia stare, come ti senti?>

<Delusa. Umiliata. Delusa di me stessa, mi sono fatta prendere in giro. Credevo di essere una donna intelligente…>

<Lo sei! E’ che hai una gran voglia di rimetterti in gioco e forse dai fiducia così, un pò alla leggera. Hai voglia di crederci e quindi ti lasci andare facilmente.>

<Vero…è che sono così stanca di stare da sola…>

<Giorgia sei una donna fantastic

a, solo uno stupido ti lascerebbe andare!>

<Eh certo, infatti ho la fila sul pianerottolo…>

<Dai, animo! E’ estate! Perchè non vieni al mare con me e Gioia? Non saranno i caraibi ma abbiamo preso un appartamento in centro Caorle per una settimana. C’è una camera in più, tanto Gioia dorme con me. Magari non sarà sempre con noi, viene suo papà a prenderla un paio di volte, e poi verrà anche Bjorn a passare un paio di serate in compagnia, dai, ci divertiamo!>

<Devo reggere il moc

colo a te e Bjorn? Non ci penso proprio!>

<Ma no, ci saranno anche i suoi amici, cosa stai a fare qui in città al caldo!>

<In effetti… sicura che non disturbo?>

<E te l’avrei chiesto? Dai sciocchina, una settimana al mare! Olè!>

Giorgia rimane per tutto il giorno con una sensazione strana appiccicata addosso, come se l’avessero beccata con le mani nella marmellata, ma in realtà è Stefano a essere stato beccato! Passano i giorni e Giorgia si prepara alla resa dei conti. Quattro giorni dopo arriva la mattina della partenza per il mare. Quattro giorni in cui non ha risposto ai buongiorno di Stefano. Quattro giorni in cui lui non si è nemmeno degnato di aggiungere un “come stai”. Quattro giorni in cui Giorgia si è astenuta dal postare sui social. Potrebbe essere il giorno del suo funerale se le fosse successo qualcosa, con Stefano incurante di tutto. Opta per un’opzione da signora. Aspetta l’immancabile “buongiorno tesoro” e subito risponde: “usi un’app per mandarmi il buongiorno?” Silenzio. Nei secoli dei secoli. Amen. Non è Giorgia la defunta ma Stefano, che evapora per sempre.