Capodanno 1999/2000

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ENGLISH BELOW!!!

Mi sono resa conto improvvisamente che questo sarà un capodanno leggermente diverso perchè non solo si cambierà anno, ma anche decennio.

Vent’ anni fa, stavo lavorando sulla nave da crociera Disney Wonder, tra la Florida e i Caraibi, insieme a Topolino, Pippo, Cip e Chop. Sei mesi tra i più intensi della mia vita, che ricordo sempre con nostalgia e tenerezza. Mio nipote Federico aveva pochi mesi, io non avevo fissa dimora, la commedia dell’anno era “Notting Hill”, “Matrix” aveva entusiasmato il mondo, Ricky Martin giocava a fare l’etero cantando “Living la vida loca”.

Mi sono tuffata nell’avventura come un salto nel buio, per usare internet bisognava andare al shopping mall all’internet cafè e per telefonare c’era uno stanzino, al porto, di 5 metri quadri, con una quarantina di telefoni e altrettanti filippini che sbraitavano alle cornette. Insomma, per mia madre è stato un disastro, per me, euforia alla stato puro, costantemente. I miei colleghi erano inglesi, australiani, canadesi, brasiliani, tailandesi, vietnamiti, polacchi, irlandesi, americani, croati, francesi, indiani, un melting pot assurdo. Dividevo la cabina con una ragazza australiana, Lisa, dolcissima. C’era la tv con film che giravano a rotazione ogni tre mesi. “Austin Powers, the spy who shagged me” (la spia che ci provava) era il film più decente. L’avrò visto centinaia di volte. Lo guardavamo in compagnia, e tutti, tutti, sapevamo le battute a memoria. La televisione serviva anche per vedere che tempo faceva là fuori: l’ultimo canale era la telecamera esterna. Lavoravo al bar, preparavo Daiquiri, Margarita, Martini, Pinacolada, BBC (baileys banana colada), Tropical Depression e tanti altri drink.

A volte lavoravo anche durante il giorno sull’isola privata dove facevamo tappa: un paradiso di pochi km quadrati con l’acqua cristallina. Mi mettevano nel bar più distante dalla spiaggia frequentata, dove le persone (poche) arrivavano col trenino. E io ero lì, dentro il chioschetto, che fissavo il mare turchese e mi chiedevo come potesse essere successo a me, proprio a me, cresciuta a Scaldasole in provincia di Pavia, di avere una vita così meravigliosa.

Ho lavorato per 5 mesi senza giorno di riposo, il 31 dicembre 1999 credo di aver lavorato circa 15 ore. Ma abbiamo anche festeggiato, io e i miei compagni di avventura: abbiamo iniziato alle otto e mezza del mattino, quando a Sidney era già mezzanotte, e così via, per tutto il giorno. A un certo punto del pomeriggio, sono andata a fare un pisolino, avrei dovuto lavorare nella discoteca fino a tardi e c’era bisogno di riprendersi un attimo. Dopo essermi ristorata con una bella pennichella, esco dalla cabina e subito vengo a sapere che hanno arrestato il mio compagno di lavoro per ubriachezza molesta. La sua cabina era piantonata da una persona, non l’ho mai più rivisto, è stato scortato fuori dalla nave il giorno dopo in manette e messo su di un aereo, sempre in manette. Se ti ubriachi sulla nave in cui lavori e ti fai beccare, ti succede questo.

Ho passato la mezzanotte sul ponte della nave con non so quanti altri colleghi, appena al largo dell’isoletta privata, con la nave sorella, la Disney Magic, di fianco a noi, ammirando i fuochi d’artificio che ci hanno traghettati nel nuovo millennio.

Dopo vent’anni, mi sento e vedo ancora,quando capita, con persone che hanno condiviso quell’esperienza con me. Le navi sono posti strani su cui lavorare. Quando ti accorgi che ti piace una persona, non gli chiedi cose personali ma solo quand’è il suo ultimo giorno di lavoro. Potrebbe essere dopo mesi, o magari dopo solo una settimana. Lì tutto è fermo: come diceva Audrey Hepburn riguardo a Tiffany, non può succedere niente di male su una nave, il mondo esterno è lontano, ovattato, e tutti sono gentili. E’ una vita fittizia, in cui è sufficiente seguire le regole e tutto va bene. E’ una vita che ti porta all’eccesso: dopo aver lavorato per sei mesi senza giorno di riposo, quando scendi sembri un animale a cui hanno aperto la gabbia. Si salvi chi può, sono libera! Potrei e forse dovrei scrivere un libro intero sulle fantastiche avventure caraibiche. Sogno la mia nave molto spesso, il porto, l’isola privata, Castaway Key, le persone. Ho scelto comunque di non tornare, ho fatto solo un contratto e basta. Avevo bisogno di vita reale. Non ho ancora capito se è stata una buona scelta. Ricordo con infinita tenerezza le nostre feste d’addio a chi finiva il contratto, al crew bar, cantando “Leaving on a jet plane” di John Denver e piangendo come un vitello ogni volta.

Finito il contratto, sono tornata a vivere a Londra per un pò, poi sono tornata in Italia per un paio d’anni, poi ho iniziato le stagioni alternando l’inverno nelle Alpi italiane e le estati a Ibiza. Il decennio tra i 20 e i 30 anni è stato davvero tumultuoso, avventuroso, incredibile. Quella era un’altra Laura, un’altra vita, un altro millennio, un altro decennio. A volte mi manca, a volte mi sta bene la vita tranquilla di ora, non potrei avere sempre la valigia in mano come allora. Ma quando mi guardo indietro, lo faccio sempre con una punta di amarezza e malinconia.

Bisogna guardare avanti, lo dico più che altro per convincere me stessa!

Un caro augurio a tutti per un nuovo decennio traboccante di amore, soddisfazioni, salute, denso di felicità e di tutto ciò che osate sognate.

I suddenly realized this New Year’s Eve will be slightly different: we change year and decade as well. Twenty years ago, I was working for Disney Cruise Line, between Florida and Bahamas, along with Mickey Mouse, Goofy, Chip and Dale. Six intense months, which I always remember with nostalgia and affection. My nephew was just a few months old, I didn’t have a house, the movie of the year was “Notting Hill”, “Matrix” thrilled the whole world, Ricky Martin was singing “Living la vida loca” pretending he was straight.

I dived into this adventure with a jump in the dark . In order to use internet, I had to go to the internet cafè at the shopping mall, and to use the telephone, there was a tiny room at the port with forty telephones inside and forty Pilipino screaming at the receiver. So, a disaster for my mother, pure and constant euphoria for me. I had colleagues from England, Australia, Canada, Brazil, Thailand, Vietnam, Poland, Ireland, USA, Croatia, France, India, an unbelievable melting pot.

I was sharing my cabin with the sweetest Australian girl ever. TV had fixed movies. “ Austin Powers, the spy who shagged me” was the only decent one. I think I watched it hundreds of times, together with the other crewmembers, and we knew the script by heart. We used TV also to check on the outside weather: the last channel was the outdoor camera. I used to work at the bar, at the club, preparing Daiquiri, Margarita, Pinacolada, BBC (baileys banana colada), Tropical Depression and many more.

Sometimes I was working in the private island where we docked: a paradise of a few square miles with crystal clear water. And I was there, in the chiringuito, staring at the turquoise sea, wondering how it could have happened to me, me, raised in a tiny village, to have such a great life.

I worked for five months with no day off, I think on the 31st of December 1999 I worked at least 15 hours. But, me and my companions, we did celebrate as well: we started at 8.30am, when in Sidney it was already midnight, and so on all day long. At a certain stage, in the afternoon, I decided to take a nap, I had to work till late at night and I needed a break. After being restored, I got out of my cabin to know that they arrested my work colleague for being drunk. There was a guard on his door, I never saw him again, he was escorted the day after out of the ship with handcuffs, and put on a plane, still with handcuffs on. If you get caught drunk in the ship you work on, this is what happens next.

I spent midnight on the ship deck with I don’t know how many more crew members, just off the private island, with the sister ship Disney Magic beside us, admiring the most beautiful fireworks that sailed us into the millennium.

After twenty years, I am still in touch with somebody and also meet them occasionally. Ships are a weird place to work on. When you fancy someone, you don’t ask for personal question, but just for his sign off day. It could be after months, or just after a few days. On a ship, time is still: like Audrey Hepburn said about Tiffany, no bad things can happen on a ship, the outside world is far, far away, and everybody is so kind. It’s an artificial life where following the rules is the most important rule. It’s a kind of life that leads you to the excess: after six months of work with no day off, when you actually get off, you feel like an animal getting out of the cage for the first time. Beware, I am free! I could and maybe I should write a book on the fantastic Caribbean adventures. I often dream about my ship, the port, the island, Castaway Key, the people. I choose not to get back on board, I just worked one contract. I needed real life. Still not sure if I choose right. I remind with incredible tenderness our good bye parties, at the crew bar, singing “living on a jet plane” by John Denver and crying like crazy.

When I finished my contract, I got back to London for a while, then went back to Italy for a couple of years, then I started working seasons, on the Italian Alps in the winter and in Ibiza during the summertime. My life between my 20 and 30 years-old was adventurous, in turmoil, unbelievable. That was another Laura, another life, another millennium. I miss that person sometimes, but I like my actual quite life, I couldn’t live now with a suitcase always in my hand. But when I look back, I do it with bitterness and melancholy.

We have to look ahead now, and I say this to persuade myself!

A warm greeting, wishing everybody a new decade filled with love, satisfaction, health, packed with happiness and anything you dare to dream.

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